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ERIC PLESKOW – UNA VITA PER IL CINEMA

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Il 24 aprile 2024, presso il Metro Kinokulturhaus e in collaborazione con il Filmarchiv Austria e la Viennale, si è celebrato il 100° anniversario della nascita di Eric Pleskow, leggendario produttore austriaco naturalizzato statunitense, vincitore (anche) di numerosi Premi Oscar.

Dall’Austria agli Stati Uniti

Nella serata del 24 aprile 2024, nella bella cornice del Metro Kinokulturhaus, si è celebrato il 100° anniversario della nascita di Eric Pleskow, nato a Vienna esattamente un secolo fa. Mitologico presidente della United Artists – e secondo europeo dopo Charlie Chaplin – egli ha contribuito a rendere grande la produzione hollywoodiana degli anni ‘70, non solo alla guida della compagnia americana, fondata da Chaplin stesso assieme a Douglas Fairbanks, Mary Pickford e D.W. Griffith, ma fondandone addirittura una propria, la Orion Pictures, con i colleghi Arthur Krim e Robert Benjamin. E infatti, apertosi il sipario, si sono susseguite una serie di brevi interviste dove Kevin Costner, Woody Allen, Miloš Forman e Anthony Hopkins hanno parlato del loro rapporto con Pleskow e del fondamentale contributo del produttore, senza il quale alcuni dei più bei film della “new Hollywood” non avrebbero mai visto la luce.

Amadeus, Balla coi Lupi, Platoon, Il Silenzio degli Innocenti, Ultimo tango a Parigi. Questi capolavori sono solo alcuni della lunga lista dei successi formati Eric Pleskow: diciamo che non basterebbe questo articolo per celebrare la carriera di chi, giocoforza, è stato costretto ad abbandonare la propria città natale, in quanto ebreo, negli anni ‘30. Il giovane Eric, all’epoca quattordicenne, è stato costretto a lasciare la casa viennese di Porzellangasse (nel nono distretto) e raggiungere gli Stati Uniti, via Francia. Qui, nella scintillante New York, ha trovato lavoro come assistente presso un regista che gli ha insegnato il montaggio cinematografico, a bottega come i veri artigiani hanno sempre fatto.

Parallelamente, Pleskow ha iniziato a frequentare l’università la sera. E come se la sua stessa vita fosse il frutto di una sceneggiatura hollywoodiana, l’arruolamento nell’esercito americano lo ha portato di stanza in Europa e, nel 1948, a rivedere la città natale, lasciata in fretta e furia per la promulgazione delle leggi di Norimberga. Ma non solo. Vista la sua dimestichezza con la macchina da presa, gli fu chiesto di filmare un’esecuzione nella prigione di Landsberg am Lech – in Baviera – famoso per essere stato il luogo dove Adolf Hitler aveva messo nero su bianco il controverso Mein Kampf qualche anno prima. Spero che l’umorismo asciutto e un filo cinico di Pleskow visto in alcune sue interviste gli sia servito anche per sopravvivere a questa situazione, davvero al limite della beffa esistenziale.

Cinema omnia vincit potremmo dire, citando un famoso detto latino. La fedeltà di Eric Pleskow per il cinema è encomiabile, al pari delle capacità e delle conoscenze acquisite negli anni. Così come il mondo dell’epoca, impegnato nella veloce ricostruzione post bellica che favorirà il boom economico degli anni ‘60, anche la carriera di Eric Pleskow viaggia veloce ed in maniera verticale, a stretto giro di orologio. Dopo un passaggio ai Bavaria Film Studios, nel 1951 diventa responsabile della distribuzione dei film americani in Europa e in Sudafrica presso la United Artists: inizia così a produrre i suoi primi film. Neanche vent’anni dopo, nel 1973, diventa presidente della stessa compagnia e l’esordio come boss è dei più folgoranti, con i tre Oscar al miglior film consecutivi, vinti nel ‘75 con Qualcuno volò sul Nido del Cuculo, nel ‘76 con Rocky e nel ‘77 con Io e Annie.

Ma non finisce qui. Lasciata la UA per alcuni dissidi interni e fondata la citata Orion, Eric Pleskow continuerà a collezionare statuette. Una di queste, quella al miglior film per Amadeus, geniale ritratto del grande Mozart a opera di Miloš Forman, era presente con noi al Metro Kinokulturhaus. Dalle mani della direttrice della Viennale Eva Sangiorgi, l’Oscar è passato in quelle di Ernst Kieninger, AD di Metro Kinokulturhaus, pronto per la sua nuova e definitiva collocazione davanti alla sala al secondo piano, la Eric-Pleskow-Saal.

La serata è corsa via così, tra ricordi, aneddoti divertenti raccontati da Gabriele Flossmann e da Veronica Kaup-Hasler e le conseguenti reazioni di affetto del pubblico in sala, per un concittadino che solo in tarda età ha potuto ricevere la cittadinanza onoraria e il passaporto austriaco, a lungo non voluto. Questo aneddoto è stato raccontato al giornalista Ari Rath nel documentario mostrato durante l’evento, Die Porzellangassen-Buben (2012). Ne parleremo prossimamente, in un articolo dedicato.

Eric Pleskow è morto nel 2019 a Westport, Connecticut, non prima di essere diventato nel 1998 presidente della Viennale (carica mantenuta fino alla fine) ed esser tornato solo di rado a Vienna, considerando il rapporto con la propria patria chiuso nel 1948. Strappo, se così si può definire, parzialmente ricucito nel 2007 con la cittadinanza onoraria e la grande decorazione d’onore del 2009.

«Il cinema era la mia vita». Niente di più vero. Tanti auguri Eric, 100 di questi anni.

Info: la scheda di Eric Pleskow su iMDb; l’evento dedicato a Eric Pleskow sul sito del Filmarchiv Austria