caravan-2024-lucy-ashton-recensione-review-kritik

CARAVAN

      Commenti disabilitati su CARAVAN

This post is also available in: Deutsch (Tedesco) English (Inglese)

di Lucy Ashton

voto: 7

In Caravan, Lucy Ashton ha portato avanti un esperimento estremamente interessante. Il cinema diventa vita. La vita diventa cinema. Ognuno, anche soltanto con un telefono cellulare, può fare della propria quotidianità uno spettacolo magnetico. Alla Diagonale 2024.

Un viaggio senza fine

Quanto può essere dura la vita dei rifugiati, persino quando ci si trova in una nazione come l’Austria? Quanto è difficile ottenere un permesso di soggiorno? E ancora, quanto tempo viene dedicato ai ricordi di un passato difficile durante una quotidianità in cui si ha ben poco tempo per riposarsi? Tra i documentari che trattano tali delicate tematiche, particolarmente interessante è Caravan, realizzato dalla giornalista Lucy Ashton e presentato in anteprima mondiale in occasione della Diagonale 2024, dove ha vinto il Premio del Pubblico.

La particolarità di Caravan, dunque, consiste nel fatto che Lucy Ashton, già nel 2019, ha chiesto a Samim, Fawad, Marwand e Najib – quattro giovani rifugiati provenienti dall’Afghanistan – di documentare le loro vite semplicemente filmando la loro quotidianità con il cellulare. Attraverso quattro diversi punti di vista, dunque, ecco che sul grande schermo ha preso vita un’intensa storia corale. La storia estremamente personale di quattro giovani uomini, ma anche una storia universale e tristemente attuale.

Già, perché, di fatto, la storia di Samim, Fawad, Marwand e Najib è anche la storia di migliaia di persone che ogni giorno sono costrette a fuggire dalla loro terra, al fine di trovare asilo altrove, con la speranza di poter finalmente iniziare una nuova vita. Ma sarà realmente così semplice tale impresa? Ciò che Lucy Ashton (e con lei anche i quattro protagonisti) vuole mostrarci in Caravan sono soprattutto le numerose difficoltà burocratiche che ogni rifugiato incontra in Austria (e non solo).

Il viaggio dei quattro protagonisti inizia, così, in Afghanistan, per poi proseguire a Vienna, a Parigi e di nuovo a Vienna. Ogni volta in cui qualcuno di loro è costretto a cambiare abitazione, si incammina rassegnato ma sempre speranzoso per il futuro, cantando una canzone tradizionale. La pandemia ha costretto tutti a restare in casa per molto tempo. Molte attività si sono fermate e così anche i nostri protagonisti. Il loro viaggio, tuttavia, sembra destinato a non finire mai.

In Caravan, dunque, la regista ha portato avanti un esperimento estremamente interessante. Il cinema diventa vita. La vita diventa cinema. E ancora, ognuno, anche soltanto con un telefono cellulare, può fare della propria quotidianità uno spettacolo magnetico. Non v’è bisogno, nel presente documentario, di particolari effetti speciali affinché un film funzioni. Senza filtro alcuno, ma con una struttura narrativa robusta, il tutto ci viene mostrato in modo estremamente realistico e naturale, in modo che anche noi possiamo sentirci parte del quotidiano dei quattro giovani uomini e possiamo finalmente comprendere le loro difficoltà, le loro emozioni, i loro sogni. Evitando sapientemente ogni cliché, dunque, questo interessante Caravan si presenta immediatamente come un documentario semplice e complesso allo stesso tempo. Un lungo e avventuroso viaggio atto a cambiare per sempre il nostro punto di vista.

Titolo originale: Caravan
Regia: Lucy Ashton
Paese/anno: Austria / 2024
Durata: 94’
Genere: documentario
Sceneggiatura: Lucy Ashton
Fotografia: Fawad Akbari, Marwand Mohamadi, Najib Mohamadi, Samim Mohmand
Produzione: Rasselas Productions

Info: la scheda di Caravan sul sito della Diagonale