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IL PREMIO OSCAR PETER ZINNER – L’ARTE DEL MONTAGGIO

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Recentemente sono stati assegnati i prestigiosi Oscar 2024. Ripercorrendo le tappe delle edizioni precedenti, nell’albo d’oro dei vincitori del premio al Miglior Montaggio figura il nome di Peter Zinner, austriaco naturalizzato statunitense.

Storia di una leggenda

La recente notte degli Oscar, la 96°edizione del premio più ambito dell’industria cinematografica mondiale, ha visto, sostanzialmente, il trionfo di due film, il distopico Povere Creature! (di Yorgos Lanthimos) e il vincitore indiscusso, il visionario Oppenheimer. Tra le 7 statuette conquistate dal kolossal di Christopher Nolan c’è quella al miglior montaggio, vinta dalla montatrice Jennifer Lame. Ed è proprio di quella statuetta che parleremo in questo articolo, perché nell’albo d’oro dei vincitori del premio al miglior montatore figura il nome di Peter Zinner, professionista austriaco naturalizzato statunitense.

Nato a Vienna nel 1919, il giovane Peter Zinner ha frequentato il Theresianum, portando a termine l’esame di maturità nel 1937. Neanche il tempo di iscriversi e frequentare il seminario di Max Reinhardt, istituzione del teatro di lingua tedesca, che la promulgazione delle leggi razziali del 1938 ha fatto scappare la famiglia Zinner, di religione ebraica, dalla capitale austriaca, prima verso le Filippine e successivamente verso gli Stati Uniti d’America, sponda West Coast. Qui, nella soleggiata Los Angeles, il giovane Zinner iniziò a destreggiarsi come pianista di film muti e, contemporaneamente, come tassista. Il primo approccio con il film editing arriverà qualche anno più tardi, con l’apprendistato presso la celebre 20th Century Fox. Ora, di preciso, in cosa consiste il film editing? Che cosa fa nello specifico il montatore?

Come suggerisce la parola stessa, il montatore (film editor in inglese) si occupa di selezionare il girato e le inquadrature, per dare corpo alla narrazione del film, fatta di immagini e suoni. In totale sinergia con le altre figure dietro la macchina da presa, il film editor lavora fianco a fianco col regista, dal primo montaggio fino al “taglio” finale, cioè la versione che verrà poi distribuita, e con la sceneggiatura sottomano, per ovvie ragioni di coerenza narrativa.

Tutto questo verrà messo in pratica da Peter Zinner non prima di qualche altro anno di apprendistato, questa volta come assistente al montaggio sonoro agli Universal Studios. Purtroppo per lui – ma anche per tanti altri coevi – il contraltare di un’esperienza di fondamentale importanza per apprendere le tecniche del montaggio è quello dell’anonimato, visto che molti dei suoi primi lavori all’editing del suono e della musica non gli sono stati accreditati (tra i quali Cantando sotto la Pioggia, diretto da Gene Kelly e Stanley Donen nel 1952). Pratica comune all’epoca, ahilui. L’anno del cambiamento sarà, in questo senso, il 1959, con il primo accredito come sound editor nel musical con Zsa Zsa Gabor Come prima (di Rudolph Maté).

Desideroso di passare al montaggio cinematografico, decisivo per la carriera del viennese Peter Zinner, sarà il produttore e regista di Lord Jim, Richard Brooks. Proprio durante la lavorazione dell’adventure movie inglese con Peter O’Toole, con Zinner al montaggio sonoro, la stima e l’apprezzamento di Brooks per il suo lavoro aprì la strada ai suoi primi due film montati a livello cinematografico, I professionisti, un western con Burt Lancaster e Jack Palance e A Sangue freddo, capolavoro noir basato sul romanzo non fiction di Truman Capote, sempre diretto da Brooks. Dopo anni di anonimato, il riconoscimento per la brillantezza del suo lavoro non tarderà ad arrivare, a cominciare dalla nomination ottenuta, proprio con il western, agli ACE Eddie Award.

Premendo il tasto flash forward, con un montaggio della narrazione non troppo fedele al maestro Zinner qui raccontato, arriviamo al culmine della carriera, ossia il meritato Premio Oscar al miglior montaggio, ottenuto con il film di Michael Cimino sulla guerra nel Vietnam Il Cacciatore, una cruda e spietata epopea con Robert De Niro, Meryl Streep, Christopher Walken e il compianto John Cazale. Ricevuti 180 km di pellicola, Peter Zinner si mise al lavoro per realizzare un monumentale montaggio, visto che i produttori erano più che soddisfatti delle prime tre ore e mezza di editing. I problemi veri e propri iniziarono con la distribuzione, contraria alla lunghezza: alla fine, Zinner tagliò la pellicola a 5.5 km, vincendo come detto la statuetta più ambita. E questo nonostante il licenziamento finale, dopo gli scontri con il vulcanico Cimino, per essersi permesso di montare la celebre scena del matrimonio, ritenuta dalla Universal un evento a sé stante.

Più che all’Academy Award vinto, ho deciso di dedicare la chiosa finale a un altro capolavoro montato da Peter Zinner, Il Padrino Parte II e a una precisa sequenza, definita iconica dal famoso critico Tony Sloman. La scena in questione vede protagonista un sovrapporsi di sequenze tra loro in antitesi, con Michael Corleone intento a vendicare l’uccisione del padre don Vito facendo razzia di nemici, a ritmo della colonna sonora dell’organo della chiesa, la stessa dove si sta celebrando il battesimo del suo stesso figlio. Acqua santa e fuoco, sacro e profano, in un montaggio entrato di diritto nell’Olimpo dello storytelling drammatico, meritevole di aver consegnato alla storia del cinema la grande maestria di Peter Zinner, scomparso a Santa Monica nel 2007 dopo un matrimonio e una figlia che ne ha seguito le orme.

Info: la scheda di Peter Zinner su iMDb