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PERSONA NON GRATA

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di Antonin Svoboda

voto: 7

Conflitti interiori, colpa, vergogna, paura contrapposte alla gioia della liberazione: in Persona non grata di Antonin Svoboda c’è tutto questo e non solo.

“È sempre stato così”

La locuzione latina che dà il titolo all’opera di Antonin Svoboda è la perfetta sintesi di questa storia con protagonista una donna straordinaria, decisa a lottare per la propria liberazione dagli antichi fantasmi che la affliggono, assopiti ma mai spariti del tutto. Un’intensa interpretazione quella di Gerti Drassl, la Persona non grata del titolo, eroina del #metoo austriaco in una storia ispirata alla vicenda di Nicola Spieß, campionessa tirolese di sci e vittima di abusi venuti alla luce proprio grazie alla sua testimonianza e al suo coraggio.

Dopo l’improvvisa morte del marito, Andrea Weingartner (Drassl, appunto), ex promessa della fortissima nazionale di sci austriaca ritiratasi a 22 anni, vive una situazione alquanto paradossale quando un vicino, sfruttando la sua debolezza del momento, cerca di aggredirla invece che confortarla. È la classica wake-up call, quella che trasforma il lutto in rottura dell’equilibrio precario, liberando il vaso di Pandora che Persona non grata racconta.

Weingartner, infatti, è stata vittima di un abuso quand’era in nazionale e soprattutto minorenne e, cosa ancora più grave, era a conoscenza della macchinazione mossa dalla federazione per coprire gli episodi. Gli episodi, perché non si è trattato di un singolo caso, bensì di sistematiche prevaricazioni avallate dai veterani dello sci perché “è sempre stato così”. Andrea, vista la riluttanza del Verband a parlarne, decide di rendere la storia di dominio pubblico, telefonando al quotidiano Der Standard. A sostenerla, la figlia Sara, una bravissima Maya Unger e il giornalista Thomas, un Lukas Miko molto credibile.

La frase di cui sopra, pronunciata dalla madre di Andrea, l’ottima Krista Posch, mette in evidenza tutto quello che il movimento #metoo, nato con le denunce al produttore hollywoodiano Harvey Weinstein, ha suscitato in tutto il mondo. Pure lei ex campionessa, pure lei abusata e da sempre silente sul tema, come se l’accettare gli abusi con l’omertà possa effettivamente essere una soluzione senza effetti collaterali.

Ecco, diciamo che il rapporto tra madre e figlia, da sempre incrinato per la decisione della seconda di abbandonare la carriera nella quali i genitori ex-atleti speravano, ne è la sublimazione; così come il pianto liberatorio di Oma Herta nel sentire le parole di Andrea in un talk show costruito per non mettere in cattiva luce la federazione sciistica. Da quel momento in avanti, le testimonianze di persone rimaste nell’ombra per paura – o vergogna – iniziano ad arrivare copiose.

Persona non grata segna anche il ritorno dietro alla macchina da presa di Antonin Svoboda, un quarto della coop99 Filmproduktion, a quasi dieci anni da Three Eggs in a Glass. Ritorno fortunato, a mio modesto parere, perché l’attualità e l’importanza del tema richiedono una sensibilità tale da non portare a un uso eccessivo del finger pointing, trasformando il film in un documentario di denuncia in stile Michael Moore. La sceneggiatura di Svoboda mette lo spettatore, per l’appunto, davanti al fatto compiuto, portandolo a empatizzare con Andrea e a non mettere minimamente in discussione la sua storia.

Il mettere al centro del discorso la donna, anzi, le donne di tre generazioni, in questo dramma familiare dove a vincere contro omertà e cieca obbedienza al sistema è il binomio verità e libertà, è anche un modo per fare scuola e creare una sorta di manuale sul come affrontare le difficoltà che una denuncia del genere, inevitabilmente, comporta. Conflitti interiori, colpa, vergogna, paura contrapposte alla gioia della liberazione: nei 90 minuti di Persona non grata c’è tutto questo e non solo.

Titolo originale: Persona non grata
Regia: Antonin Svoboda
Paese/anno: Austria / 2024
Durata: 90’
Genere: biografico, drammatico
Cast: Gerti Drassl, Maya Unger, Katja Lechthaler, Lukas Miko, Christa Posch, Peter Mitterutzner, Andreas Patton, Gabriela Hegedüs, Antonin Svoboda, Tanja Petrovsky, Helene Stupnicki, Christoph Grissemann
Sceneggiatura: Antonin Svoboda
Fotografia: Mario Minichmayr
Produzione: coop99 Filmproduktion, Albolina Film

Info: la scheda di Persona non grata sul sito della Austrian Film Commission; la scheda di Persona non grata sul sito della coop99 Filmproduktion; la scheda di Persona non grata sul sito dell’Österreichisches Filminstitut