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JOSEF HADER – WILD HADER

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Alla Berlinale 2024 Josef Hader presenterà in anteprima mondiale Andrea gets a Divorce, il suo secondo lungometraggio da regista. Considerato il più grande cabarettista austriaco di sempre, Hader ha ottenuto nel corso della sua carriera numerose soddisfazioni, soprattutto nei paesi di lingua tedesca.

Il ritorno di Josef Hader regista (e ovviamente sceneggiatore)

Riconosciuto per acclamazione popolare come il più grande cabarettista austriaco di sempre, Josef Hader sta per tornare al cinema – un luogo a lui non troppo caro – con la sua seconda opera da regista, dopo il successo di Wild Mouse del 2017. Andrea gets a Divorce, questo il titolo della pellicola, sarà infatti presentato alla Berlinale 2024 in una città, e per estensione nazione, dove il regista e attore ha saputo raccogliere diverse soddisfazioni.

Cresciuto in una fattoria a Nöchling, nel Waldviertel (Bassa Austria), Josef Hader rappresenta il paladino del teatro e del cabaret in lingua tedesca, come testimoniano le sue numerose tournée nel DACH (Germania, Austria e Svizzera, nda) e gli altrettanti premi ricevuti, anche in campo cinematografico, nonostante un’attenta e oculata selezione dei progetti a cui prendere parte: scelta artistica e di interesse, per sua stessa ammissione. Hader attore preferisce il lavoro di Hader autore a quello altrui, trovando più stimolante riflettere e scrivere che solamente interpretare. Deformazione artistica? Sì e no, vediamo il perché in tre atti, tanto per restare in tema.

Cabaret

Dopo il diploma di maturità e il servizio civile, Josef Hader, all’epoca ventenne, decide di iscriversi all’università per diventare insegnante, precisamente di tedesco e di storia. L’amore per il cabaret viene coltivato parallelamente, principalmente in pub e locali della Bassa Austria e di Vienna. Il turning point decisivo non tarderà ad arrivare. Nel 1985 Hader viene infatti insignito del premio Salzburger Stier, il primo di una lunga serie di importanti riconoscimenti teatrali. Tre anni più tardi, invece, la svolta definitiva sarà raggiunta con la scrittura di Biagn oder Brechen. Svolta in tutti i sensi, considerando che Josef Hader aveva già deciso di lasciare gli studi per concentrarsi sul cabaret.

Il nuovo programma di Hader si evolve da uno spettacolo di stampo politico – abbastanza comune negli anni ‘80 – per approdare a un cabaret in un atto unico, marcatamente teatrale. Tutti i programmi successivi, da Bunter Abend (1990) a Hader on Ice (dal 2021 in tour), senza dimenticare Im Keller (1992) e Privat (1994), consistono, infatti, in monologhi associativi continui, flussi di coscienza interrotti da alcuni espedienti tipici del teatro invisibile quali guasti tecnici, disturbi e fischi del pubblico. In Hader muss weg, del 2004, Josef Hader è riuscito addirittura a evolvere ulteriormente la sua abilità non solo di performer ma anche di sceneggiatore, portando sul palco sette ruoli diversi e utilizzando mezzi di stampo cinematografico come il primo piano e l’uso della colonna sonora, rimescolando di fatto le carte e fondendo cabaret, teatro e cinema in un avanspettacolo suggestivo e coinvolgente.

Missione compiuta, mi verrebbe da dire, per una persona che ha sempre sostenuto di preferire l’arte emozionante del palco al cinema e che dice di essere maggiormente interessata alla sua stessa scrittura. “Dover comunicare col pubblico e rappresentare sé stessi è una lotta entusiasmante e per nulla sicura”, racconta Hader in un’intervista al Künstler Leben con Christian Handler, “raramente è capitato di trovare un ruolo già finito che fosse interessante. Ecco, Stefan Zweig è uno di questi”.

Stefan Zweig

Grazie al successo ottenuto in teatro, Josef Hader è diventato presto un attore ricercato, che, però, fedelmente al suo credo artistico, apparirà in un numero limitato di pellicole, preferendo pochi progetti a cui collaborare anche in fase di sceneggiatura o ruoli per lui davvero attraenti. Tralasciando la spassosa interpretazione di Simon Brenner nella tetralogia girata da Wolfgang Murnberger e tratta dai gialli di Wolf Haas – Come Sweet Death (2000), Silentium (2004), The Bone Man (2009) e Life eternal (2015), dove è, appunto, anche co-sceneggiatore, il film di Maria Schrader del 2016 Stefan Zweig. Farewell To Europe, è uno dei pochi esempi di progetto per lui interessante.

In questo film, presentato a Berlino e a Vienna a distanza di due giorni, si raccontano gli ultimi anni di vita di Stefan Zweig, scrittore austriaco morto suicida in esilio assieme alla seconda moglie Lotte. L’interpretazione data da Josef Hader dell’autore proveniente dall’alta borghesia viennese è stata lodata da più parti e definita da alcuni “malinconica ma piena di rispetto”, tanto da meritarsi la nomination agli EFA del 2017, gli oscar europei secondo alcuni giornalisti. Questo interessante connubio tra Germania, nazione co-produttrice del film, e premi vinti sarà una sorta di costante nella carriera di Hader, sin dai tempi del tanto amato teatro.

Germania

A rendere Josef Hader molto amato anche in Germania è stato sicuramente il road-movie tragicomico Indien (1993), tratto dall’opera teatrale scritta dallo stesso Hader assieme al collega Alfred Dorfer, co-fondatore degli Schlabarett e, da Indien in poi, anch’egli tra i più noti cabarettisti di lingua tedesca. E questo solamente tre anni dopo aver vinto il Deutscher Kleinkunstpreis (successo bissato nel 2022) per lo spettacolo del 1990, Bunter Abend, aprendo così la via all’evoluzione immediatamente successiva, fatta di monologhi narrati in modo da catturare maggiormente il pubblico il quale, sentendosi direttamente coinvolto da un narratore neutrale e non da un performer, non stacca gli occhi dal palco.

Come in Austria, così in Germania, e l’aver ricevuto il Bayerischer Kabarettpreis e il Göttinger Elch nel 2011 per il suo best of Hader spielt Hader ne è la conferma. Ma il binomio Germania – Josef Hader non si riduce solo a questo: la sua opera prima da regista, il divertente Wild Mouse, è stato presentato proprio alla Berlinale 2017, in concorso per l’Orso d’oro. E del resto sarà così anche per il suo nuovo lavoro da regista – e ovviamente sceneggiatore – che sarà tra i protagonisti dell’edizione numero 74, in programma dal 15 al 25 febbraio 2024.

“L’arte è ciò che non è necessario” chiude Hader nell’intervista già citata, alludendo al fatto che la critica alla società non sia una missione e che l’artista debba fare ciò che non serve. Personalmente, non saprei dire se abbia ragione o meno. Ma visto il risultato, so già da che parte propendere.

Info: la scheda di Josef Hader su iMDb; il sito ufficiale di Josef Hader