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NAVELFABLE

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di Mara Mattuschka

voto: 7.5

In NavelFable, Mara Mattuschka ha optato per una messa in scena tanto minimalista quanto estremamente sperimentale. Una semplice animazione in stop motion, insieme a primissimi piani, a dettagli di bocche che urlano coperte da calze di nylon e a disegni che ricalcano direttamente i vari strappi sulle suddette calze rendono appieno l’idea di ciò che la regista ha voluto comunicarci.

Maschere

Una regista che fin dai suoi esordi si è rivelata particolarmente lungimirante e desiderosa di sperimentare con ogni possibilità che la settima arte ha da offrire, Mara Mattuschka. Ciò è stato evidente già nel suo cortometraggio d’esordio, NavelFable, realizzato nel 1984 e in cui vengono tirate in ballo tematiche molto più complesse e attuali di quanto inizialmente possa sembrare, all’interno di una messa in scena decisamente fuori dal comune.

Già, perché, di fatto, in NavelFable accade in poco meno di quattro minuti davvero ciò che non ci aspettiamo. Sullo schermo appare qualcosa che inizialmente non riusciamo a identificare. Quando la macchina da presa si avvicina a tale oggetto, ci sembra di riconoscere un tessuto di nylon, grazie anche al rumore di nylon strappato che sentiamo in modo forte e chiaro. Poi, improvvisamente, tramite una rudimentale animazione in stop motion, vediamo lo stesso oggetto coperto da pagine di giornale. Le pagine vengono strappate una dopo l’altra e sotto di esse vediamo non una, bensì tante bocche di donna – ugualmente stampate su dei fogli di giornale – che urlano. Soltanto dopo i titoli di testa capiamo che ciò che avevamo visto all’inizio era una testa di donna coperta da tante calze di nylon. Riuscirà la nostra protagonista a “liberarsi” da questa insolita prigione?

La stessa Mara Mattuschka, dunque, appare in NavelFable nel ruolo del suo alter ego Mimi Minus, che possiamo incontrare di nuovo molte volte nei suoi film successivi. Mimi Minus urla, spalanca la bocca sotto le calze di nylon. Cerca in tutti i modi di liberarsi. Poi, finalmente, le calze vengono strappate una dopo l’altra. La vera essenza della protagonista – così come, in generale, di ogni essere umano – si palesa finalmente allo spettatore, una volta che non è più costretta a indossare una maschera. La maschera che ognuno di noi porta ogni giorno in società.

In NavelFable, dunque, la regista ha optato per una messa in scena tanto minimalista quanto estremamente sperimentale. Una semplice animazione in stop motion, insieme a primissimi piani, a dettagli di bocche che urlano coperte da calze di nylon e a disegni che ricalcano direttamente i vari strappi sulle suddette calze rendono appieno l’idea di ciò che la regista ha voluto comunicarci. Tutti noi, ogni giorno, indossiamo una maschera. La società si aspetta da noi determinati comportamenti e determinate scelte. Ma quanto è difficile portare sempre una maschera? Quanto coraggio ci vuole per imparare finalmente ad accettarsi e a essere sé stessi?

Semplice e complesso allo stesso tempo, NavelFable non ha paura di sperimentare nuovi linguaggi cinematografici e di stupire lo spettatore con immagini d’impatto in cui si può facilmente riconoscere anche una sottile ironia e autoironia. Mara Mattuschka non ha mai avuto dubbi sulle finalità del suo cinema. E come abbiamo avuto modo di vedere, grazie a questo suo coraggio e a questa sua lungimiranza è riuscita ad affermarsi come uno dei nomi più importanti per quanto riguarda il cinema d’avanguardia austriaco contemporaneo.

Titolo originale: NabelFabel
Regia: Mara Mattuschka
Paese/anno: Austria / 1984
Durata: 4’
Genere: sperimentale
Cast: Mimi Minus
Sceneggiatura: Mara Mattuschka
Fotografia: Mara Mattuschka
Produzione: Hochschule für angewandte Kunst Wien

Info: la scheda di NavelFable su iMDb; la scheda di NavelFable sul sito della sixpackfilm