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PEBBLES

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di Lukas Stepanik

voto: 7.5

In Pebbles, Lukas Stepanik si mostra particolarmente lucido nel mettere in scena un passato che, in realtà, non è mai morto, effettuando, al contempo, un’attenta e mai banale analisi sulla società e sul mondo in cui viviamo. Nell’ambito della retrospettiva Keine Angst del Filmarchiv Austria.

Oggi come ieri

Alcune ferite del passato sembrano non potersi rimarginare mai. Ne sa qualcosa Hannah (impersonata da Brigitta Furgler), protagonista del lungometraggio Pebbles, diretto da Lukas Stepanik nel 1982 e recentemente riproposto al pubblico dal Filmarchiv Austria in occasione della retrospettiva Keine Angst. La nostra Hannah, infatti, ha un passato piuttosto difficile, sebbene i suoi ricordi di infanzia (che vediamo già in apertura del lungometraggio e che, sotto forma di flashback, tornano più e più volte durante il film) ci rimandino a un mondo dai colori pastello e a calde giornate estive in cui il tempo sembra essersi fermato. Tali ricordi, infatti, sono immediatamente precedenti a un drammatico periodo storico in cui gran parte della famiglia di Hannah, di origine ebraica, ha perso la vita in un campo di concentramento.

In Pebbles, dunque, il passato di Hannah gioca un ruolo centrale e torna a farsi sentire più vivo e doloroso che mai nel momento in cui la donna conosce, durante una cena tra amici, Friedrich (Jörg Gillner), il quale, per quanto riguarda ciò che è accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale, ha idee molto diverse dalle sue. Dopo un litigio iniziale, i due diventeranno amici. Hannah vuole cercare di comprendere il modo di pensare di Friedrich, mentre egli è quasi attratto da quella sorta di “tristezza senza fine” che sembra caratterizzare la donna e chiunque abbia un passato simile al suo.

Hannah e Friedrich parlano molto. Trascorrono giornate intere a parlare. E mentre un abbraccio vicino al monumento ad Arthur Schnitzler nel bel mezzo del Türkenschanzpark di Vienna sembra sugellare un’amicizia ormai consolidata, uccidere una mosca che si è posata momentaneamente su un tavolino ricoprendola di zucchero può far intuire una personalità molto più violenta e pericolosa di quanto inizialmente possa sembrare.

In Pebbles, dunque, Lukas Stepanik si mostra particolarmente lucido nel mettere in scena un passato che, in realtà, non è mai morto, effettuando, al contempo, un’attenta e mai banale analisi sulla società e sul mondo in cui viviamo. Un approccio registico piuttosto lineare (fatta eccezione, come già menzionato, per i flashback della protagonista) ci mostra spesso Vienna di notte, una Vienna ben lontana dalle tipiche immagini da cartolina che tutti all’estero conoscono. Una Vienna che, al suo interno, può custodire i più inquietanti e oscuri segreti.

Pebbles punta tutto non soltanto sulle parole e sui lunghi dialoghi tra i protagonisti. Ciò che non viene detto viene comunque espresso in modo sottile dai gesti o da piccole, apparentemente insignificanti allusioni. “Le donne della sua razza hanno un odore particolare che mi incuriosisce”. O, ancora: “Sarebbe bello se avessimo un figlio. Potrebbe avere la tua bellezza e la mia intelligenza”. Le frasi di Friedrich sono apparentemente pronunciate con leggerezza, ma denotano ben altro. E proprio sulla forte tensione che nasce da tale ambiguità Lukas Stepanik ha basato questo suo interessante Pebbles. Un film al giorno d’oggi piuttosto raro, ma più lucido e attuale che mai. Un film che, a volte, può colpirci come un pugno allo stomaco.

Titolo originale: Kieselsteine
Regia: Lukas Stepanik
Paese/anno: Austria / 1982
Durata: 99’
Genere: drammatico
Cast: Brigitta Furgler, Jörg Gillner, Florentin Groll, Doris Mayer, Dominik Graf, Christine Csar, Alexander Waechter, Dorothea Zeemann, Sandra Hermann, Sylvia Krisch, Ada Szer, Kurt Schossmann, Bruno Max, Emanuela von Frankenberg, Luise Prasser, William Mang, Johannes Thanheiser
Sceneggiatura: Nadja Seelich
Fotografia: Bernd Neuburger
Produzione: Arabella Film, Satel Film

Info: la scheda di Pebbles su iMDb; la scheda di Pebbles sul sito del Filmarchiv Austria