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OUTER SPACE

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di Peter Tscherkassky

voto: 9

In Outer Space Peter Tscherkassky ci ha dimostrato nuovamente come il cinema stesso possa assumere ogni volta connotazioni diverse, come un film, attraverso un sapiente montaggio, possa diventare un’opera del tutto nuova, come sia facile plasmare immagini preesistenti a proprio piacimento. E così, dunque, questa sua opera si rivela immediatamente un film fortemente provocatorio, quasi dissacrante nei confronti della settima arte stessa.

I mille volti del Cinema

Se nel 1997 (e, successivamente, anche nel 2007) Michael Haneke ci mostrava, in Funny Games, come la violenza possa essere realmente disturbante e respingente, lo stesso esperimento è stato fatto da Peter Tscherkassky nel 1999, quando, nel realizzare il cortometraggio d’avanguardia Outer Space, il cineasta di Vienna ha dato vita a un vero e proprio dialogo tra regista e spettatore in cui è lo spettatore stesso a sentirsi tirato in causa. Eppure, tale dialogo non è l’unico scopo di Outer Space. No. Ciò che qui viene messo in atto è un raffinato gioco di suoni e immagini in cui è con il cinema stesso (e con tutte le sue numerose potenzialità) che il regista si diverte a sperimentare.

Tale “esperimento”, dunque, prende il via da un altro noto lungometraggio horror: Entity, diretto da Sidney J. Furie nel 1981. La protagonista Carla Moran (impersonata da Barbara Hershey) viene aggredita da un’entità invisibile. Peter Tscherkassky, così, si è concentrato proprio su questo evento, al fine di dar vita, in questo suo piccolo e prezioso Outer Space, a qualcosa di totalmente nuovo.

Carla, dunque, si accinge a entrare in casa sua. Una strana atmosfera ci fa immediatamente presagire qualcosa di sinistro. La donna entra e immediatamente vediamo la sua immagine sdoppiarsi, frammentarsi, riflettersi in uno specchio, mentre, al contempo, suoni fortemente disturbanti ci accompagnano durante la visione. Le immagini sullo schermo assumono connotazioni sempre più astratte. Dissolvenze, sfarfallii e dettagli di occhi e di volti ci confondono, ci stupiscono, ci annichiliscono, prima di lasciare il posto all’immagine della pellicola cinematografica stessa che scorre davanti ai nostri occhi, vera grande protagonista di Outer Space.

Non soltanto, dunque, la violenza, ma anche il fare cinema fa qui da protagonista assoluto. Peter Tscherkassky ci ha dimostrato nuovamente come il cinema stesso possa assumere ogni volta connotazioni diverse, come un film, attraverso un sapiente montaggio, possa diventare un’opera del tutto nuova, come sia facile plasmare immagini preesistenti a proprio piacimento. E così, dunque, Outer Space si rivela immediatamente un film fortemente provocatorio, quasi dissacrante nei confronti della settima arte. L’Outer Space menzionato nel titolo è, dunque, lo spazio che si trova al di fuori delle immagini cinematografiche e che, ogni volta, è in grado di influenzarle, di rimodellarle e di renderle totalmente diverse dalla loro forma originaria.

Un’operazione, la presente, a cui Tscherkassky si dedica da anni. Basti pensare, giusto per fare un esempio, al recente Train Again (2021), in cui, attraverso vari spezzoni tratti dai più famosi western delle origini del cinema, veniva realizzato un omaggio alla settima arte stessa (e al regista Kurt Kren). In Outer Space, in realtà, gli intenti sono diversi. E ciò lo dimostra anche la violenza rappresentata. Verso la fine del film, quando, secondo una precisa struttura ellittica, l’immagine della protagonista riappare “integra”, vediamo come la stessa, nel combattere contro la misteriosa entità, sembri quasi scagliarsi proprio contro lo spettatore. Contro lo spettatore “colpevole” di aver spesso apprezzato la rappresentazione della violenza stessa, soddisfacendo i suoi istinti voyeuristici.

Peter Tscherkassky, dunque, ha saputo trasmetterci tutto ciò lasciandoci, al contempo, grande libertà di interpretazione. In Outer Space le immagini parlano da sé, ma, allo stesso tempo, puntano a risvegliare in noi ogni più disparata emozione, a seconda del nostro vissuto. E non è questa, dunque, una delle finalità primarie del cinema stesso? Tscherkassky lo sa bene. E in questa sua importante opera ogni potenzialità della settima arte viene sfruttata al massimo, attraverso un raffinato e mai scontato gioco di immagini e suoni. Una vera e propria esperienza visiva e uditiva.

Titolo originale: Outer Space
Regia: Peter Tscherkassky
Paese/anno: Austria / 1999
Durata: 10’
Genere: sperimentale, horror
Sceneggiatura: Peter Tscherkassky
Fotografia: Peter Tscherkassky
Produzione: Peter Tscherkassky

Info: la scheda di Outer Space su iMDb; la scheda di Outer Space sul sito della sixpackfilm; la scheda di Outer Space sul sito di Peter Tscherkassky