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CHRISTIANE HÖRBIGER – UNA DONNA FUORI DAL COMUNE

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La vita della leggendaria attrice Christiane Hörbiger (1938 – 2022) è stata questa: teatro, televisione, cinema e anche un’incursione nell’editoria. Una vita indubbiamente ricca di soddisfazioni, ma non priva di difficoltà.

Talento ed eleganza

Teatro, cinema, televisione ma anche beneficenza, editoria e pasticceria. Queste, in ordine sparso, tutte le vite vissute da Christiane Hörbiger, leggendaria attrice austriaca scomparsa nella sua Vienna, a 84 anni, il 30 Novembre 2022. Dal Max-Reinhardt-Seminar, vera e propria istituzione capitolina, al Romy alla carriera nel 2009, la carriera dell’interprete della serie televisiva Julia – Eine ungewöhnliche Frau è stata lunga e ricca, seppur non priva di qualche difficoltà, in nome forse di un destino che nonostante tutto ha saputo chiederle il conto senza remora alcuna.

Figlia d’arte

Secondogenita di Attila Hörbiger e Paula Wessely, a loro volta attori di culto, Christiane Hörbiger nacque a Vienna nel 1938, da poco annessa alla Germania nazista, e qui vi trascorse gran parte della vita, sconfessando il proverbio nemo propheta in patria che mietè tante “vittime”. Nonostante le loro professioni, entrambi i genitori consigliarono alla giovane Christiane prima di fare un apprendistato come pasticcera per poi potersi iscrivere Max-Reinhardt-Seminar, quando si cristallizzò in lei il desiderio di diventare un’attrice, proprio come quei genitori che, in fondo, hanno comunque saputo condividere quella scelta.

Di lì a poco, dopo aver abbandonato il seminario per le riprese del dramma Amanti imperiali (Rudolf Jugert, 1956), Christiane Hörbiger trovò il primo ruolo degno di nota, interpretando proprio l’ultimo amore del principe Rodolfo, quella Maria Vetsera che troverà con lui la morte nella tragica sera dei “Fatti di Mayerling” del 1889.

Gli esordi

La Ringstraße, e, più precisamente, il palcoscenico del Burgtheater, vide il suo debutto dal vivo, nel 1959, col dramma di Gotthold Lessing Nathan il saggio, ambientato a Gerusalemme durante la terza crociata. L’esperienza si rivelò, tuttavia, negativa e le critiche, non esattamente costruttive, la convinsero che probabilmente un’esperienza all’estero avrebbe fatto al caso suo. Fu così che lo Städtischen Bühnen di Heidelberg sarà, a stretto giro di orologio, una sorta di Erasmus ante-litteram per lei, desiderosa di dimostrare le sue qualità attoriali scrollandosi di dosso la sua ”ingombrante” famiglia di attori, visto che anche le sorelle Elisabeth e Maresa avevano deciso di intraprendere lo stesso percorso dei genitori.

Dopo aver riscosso grande successo a Salisburgo, dove recitò nella fiaba di Ferdinand Raimund Der Bauer als Millionär accanto alla madre, Christiane, in occasione del suo ritorno al Burgtheater di Vienna, ricevette finalmente il giusto tributo, sempre recitando nel dramma di Lessing. A ulteriore riprova dell’ottimo lavoro svolto, prima di tutto su lei stessa.

Il successo

Lasciata Vienna per la seconda volta, per lo stesso motivo che l’aveva spinta precedentemente a partire, Christiane Hörbiger legò dal 1967 il proprio nome a quello della Schauspielhaus di Zurigo e alla rappresentazione sia dei più grandi classici della drammaturgia tedesca, tra cui alcune opere di Schiller e Lessing, sia di più moderne opere viennesi di Schnitzler, Nestroy e von Hofmannsthal.

La consacrazione definitiva avviene, solitamente, con l’estrema visibilità che solo un grande mezzo come la televisione sa dare. E la carriera di Christiane Hörbiger non fece differenza, visto che fu proprio dalla serie L’Eredità dei Guldenburg in poi che il suo volto, bello e austero al tempo stesso, divenne sinonimo di donna forte e consapevole.

Come per la contessa Christine von Guldenburg, da lei magistralmente interpretata, il doversi confrontare con le più svariate avversità e riuscire a farlo con grande sicurezza sarà il fil rouge che legherà tanti altri suoi ruoli, seppur diversi tra loro. Basti pensare al dramma dark nominato all’Oscar Schtonk! (Helmut Dietl, 1992) o alla commedia tipicamente austriaca A Touch of Spice (Xaver Schwarzenberger, 1994), entrambi successi di pubblico e critica.

Rolling credits: Auf Wiedersehen!

La vita di Christiane Hörbiger è tutta qui: teatro, televisione, cinema e anche un’incursione nell’editoria con Ich bin der weiße Clown (2008), autobiografia corredata di 117 fotografie e redatta come una sorta di curriculum vitae, con tutti i suoi ruoli impersonati sul palcoscenico e davanti alla macchina da presa. Sotto l’egida del mantra “devo essere il clown bianco, devoto al lavoro, serio e poetico al contempo: devo prendere sul serio ciò che interpreto”, il libro racconta la sua vita, fatta di grandi e piccoli momenti, di gioie e di tristezze, di successo e di paure, nel tentativo, soprattutto consigliato, di assaporare la vita in ogni momento, ogni giorno sempre di più. In poche parole, quello che tentato di fare lei, dopo innumerevoli premi, tributo alla sua iconica carriera, un ruolo come ambasciatrice Unicef, un grande impegno nella lotta contro i tumori, due matrimoni, un adorato figlio e un’ultima, importante relazione con il famoso regista e autore Gerhard Tötschinger, la cui improvvisa dipartita ha di fatto segnato anche l’inizio della fine di Christiane Hörbiger, morta, si dice, di crepacuore.

La sua ultima dimora si trova al Wiener Zentralfriedhof, in una tomba d’onore nel gruppo 33G al numero 19 e a salutarla, tra gli altri, si sono visti l’ex presidente Heinz Fischer e una serie di rappresentanti comunali, a tributare e sigillare ulteriormente il legame stretto con la sua città natale.

Info: la scheda di Christiane Hörbiger su iMDb