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FRÜHLING IN NEAPEL

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di Walter Größbauer

voto: 6.5

Frühling in Neapel di Walter Größbauer è complessivamente un documentario ben girato, che non lascia nulla al caso. Scolastico, tocca marginalmente certi temi dando però maggiore visibilità agli aspetti positivi e alle soluzioni trovate per sconfiggere i numerosi demoni, qualsiasi essi siano.

Tutti i colori di Napoli

Nel capitolo conclusivo della sua quadrilogia dedicata alle stagioni, il regista indipendente Walter Größbauer gira un autentico viaggio nella città partenopea, all’insegna dell’amore e dell’arte. Frühling in Neapel è concepito come un anello, dove punto di partenza e di arrivo coincidono, e dal cui centro si irradiano storie, realtà e situazioni simili ma anche diverse tra loro. Si tratta complessivamente di un documentario ben girato, che non lascia nulla al caso. Scolastico, tocca marginalmente certi temi dando però maggiore visibilità agli aspetti positivi e alle soluzioni trovate per sconfiggere i numerosi demoni, qualsiasi essi siano. Vediamo nello specifico in che modo.

La macroarea che è la città di Totò, al quale non mancheranno i riferimenti durante i 90 minuti della pellicola, fa da contraltare a milioni di microcosmi che rioni, quartieri, vie e strade contemplano. E lo yin/yang che ne scaturisce, questa convivenza di realtà antitetiche, è ben rappresentata dai protagonisti delle riprese di Größbauer, iniziate il primo Maggio, giorno della festa dei lavoratori. Non a caso.

La storia d’apertura di Frühling in Neapel è quella di Betty, eccentrica artista visiva che attraverso l’arte tenta di sublimare una vita di sofferenze e di salute cagionevole. Figlia di un padre possessivo ai limiti della paranoia, rimasta orfana di madre ad 11 anni, la protagonista racconta alla cinepresa, che la segue in un giorno qualsiasi della sua vita, come il suo lavoro sia prettamente autobiografico e come rabbia e violenza vengano incanalate nell’arte, valvola di sfogo di un’esistenza caotica e difficile.

Questo è lo schema che si riproporrà fino alla fine, dove l’alternarsi di musica vivace ed allegra a musica decisamente più cupa sarà usata per scandire le diverse anime che compongono la città, bella e dannata allo stesso tempo. Il bel lavoro musicale di Andrea Tartaglia spazia infatti tra più generi, senza perdere la trebisonda che il contesto Napoli non a torto esige.

Frühling in Neapel prosegue poi con Giancarlo, proprietario della mitica “Libreria Dante & Descartes”, ed il suo racconto si apre con un navigato signore e la sua appassionata filippica ai politici, crapuloni e sfaticati, responsabili di aver rovinato la nazione. Niente di nuovo sul fronte italiano. La complessità della vita a Napoli sta tutta nell’esperienza del giovane libraio, dall’affitto da pagare alla spada di Damocle moderna che il mostro Amazon rappresenta per i venditori. “Ma se il mondo è di tutti”, tuona il signore navigato ancora una volta, “com’è possibile vivere così?”. Non resta che consolarsi con una passeggiata a Castel Sant’Elmo e godere di uno splendido belvedere, perché è proprio vero che Partenope colpisce tutti i giorni ed in tutti i modi.

Salute, economia e ora religione, presente più che mai e certificata dalle numerose apparizioni di San Gennaro, murales a Forcella o statua votiva che sia. Tralasciando il calcio e la sacralità che l’onnipresente divinità Diego Armando Maradona continuerà a dare alla città e non solo, la religione intesa come tale è parte integrante di Napoli ed i mastri presepai, gli scultori ed intagliatori ne sono una testimonianza diretta. Il lavoro di Größbauer decide di dare voce anche ad una fantastica squadra di scultori che, dal 1996, realizzano statuine per presepi, dando anima e corpo a temi sociali come immigrazione e femminicidio dilagante, correndo sull’’affilata lama del rasoio che divide sacro e profano. “Sconvolgere la misticità e ridere amaramente, un modo per potercela fare e superare i problemi, come ci ha insegnato il grande Totò, anche lui della Sanità” dice Silvano, uno dei mastri scultori residente nello stesso quartiere del principe della risata, augurandosi un progressivo recupero della zona.

La ridondanza del montaggio di Frühling in Neapel giunge così alle battute finali, dopo aver dato voce anche a Il Capitano, artista di strada attento anch’egli al sociale che, assieme alla compagna pasticcera, cerca di togliere i ragazzini del quartiere dalla strada. Per farlo, si sono inventati un laboratorio didattico a tema cioccolato e le varie serate che lui, alla stregua di un interprete d’avanspettacolo, riesce ad organizzare. Sulle note di una magnifica interpretazione da mezzosoprano di Malafemmena, viene raccontato come l’arte di strada sia dalla coppia intesa come salvezza dalla criminalità organizzata, dando un messaggio di speranza e di rilancio degli ideali, la napoletanità nella sua fierezza su tutti.

Il dialogo finale tra i due bagnini riporta però lo spettatore sul pianeta Terra e, precisamente, nel bagno Santa Lucia dove Frühling in Neapel, excursus sì sull’ amore e sull’ arte ma anche, anzi soprattutto, sulla sopravvivenza, è iniziato. I due, infatti, tentano di trovare un’alternativa alla desolante realtà, un modo per tirare a campare tra contrabbando ed altre attività non meglio specificate, con la magra consolazione che “fuori Napoli è anche peggio”. E l’immagine del Vesuvio, simbolo di minaccia incombente per eccellenza, lascia lo spettatore proprio con un retrogusto dolceamaro, lo stesso vagheggiato dai suddetti artisti.

Titolo originale: Frühling in Neapel
Regia: Walter Größbauer
Paese/anno: Austria / 2020
Durata: 90’
Genere: documentario
Sceneggiatura: Walter Größbauer
Fotografia: Walter Größbauer, Istvan Pajor
Produzione: Fortuna Media

Info: la scheda di Frühling in Neapel su filmfestivalfreistadt.at