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ANQA

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di Helin Çelik

voto: 8

Dettagli di mani che scrivono o che disegnano sopracciglia sui volti di bambine, ma anche occhi stanchi, sguardi che fissano il vuoto e volti pensierosi che cercano di elaborare ferite del passato diventano, in Anqa, i protagonisti assoluti. Alla Berlinale 2023.

Storie invisibili

La volenza sulle donne è un tema tristemente attuale. Se ne parla spesso ultimamente. Eppure, in pochi sono a conoscenza del fatto che, in determinati contesti, sono proprio le donne che hanno subito atti di violenza da parte dei loro mariti, dei loro padri o dei loro fratelli a essere imprigionate “per motivi logistici”, ossia perché è molto più semplice arrestare una donna, al fine di proteggerla, invece di dieci uomini. Ma in che modo vivono queste donne? Quali sono i traumi che devono cercare di superare ogni giorno? La giovane regista Helin Çelik ha raccontato, in particolare, la storia di tre donne che vivono in Giordania nel suo documentario Anqa, presentato in anteprima in occasione della Berlinale 2023, all’interno della sezione Forum.

Anqa, dunque, fa luce su una questione di cui non si parla praticamente mai. Una questione estremamente urgente, che non può assolutamente passare inosservata. Le vite delle tre donne sono quasi delle non-vite, costrette a trascorrere le loro giornate esclusivamente all’interno delle loro abitazioni, dal momento che uscire di casa sarebbe troppo rischioso per loro.

I loro nomi non ci vengono mai rivelati, eppure, fin dai primi minuti ci sentiamo immediatamente vicini a ognuna di loro. Una donna vive in casa con i suoi quattro figli. Ella è una madre amorevole, ma, in passato, ha pensato addirittura di uccidere i suoi bambini, al fine da proteggerli da tutte le sofferenze che la vita potrebbe riservare loro. Un’altra donna, invece, è solita ascoltare film alla televisione. Non può vedere le immagini, in quanto, tempo fa, è stata resa cieca da suo marito. In tal senso, il film The Nightingale’s Prayer (Henry Barakat, 1958), di cui sentiamo qualche battuta, nonché primo, importante film in cui viene trattato il tema della violenza sulle donne, è particolarmente significativo in merito. La terza donna, infine, è praticamente sempre invisibile davanti alla macchina da presa. Eppure, la sua personale storia la rende indissolubilmente legata alle altre protagoniste.

In Anqa ognuna di loro ha la possibilità di raccontare il proprio passato, di confidarsi, di elaborare ciò che è successo, di fare importanti considerazioni riguardanti la società in cui viviamo. Ampi spazi aperti in apertura del lungometraggio ci trasmettono un forte senso di agorafobia, stanno a suggerire un mondo “minaccioso” e insidioso e contrastano fortemente con i colori caldi delle case delle protagoniste. Particolarmente interessante, a tal proposito è proprio la gestione degli spazi. Delle case delle tre donne vediamo, di fatto, soltanto i dettagli. La macchina da presa (magistralmente adoperata da Raquel Fernández Núñez) non si allontana mai da loro e, in questo modo, ci dà l’idea di quanto siano realmente piccoli gli ambienti in cui esse vivono, quasi come se, addirittura, si trattasse dello stesso ambiente.

Dettagli di mani che scrivono o che disegnano sopracciglia sui volti di bambine, ma anche occhi stanchi, sguardi che fissano il vuoto e volti pensierosi che cercano di elaborare ferite del passato diventano, dunque, in Anqa, i protagonisti assoluti. Un approccio registico estremamente intimo e maturo rende ognuna delle protagoniste incredibilmente viva, in grado di trovare la forza necessaria per andare avanti, per “rinascere”, proprio come Anqa, la Fenice della mitologia araba. Nonostante in molti la considerino quasi come “ciò che resta di una donna”. La storia delle tre protagoniste è anche la storia di migliaia di altre donne ormai dimenticate dal mondo. Anqa ha dato voce a ognuna di loro e, oltre a essersi rivelato un film estremamente necessario, si distingue anche per un’altissima qualità artistica. Helin Çelik è una cineasta di grande talento e sensibilità. E chissà cos’altro avrà in serbo per noi in futuro.

Titolo originale: Anqa
Regia: Helin Çelik
Paese/anno: Austria, Spagna / 2023
Durata: 91’
Genere: documentario
Sceneggiatura: Helin Çelik
Fotografia: Raquel Fernández Núñez
Produzione: Kepler Mission Films, Helin Çelik

Info: la scheda di Anqa sul sito della Berlinale; la scheda di Anqa su iMDb