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ARNULF RAINER

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di Peter Kubelka

voto: 9

Arnulf Rainer di Peter Kubelka è uno dei pochi film metrici nella storia del cinema. In poco meno di sette minuti, vediamo lo schermo ora bianco, ora nero, mentre, nel frattempo, si alternano sapientemente silenzio e rumore bianco. Nel frattempo, ciò che vediamo e percepiamo è qualcosa di unico.

Un cinema puro

Un film fondamentale per quanto riguarda la storia del cinema austriaco e mondiale, Arnulf Rainer. Considerato probabilmente il film più celebre del regista Peter Kubelka, troviamo, qui, un vero e proprio ritorno all’essenza pura del cinema stesso. In seguito a una visione che può inizialmente sembrare ostica, infatti, notiamo come ogni singolo fotogramma sia stato studiato da Kubelka nel dettaglio e montato attraverso un altrettanto minuzioso lavoro sui suoni.

Arnulf Rainer, dunque, è stato inizialmente commissionato a Peter Kubelka dal suo amico fotografo e pittore Arnulf Rainer, appunto. Questi pensava che Kubelka avesse intenzione di realizzare un’opera sul suo lavoro e sulla sua carriera e quando, nel 1960, il film finalmente era pronto, egli rimase alquanto sconcertato. Ciò che gli fu presentato era qualcosa di totalmente inaspettato. Anche per “farsi perdonare” per questa eccessiva libertà creativa, dunque, Peter Kubelka decise di intitolare questo suo film con il nome dell’amico. Ma, di fatto, in cosa consiste il presente Arnulf Rainer?

L’opera in questione è uno dei pochi film metrici nella storia del cinema, analogamente ai film Adebar (1957) e Schwechater (1958), precedentemente realizzati dal regista. In poco meno di sette minuti, vediamo lo schermo ora bianco, ora nero, mentre, nel frattempo, si alternano sapientemente silenzio e rumore bianco. Il film è, dunque, suddiviso in sedici sezioni, ciascuna delle quali dura ventiquattro secondi esatti (e in cui sono compresi, dunque, 576 fotogrammi). Ogni sezione è a sua volta suddivisa in “frasi, alcune delle quali può comprendere 2, 4, 6, 8, 9, 12, 16, 18, 24, 36, 48, 72, 96, 144, 192 o anche 288 fotogrammi. Nel frattempo, ciò che vediamo sul grande schermo è qualcosa di unico.

Bianco e nero si alternano in continuazione, analogamente a quanto avviene con il silenzio e il rumore bianco. Dopo brevi momenti di attesa in cui lo schermo rimane o tutto bianco o tutto nero, ecco che il bianco e il nero iniziano ad alternarsi in modo sempre più frenetico, creando un magnetico sfarfallio. Cosa accadrà nel giro di pochi secondi? Cosa dovrà mai aspettarsi lo spettatore? Suspence e azione si alternano in continuazione, durante la visione di Arnulf Rainer, la quale si presenta come una vera e propria esperienza visiva e uditiva.

Già, perché, di fatto, Peter Kubelka – che ha sempre voluto girare i suoi film rigorosamente in pellicola – ha spesso proiettato molte delle sue opere anche nell’ambito di mostre e installazioni, “appendendo” i suoi film alle pareti, quasi come se si trattasse di veri e propri quadri. Ovviamente, la visione deve avvenire nel buio totale, come lo stesso Kubelka ha sempre cercato di fare creando nell’Anthology Film Archives di New York il cosiddetto Invisible Cinema (una sala cinematografica in cui anche le pareti, le poltrone e i separé sono totalmente neri, in modo da poter offrire allo spettatore la miglior esperienza possibile).

Tornando ad Arnulf Rainer, dunque, vediamo come gli elementi fondamentali che permettono l’esistenza stessa dello spettacolo cinematografico – bianco, nero, rumore, silenzio – facciano da protagonisti assoluti. Arnulf Rainer  – in cui, in tal senso, la metrica gioca un ruolo essenziale – sta a rappresentare una delle tante declinazioni dello spettacolo cinematografico scevro da ogni qualsivoglia “abbellimento” o necessità produttiva. La vera essenza del cinema, che Peter Kubelka, nel corso della sua lunga e prolifica carriera, ha sempre costantemente cercato. Nel 2012 il regista ha realizzato Antiphon, l’esatto opposto di Arnulf Rainer (quando nel primo film lo schermo è nero, nel secondo è bianco; quando nel primo film c’è silenzio, nel secondo c’è rumore bianco, e così via). Nello stesso anno entrambi i film sono stati riuniti nella pellicola Monumental Film, in cui dapprima ci vengono mostrati separatamente, poi alternandosi e poi, addirittura, sovrapposti. Ma questa è un’altra storia. O, forse, è solo un altro capitolo della stessa storia?

Titolo originale: Arnulf Rainer
Regia: Peter Kubelka
Paese/anno: Austria / 1960
Durata: 7’
Genere: sperimentale
Sceneggiatura: Peter Kubelka
Fotografia: Peter Kubelka
Produzione: Peter Kubelka, Arnulf Rainer

Info: la scheda di Arnulf Rainer su iMDb; la scheda di Arnulf Rainer sul sito della sixpackfilm