i-just-cant-go-on-1972-ich-schaffs-einfach-nimmer-cook-recensione

I JUST CAN’T GO ON

      Nessun commento su I JUST CAN’T GO ON

This post is also available in: Deutsch (Tedesco)

di John Cook

voto: 7.5

I just can’t go on fa di un estremo realismo il suo più grande punto di forza e si distingue, al contempo, anche per uno spiccato lirismo. In Austria è ufficialmente nata una nuova corrente cinematografica che punta innanzitutto a mostrarci la realtà così com’è, senza filtro alcuno. Alla Viennale 2022, sezione Österreich real.

Come Mohammed Ali

Non è facile vivere a Vienna negli anni Settanta e costruirsi una vita se si è di origine rom e si sogna di diventare un famoso pugile. Ne sa qualcosa Petrus, protagonista del documentario I just can’t go on, film d’esordio del regista John Cook, realizzato nel 1972 e ripresentato al pubblico in occasione della Viennale 2022, all’interno della retrospettiva Österreich real del Filmarchiv Austria. In I just can’t go on, dunque, entriamo immediatamente a far parte del mondo di Petrus, impariamo a conoscere la sua vita, la sua quotidianità, i suoi (spesso impossibili) sogni.

Egli, dunque, sogna di diventare pugile fin da quando era bambino. Non appena gli si presenta l’occasione, prende parte a numerosi combattimenti. Al suo fianco: sua moglie, una donna che ha il doppio dei suoi anni e che lavora come collaboratrice domestica. I due sono molti innamorati (e anche molto gelosi) l’uno dell’altra e hanno anche quattro figli a cui badare. Alcuni di loro, proprio come il padre, vorrebbero diventare, un giorno, pugili.

Interessante notare come già in questo suo film d’esordio John Cook abbia dedicato particolare attenzione a un personaggio che vive quasi ai margini della società, che fatica a trovare il proprio posto nel mondo. Proprio come è stato per il protagonista di Clinch, lungometraggio di finzione che il regista ha realizzato soltanto sei anni più tardi. In I just can’t go on, dunque, vediamo come Petrus cerchi di realizzare i suoi sogni, faticando, al contempo, a trovare un lavoro stabile, ma trovando il suo unico conforto nella sua famiglia. Tra un combattimento e l’altro, c’è sempre tempo per giocare con i propri figli, per fare una passeggiata insieme a sua moglie per le strade di Vienna in autunno o anche per ascoltare alla radio i successi di Mohammed Ali.

Un ruvido bianco e nero è il marchio di fabbrica del presente I just can’t go on. Un approccio estremamente realistico e privo di ogni qualsivoglia virtuosismo registico si è rivelato la soluzione giusta per raccontare al pubblico la storia di Petrus. Una storia raccontata da uno sguardo estremamente disincantato, ma anche, al contempo, sinceramente affezionato al suo protagonista. John Cook punta tutto sulla semplicità e si lascia affascinare da piccoli, preziosi momenti di vita quotidiana, in cui, nonostante tutto, ci si rende conto di quanto la vita possa essere bella. Persino quando si vive in una Vienna degli anni Settanta, in cui sembra non esserci posto per chi viene da un altro paese.

I just can’t go on fa di questo estremo realismo il suo più grande punto di forza e si distingue, al contempo, anche per uno spiccato lirismo. In Austria è ufficialmente nata una nuova corrente cinematografica che punta innanzitutto a mostrarci la realtà così com’è, senza filtro alcuno. Petrus è una persona estremamente umana e bisognosa d’affetto e di sicurezza. La vita non è sempre stata generosa con lui, eppure sembra non volere mai smettere di sognare. La sua storia è anche la storia di molte altre persone che, come lui, ancora non sanno quale sarà il loro destino.

Titolo originale: Ich schaff’s einfach nimmer
Regia: John Cook
Paese/anno: Austria / 1972
Durata: 50’
Genere: documentario
Cast: Elfie Semotan
Sceneggiatura: John Cook
Fotografia: John Cook
Produzione: John Cook, Elfie Semotan

Info: la scheda di I just can’t go on sul sito della Viennale; la scheda di I just can’t go on su iMDb