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MAX REINHARDT – L’IMPORTANZA DEGLI ATTORI

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Quando pensiamo a un nome come Max Reinhardt, inevitabilmente facciamo riferimento a una delle figure di maggior importanza per quanto riguarda il panorama culturale austriaco e mondiale del secolo scorso. Grazie a lui, importanti innovazioni sia dal punto di vista della messa in scena, sia, appunto, per quanto riguarda la valorizzazione degli attori e il loro diretto rapporto con il pubblico vengono adottate ancora oggi.

Una nuova esperienza per il pubblico

Il Max-Reinhardt-Seminar di Vienna è oggi una delle più importanti scuole di cinema e teatro di tutta l’Austria. Qui, ad esempio, hanno studiato attori del calibro di Marlene Dietrich, Christine Ostermayer, Paula Wessely, Helmut Qualtinger, Senta Berger e Christoph Waltz. E, di fatto, il suo fondatore, il regista Max Reinhardt, ha sempre dato grande importanza alla figura dell’attore, sia nell’ambito di spettacoli teatrali che, appunto, al cinema.

Quando pensiamo a un nome come Max Reinhardt, inevitabilmente facciamo riferimento a una delle figure di maggior importanza per quanto riguarda il panorama culturale austriaco e mondiale. Grazie a lui, importanti innovazioni sia dal punto di vista della messa in scena, sia, appunto, per quanto riguarda la valorizzazione degli attori e il loro diretto rapporto con il pubblico vengono adottate ancora oggi, avendo dato adito a una concezione più moderna, più “diretta” dello spettacolo in sé.

Nato a Baden bei Wien il 9 settembre 1873 da una famiglia di origini ebraiche, Maximilian Goldmann adottò il cognome Reinhardt soltanto nel 1890 – anno in cui iniziò a muovere i primi passi nel mondo del teatro – ispirandosi al protagonista della novella Immensee di Theodor Storm. Il giovane Max, dunque, iniziò dapprima a lavorare come attore, poi, una volta ingaggiato dal regista Otto Brahm presso il Deutsches Theater di Berlino (di cui sarà direttore artistico dal 1905 al 1933), iniziò a mettere in scena anche i suoi primi spettacoli.

Dopo la sua prima regia teatrale, quando al Neuen Theater di Berlino mise in scena Pelléas und Mélisande di Maurice Maeterlinck, Max Reinhardt sperimentò per la prima volta, nel 1905, scenografie costruite su un palco girevole in Sogno di una Notte di Mezza Estate di William Shakespeare (tecnica molto usata ancora oggi) e iniziò ad avvicinarsi anche al mondo del cabaret, organizzando numerosi spettacoli soprattutto presso lo Schall und Rauch (ora Kleines Theater) e concentrandosi soprattutto su parodie di testi letterari e teatrali (particolarmente degne di nota sono le quattro diverse versioni – classica, naturalista, simbolista e cabarettistica – del Don Carlos di Friedrich Schiller) e dandosi, al contempo, anche alla satira politica, creando il celebre personaggio Serenissimus, caricatura del Kaiser Guglielmo II.

Il cabaret, tuttavia, fu per Max Reinhardt solo un piacevole diversivo. Il suo vero amore era il teatro, dove si divertì a sperimentare nuovi modi di messa in scena dapprima seguendo i principi del Kammerspiel, poi facendo in modo che pubblico e attori avessero un rapporto sempre più intimo, concependo lo spettacolo teatrale come un’esperienza il più inclusiva possibile (memorabili furono le opere messe in scena nel grande cortile del Castello di Leopoldskron, la sua dimora a Salisburgo). Allo stesso modo, Reinhardt tendeva a discostarsi molto dal teatro naturalista, ritenendo che, durante uno spettacolo, il pubblico avesse principalmente bisogno di divertirsi e di stupirsi davanti alla magnificenza di ciò che veniva rappresentato davanti ai suoi occhi, invece di continuare a pensare ai suoi problemi del quotidiano. Come già affermato, inoltre, centrale era per lui la figura dell’attore. Chiunque si occupasse di teatro doveva essere, secondo Max Reinhardt, anche un attore, anche se in quella determinata occasione non doveva impersonare alcun ruolo. Il teatro ideale era, per lui, un teatro in cui quasi il regista non era necessario come intermediario tra gli attori e il pubblico.

Tali innovative teorie vennero sperimentate dapprima a Berlino, poi nuovamente in Austria (a Vienna e a Salisburgo, dove fu tra gli organizzatori, insieme allo scenografo Alfred Roller, al compositore Richard Strauss e al direttore d’orchestra Franz Schalk, del celebre Festival di Salisburgo) e persino negli Stati Uniti, dove, dopo diversi soggiorni, Reinhardt si trasferì definitivamente insieme a sua moglie (l’attrice Helene Thimig) a causa dell’avvento del nazismo e dove morì il 31 ottobre 1943.

Poteva, dunque, una mente brillante e predisposta alle novità e ai cambiamenti come la sua restare indifferente davanti a una nuova, entusiasmante invenzione come il cinematografo? Ovviamente no. E infatti, Max Reinhardt, iniziò a girare i suoi primi film già negli anni Dieci, realizzando, nel 1910, Sumurûn e, dopo aver fondato una piccola casa di produzione cinematografica a Vienna The Miracle (1914), la cui regia fu successivamente affidata al francese Michel Carré, in seguito ad alcune polemiche riguardanti la messa in scena di alcuni miracoli avvenuti a Vienna. In Germania, il regista troverà terreno fertile per questa sua nuova passione e nel 1913 stipulò un contratto con la compagnia PAGU di Paul Davidson, realizzando un paio di film prodotti in Italia: Die Insel der Seligen (1913), che all’epoca fece molto scalpore per alcune scene di nudo e per la simulazione di un atto sessuale, e Notti veneziane (1914), tutti realizzati insieme al cameraman Karl Freund.

Negli Stati Uniti, Reinhardt girò un solo film: Sogno di una notte di mezza Estate (1935). Il film, realizzato insieme all’amico Wilhelm Dieterle (che per l’occasione aiutò Rainhardt con la lingua inglese) e con le coreografie di Bronislava Nijinska vinse ben due premi Oscar, per la Miglior Fotografia e per il Miglior Montaggio. In questa occasione, tra l’altro, il regista si accorse per la prima volta del talento di Olivia de Havilland, contribuendo a farla diventare la star internazionale che tutti oggi conosciamo e amiamo.

In poche parole: una mente curiosa e innovativa e uno dei più grandi artisti austriaci del secolo scorso. Il talento di Max Reinhardt ha influenzato e continua ancora oggi a influenzare numerosi registi e cineasti in tutto il mondo e ha dato il via a nuovi modi di intendere la messa in scena stessa. Cinema e teatro si incontrano e sono in grado di regalare al pubblico un’esperienza a 360°, facendolo sentire, anche soltanto per un paio d’ore, in un magico mondo a sé.

Info: la scheda di Max Reinhardt su iMDb; la scheda di Max Reinhardt su www.salzburg.info