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ROOM WITHOUT A VIEW

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di Roser Corella

voto: 7

Room without a View è un documentario doloroso, eterogeneo, colorato. I colori delle protagoniste, i loro abiti, le loro culture così vive e pulsanti si contrappongono fortemente agli ambienti sterili, ai bianchi corridoi dei loro alloggi, alla vita “priva di luce” che le stesse sono costrette a vivere. Alla Diagonale’22.

Donne sole

C’è una particolare realtà, in Libano, che in pochi conoscono. Una realtà in cui l’essere umano non viene considerato in quanto tale e, di conseguenza, sfruttato in modo spesso brutale, senza tenere conto delle proprie esigenze e della propria salute. Queste sono le condizioni in cui vivono numerose lavoratrici provenienti dalla Nigeria, dal Bangladesh, dalle Filippine, giunte in Libano al fine di poter lavorare come cameriere presso ricche famiglie borghesi. Di loro e delle loro sventurate vite ci racconta la regista Roser Corella nel suo documentario Room without a View, presentato in anteprima in occasione della Diagonale’22.

Lo schermo è totalmente nero. Una voce parla al telefono e chiede qualche informazione in più circa le collaboratrici domestiche proposte da un’agenzia. Le clausole dei loro contratti prevedono più di otto ore di lavoro al giorno, soltanto quindici giorni di ferie all’anno e un alloggio personale in una stanza buia, spesso senza alcun affaccio verso l’esterno. Le testimonianze di ognuna di loro, in seguito, parlano da sé. Ambienti bui e squallidi si contrappongono a case eleganti e arredate in modo impeccabile. Al contempo, giovani donne provenienti da diversi paesi del mondo si confidano davanti alla macchina da presa, raccontano alcune loro disavventure e, spesso, piangono.

In Room without a View la regista Roser Corella ha dato voce a ognuna di loro, dedicando particolare attenzione anche a chi ritiene che tale realtà sia accettabile o a chi, conoscendo tutti i drammatici risvolti che la stessa può provocare, si schiera contro chi ha reso possibile tutto ciò.

Room without a View è un documentario doloroso, eterogeneo, colorato. I colori delle donne protagoniste, i loro abiti, le loro culture così vive e pulsanti si contrappongono fortemente agli ambienti sterili, ai bianchi corridoi dei loro alloggi, alla vita “priva di luce” che le stesse sono costrette a vivere. A tal fine, Roser Corella ha optato per un approccio registico decisamente classico, che rinuncia a ogni eventuale virtuosismo e che come unico “vezzo” ha scelto di rappresentare eleganti ambienti borghesi che vengono pian piano arredati con mobili in miniatura.

Un approccio registico apparentemente semplice che, tuttavia, sa essere anche tagliente, soprattutto nei confronti dei datori di lavoro delle protagoniste. Nei momenti in cui vediamo un gruppo di donne parlare delle loro domestiche e lamentarsi di come non sempre i loro compiti siano svolti in modo impeccabile, non possiamo non pensare ad alcuni dei documentari del grande Ulrich Seidl. Anche qui, come nelle opere del regista viennese, chi ha “il coltello dalla parte del manico” viene spesso messo in ridicolo con tutte le sue convinzioni e l’illusione di essere “superiore”. Anche in questo caso, lo spettatore resta particolarmente indignato da determinate dinamiche. Dinamiche che, tuttavia, sembrerebbero destinate a finire, anche se non si sa ancora come né quando. Il desiderio di giovani donne di lasciare il proprio paese e di ricevere un’istruzione ha, pertanto, lo stesso effetto di una piacevole ventata d’aria fresca.

Titolo originale: Room without a View
Regia: Roser Corella
Paese/anno: Austria, Germania / 2021
Durata: 73’
Genere: documentario
Sceneggiatura: Roser Corella
Fotografia: Roser Corella, Alfonso Moral
Produzione: moving mountains films

Info: la scheda di Room without a View sul sito della Diagonale; la scheda di Room without a View su iMDb