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FLIPPER

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di Herbert Holba

voto: 8

In Flipper è il rumore freddo, assordante e disturbante delle biglie all’interno del gioco a fare da protagonista assoluto. La donna parla, ma le sue parole non sono udibili. L’uomo e la donna sono vicini, ma improvvisamente impossibilitati a muoversi, dal momento che sembrano legati in una sorta di camicia di forza. Entrambi fanno delle boccacce e tutto, per un momento, prende una piega volutamente grottesca.

Un mondo di marionette

Un nome che ha avuto molta importanza nella storia del cinema austriaco, Herbert Holba. Già, perché, di fatto, il regista, storico del cinema e conduttore radiofonico ha sempre mostrato grande interesse sia nei confronti di quando realizzato al di fuori dei confini nazionali, sia verso il cinema d’avanguardia, che in Austria vanta numerosi esponenti. Non stupisce, dunque, che i film da lui diretti si distinguano per un approccio e per un linguaggio fortemente sperimentale e anticonvenzionale. Questo, ad esempio, è il caso di The first Day (1971), l’unico lungometraggio da lui realizzato, così come del cortometraggio Flipper, che l’autore ha girato nel 1968.

Il rumore di un flipper, fa, dunque, da leit motiv all’intero film. Un uomo e una donna si guardano intensamente senza parlare. O, meglio, la donna parla ma non possiamo udire le sue parole. I loro volti si avvicinano sempre di più, quasi si sfiorano, ma non si toccano mai. Alcuni uomini, nel frattempo, osservano la coppia. Ognuno di loro indossa una maschera di plastica trasparente. Ognuno di loro si muove in modo quasi meccanico. Cosa accadrebbe, tuttavia, se qualcuno dovesse togliersi la maschera?

La vita, la normale quotidianità, la società, le istituzioni, il lavoro. Gli esseri umani quasi dimenticano di essere tali a causa di continue pressioni esterne. All’interno del mondo in cui viviamo veniamo mossi quasi come se fossimo delle marionette. Come se fossimo le biglie di un flipper. Non sappiamo cosa ci accadrà, spesso ci muoviamo contro la nostra volontà. E a causa di questa continua frenesia, non riusciamo a comunicare con chi ci sta vicino. In Flipper è il rumore freddo, assordante e disturbante delle biglie all’interno del gioco a fare da protagonista assoluto. La donna parla, ma le sue parole non sono udibili. L’uomo e la donna sono vicini, ma improvvisamente impossibilitati a muoversi, dal momento che sembrano legati in una sorta di camicia di forza. Entrambi fanno delle boccacce e tutto, per un momento, prende una piega volutamente grottesca.

Herbert Holba osserva la società con sguardo realista e ironico e la rappresenta sul grande schermo in modo del tutto anticonvenzionale. Proprio come è stato in The first Day, anche in Flipper il regista ha optato per il bianco e nero, perfettamente in grado di conferire al cortometraggio connotazioni universali. Allo stesso modo, nel film non sono presenti dialoghi. Le immagini parlano da sé attraverso un linguaggio anticonvenzionale e universale allo stesso tempo. Un montaggio frenetico, nel frattempo, completa l’opera.

Pur avendo diretto, nel corso della sua carriera, un solo lungometraggio (oltre, ovviamente, a diversi cortometraggi), Herbert Holba ha più volte dimostrato di conoscere molto bene (e non solo teoricamente) il linguaggio cinematografico, rivelandosi particolarmente curioso e desideroso di sperimentare. Flipper – così come gli altri suoi film – è ancora oggi più giovane e attuale che mai. La sua messa in scena è ancora in grado, oggi come ieri, di sorprenderci, di spiazzarci, di farci sorridere, di farci riflettere.

Titolo originale: Flipper
Regia: Herbert Holba
Paese/anno: Austria / 1968
Durata: 6’
Genere: sperimentale, surreale
Cast: Hilde Berger, Götz Frisch, Dieter Haspel, Heinz Herki
Sceneggiatura: Herbert Holba
Fotografia: Kurt Novacek
Produzione: Herbert Holba

Info: la scheda di Flipper su iMDb