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A MILLIONAIRE’S MELANCHOLY

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di Caspar Pfaundler

voto: 8

La macchina da presa è costantemente statica. I personaggi sono spesso in controluce e l’appartamento stesso non ci è dato da vedere per intero. Possiamo solo farcene una vaga idea ogni volta che cambia l’inquadratura. I racconti e i dialoghi tra i protagonisti e il regista fanno da protagonisti assoluti. In A Millionaire’s Melancholy non v’è bisogno d’altro.

Nel cuore di Vienna

Il regista Caspar Pfaundler da sempre si è interessato a piccole realtà sconosciute ai più, che esistono all’interno della città di Vienna. Storie di persone che incontriamo per caso per strada, ma di cui ignoriamo il passato, i pensieri, i sentimenti. Ma anche storie di piccole attività commerciali che per molti anni hanno fatto parte della nostra quotidianità, ma che, solo una volta chiuse per sempre, abbiamo finalmente imparato a conoscere. In A Millionaire’s Melancholy – realizzato nel 2018 – ci viene raccontata, ad esempio, una di queste storie. Una storia ambientata in un appartamento situato nel primo distretto, proprio di fronte alla sede dell’azienda tessile Stastny, che avevamo visto nel documentario Frau Maria and the Liquidation of Stastny Fabrics, realizzato nello stesso anno.

In centro città, dunque, c’è un appartamento in cui vivono tre uomini. Tre uomini non imparentati tra di loro, che per una serie di motivi si trovano a vivere insieme. Ognuno di loro si racconta davanti alla macchina da presa di Caspar Pfaundler, temi come la guerra, l’antisemitismo, ma anche la solitudine, la malattia e i piccoli gesti del quotidiano fanno da protagonisti e ogni avvenimento, ogni ricordo ci sembra quasi come un tassello di un grande puzzle raffigurante un importante capitolo della storia e della cultura ebraica.

La macchina da presa è costantemente statica. I personaggi sono spesso in controluce e l’appartamento stesso non ci è dato da vedere per intero. Possiamo solo farcene una vaga idea ogni volta che cambia l’inquadratura. I racconti e i dialoghi tra i protagonisti e il regista fanno da protagonisti assoluti. In A Millionaire’s Melancholy non v’è bisogno d’altro, nemmeno di musiche. Caspar Pfaundler, dal canto suo, ha optato per un approccio registico il più possibile semplice ed essenziale, che spesso ricorda quasi il cinema di Tsai Ming-liang e che in questo caso si è rivelato la soluzione vincente. Attraverso le parole e i ricordi le immagini prendono vita sul grande schermo e ci sembrano più vive che mai. E, spesso, fanno molto, molto male.

In A Millionaire’s Melancholy capiamo ben presto che i soldi non fanno la felicità. Ognuno dei protagonisti è benestante, eppure il loro “male di vivere” gli conferisce spesso l’aspetto di mendicanti. Il regista osserva ognuno di loro con affetto, ma anche con il distacco necessario a mostrarci le loro storie in modo obiettivo. E così questo suo piccolo e prezioso documentario, che, di fatto, è stato realizzato con un budget molto basso, ci sembra incredibilmente ricco e raffinato. Semplice e complesso allo stesso tempo. Caspar Pfaundler si è rivelato ancora una volta un ottimo osservatore degli esseri umani, perfettamente in grado di dare voce anche a chi è stato da tempo dimenticato. E così, immediatamente, entriamo anche noi a far parte di quel mondo che sul grande schermo ci viene mostrato in modo così fedele e sincero. I soldi non fanno la felicità, ma, forse, l’affetto e la comprensione possono essere d’aiuto. Questo è ciò che comprendiamo in seguito alla visione di A Millionaire’s Melancholy. E, nonostante tutto, alla fine ci viene sempre regalata una seppur debole, ma preziosa speranza.

Titolo originale: Die Melancholie der Millionäre
Regia: Caspar Pfaundler
Paese/anno: Austria / 2018
Durata: 82’
Genere: documentario
Sceneggiatura: Caspar Pfaundler
Fotografia: Caspar Pfaundler
Produzione: Cinema Povero

Info: il sito ufficiale di A Millionaire’s Melancholy