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A DAY IN VIENNA

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di AAVV

voto: 8

In A Day in Vienna gioca un ruolo fondamentale proprio il montaggio. Un montaggio fortemente sperimentale, che attraverso associazioni di immagini ci trasmette un messaggio ben preciso. Cosa ci ricorda tutto ciò?

Benessere

Vienna. Da sempre crocevia tra diverse culture. Una città viva e pulsante, gloriosa capitale dell’Impero Austro-ungarico. Eppure, allo stesso tempo, una città che ha sofferto parecchio durante la guerra. Subito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale era tanta la voglia di ricominciare e, allo stesso tempo, si sentiva il bisogno di trasmettere alla nazione e al mondo l’immagine di una città in cui, dopo la fine della guerra e dell’impero, regnava il benessere e la vita ricominciava (quasi) come se nulla fosse successo. A tal proposito, particolarmente interessante è il documentario A Day in Vienna, realizzato proprio nel 1919 e prodotto dalla Selenophon Talking Ltd, in cui, appunto, vediamo cosa accade nell’arco di una giornata nell’elegante capitale austriaca.

Numerose persone si accingono a salire su un tram. Una panoramica ci mostra la città dall’alto. La macchina da presa si sofferma sui dettagli, sulle statue e sugli altorilievi del duomo di Santo Stefano. Bambini giocano sul prato, mentre un gruppo di visitatori guarda incuriosito gli animali allo zoo di Schönbrunn. E ancora, alcune modelle provano abiti e cappelli in un negozio di abbigliamento, mentre guardano civettuole la telecamera. Numerosi turisti stanno per visitare l’Hofburg, dove un tempo risiedeva l’imperatore.

Tutto questo accade a Vienna, in un giorno qualsiasi del 1919. La città è più viva che mai. Il benessere fa ormai parte della quotidianità. Questo, almeno, è ciò che ci viene mostrato in A Day in Vienna. E nel far vedere a tutto il mondo come la città si stava riprendendo dopo la fine della guerra, particolarmente interessante è l’approccio registico adottato. Già, perché, di fatto, in A Day in Vienna gioca un ruolo fondamentale proprio il montaggio. Un montaggio fortemente sperimentale, che attraverso associazioni di immagini ci trasmette un messaggio ben preciso. Cosa ci ricorda tutto ciò?

Impossibile non pensare, di fatto, al cinema di propaganda russo, che proprio in quegli anni stava sperimentando nuovi linguaggi cinematografici e nuovi modi di raccontare la realtà. L’Uomo con la Macchina da Presa di Dziga Vertov sarebbe stato realizzato soltanto dieci anni più tardi, ma nel frattempo Lev Vladimirovič Kulešov stava dimostrando come un’immagine possa cambiare significato a seconda dell’immagine che la precede o che la segue. E se ripensiamo a un altro grande classico della storia del cinema – La Corazzata Potëmkin, realizzato da Sergej Mihajlovič Eisenstein nel 1925 – ci vengono subito in mente i tre leoni di pietra, simbolo della rivolta in atto.

In A Day in Vienna non ci sono tre leoni, ma tre statue di cavalli. E inquadrature del genere ricorrono spesso durante il documentario. Un documentario che si rivela straordinariamente lungimirante e al passo con i tempi e che per certi versi anticipa alcune tappe fondamentali della storia del cinema stesso. Un documentario che lascia sapientemente che le immagini parlino da sé e che per trasmettere il suo messaggio non ha bisogno di nient’altro. Nemmeno di ridondanti didascalie. Immagini di un tempo passato e di una città (apparentemente) felice.

Titolo originale: A Day in Vienna
Regia: AAVV
Paese/anno: Austria / 1919
Durata: 9’
Genere: documentario
Sceneggiatura: AAVV
Fotografia: AAVV
Produzione: Selenophon Talking Ltd

Info: il sito ufficiale del Filmarchiv Austria