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VILMA DEGISCHER – ALGIDA ELEGANZA

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Se il personaggio dell’Arciduchessa Sofia, il peggior incubo della giovane Sissi/Romy Schneider è diventato talmente iconico e indimenticabile, merito è soprattutto dell’ottima Vilma Degischer, che grazie (anche) al suo aspetto così algido e apparentemente severo si è rivelata l’interprete adatta a impersonare la madre dell’Imperatore Francesco Giuseppe.

Occhi di ghiaccio

In molti ricorderanno la severa Arciduchessa Sofia, madre dell’Imperatore Francesco Giuseppe e suocera dell’Imperatrice Elisabetta negli ormai cult La Principessa Sissi (1955), Sissi, la giovane Imperatrice (1956) e Sissi – Destino di un’Imperatrice (1957), tutti diretti da Ernst Marischka. Se, dunque, il personaggio dell’Arciduchessa Sofia, il peggior incubo della giovane Sissi/Romy Schneider è diventato talmente iconico e indimenticabile, merito è soprattutto dell’ottima Vilma Degischer, che grazie (anche) al suo aspetto così algido e apparentemente severo si è rivelata l’interprete adatta a impersonare la madre dell’Imperatore. Ma chi era, di fatto, Vilma Degischer?

Nata a Vienna il 17 novembre 1911 e figlia di un consigliere di corte, la giovane Vilma Degischer voleva inizialmente diventare ballerina. Per questo motivo iniziò a studiare danza espressiva con le insegnanti Grete Gross, Gertrude Bodenwieser ed Ellinor Tordis. Se, tuttavia, il mondo della danza non avrebbe svolto un ruolo centrale nella sua vita, indubbiamente la sua formazione contribuì a conferirle quella grazie e quell’eleganza tipiche delle nobildonne dei secoli scorsi che sarebbero diventate i suoi segni distintivi sia al cinema che in teatro.

Parallelamente allo studio della danza, infatti, Vilma Degischer iniziò a studiare recitazione presso il Max Reinhardt Seminar di Vienna e il suo debutto a teatro avvenne proprio durante i suoi studi. In questi anni, infatti l’attrice si esibì per la prima volta sul palco in Sogno di una Notte di mezza Estate, diretto dallo stesso Max Reinhardt e che ebbe luogo presso il Deutsches Theater di Berlino. Qui la donna conobbe e si innamorò del suo collega Hermann Thimig, che sposò nel 1939 e dal quale ebbe due figlie: Hedwig e Johanna, diventata anch’ella attrice.

Nel corso della sua lunga e prolifica carriera, Vilma Degischer recitò principalmente in teatro a Vienna, facendo parte fino alla sua morte dell’ensemble del Theater in der Josefstadt, lavorando per un breve periodo anche presso il Volkstheater, interpretando oltre quattrocento ruoli e recitando in pièce teatrali di autori come Arthur Schnitzler, Franz Grillparzer, William Shakespeare, Johann Wolfgang Goethe, Henrik Ibsen e Luigi Pirandello. La sua innata eleganza, la sua perfetta eloquenza e la sua predilezione per il kammerspiel la resero l’interprete perfetta per ruoli di nobildonne, ma anche di protagoniste tormentate, il cui dramma personale stava a rappresentare il fulcro della pièce stessa.

Sebbene l’attrice abbia lavorato relativamente poco al cinema, il suo debutto sul grande schermo avvenne già nel 1931, quando prese parte al lungometraggio Il grande Amore, l’unico film diretto dal suo connazionale Otto Preminger in Austria. Dopo una serie di film meno conosciuti – tra cui Das andere Leben (Rudolf Steinbock, 1948) e Der Komödiant von Wien (Karl Paryla, 1954) – il regista Ernst Marischka la scelse finalmente per la sua trilogia dedicata a Elisabetta di Baviera, al fianco di Romy Schneider e Karlheinz Böhm. Questi lungometraggi la resero celebre a livello mondiale.

Il mondo del cinema, tuttavia, non sembrava interessarle molto. E, infatti, non furono molti i lungometraggi a cui prese parte in seguito alla trilogia di Marischka. Proprio con Ernst Marishka, tuttavia, lavorò nuovamente nel 1958 in Un Posto in Paradiso, mentre con Romy Schneider, che nel frattempo era diventata una star internazionale, prese parte, nel 1963, a Il Cardinale, capolavoro di Otto Preminger. Dopo aver doppiato per la versione tedesca la Madre Superiora (impersonata da Peggy Wood) in Tutti insieme Appassionatamente (Robert Wise, 1965), tra gli ultimi suoi lavori significativi ricordiamo in particolare La Capanna dello Zio Tom (Géza von Radványi, 1965) e Die Strauß-Dynastie, realizzato nel 1991 da Marvin J. Chomsky e incentrato sulla storia della celebre famiglia di compositori.

Il suo vero amore, dunque, era proprio il teatro. E presso lo storico Tehater in der Josefstadt – situato nell’ottavo distretto di Vienna – rimase per tutta la vita, fino alla sua morte, all’età di ottant’anni, avvenuta il 3 maggio 1992 a Baden. Ancora oggi, dunque, Vilma Degischer viene ricordata da tutti con affetto e riverenza. Il suo innato talento, la sua classe e i suoi inconfondibili occhi azzurri hanno contribuito a scrivere un’importante capitolo della storia del teatro e del cinema austriaco.

Info: la scheda di Vilma Degischer su iMDb