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INTERVISTA A SEBASTIAN BRAUNEIS

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In occasione della Diagonale 2021 il regista Sebastian Brauneis ha presentato il suo lungometraggio 1 Verabredung im Herbst. Cinema Austriaco ha avuto l’occasione di fare quattro chiacchiere con lui e di farsi raccontare qualcosa in più circa questo suo ultimo lavoro e circa la sua carriera. Intervista a cura di Marina Pavido.

Marina Pavido: Com’è nata l’idea di girare 1 Verabredung im Herbst?

Sebastian Brauneis: Si tratta di due percorsi che si sono incrociati, proprio come nel film si incrociano varie storie. Per quanto riguarda il primo percorso, mi è capitato di vedere molti film degli anni Cinquanta e degli anni Sessanta, tra cui alcuni film del Neorealismo o classici di Hollywood. Durante il Neorealismo sono stati girati film immediatamente dopo la guerra, si girava in strada, si potevano vedere, ad esempio, le città di Roma o di Siena distrutte dai bombardamenti. Le storie che venivano raccontate sono comunque dei classici: gli uomini si trovano lontano da casa, le donne aspettano e nel frattempo cercano di condurre una vita normale. In ogni caso si tratta di storie molto classiche, soltanto le scenografie sono più “danneggiate” a causa della guerra. I ruoli, così come le relazioni che venivano messe in scena, sono tuttavia gli stessi che abbiamo visto in molte altre occasioni.

In secondo luogo mi sono ispirato a una storia personale: mi ero dato appuntamento con un’amica, ma all’ultimo minuto l’appuntamento è stato cancellato. Mi trovavo in hotel e avevo improvvisamente la serata libera. Ho visto dall’altra parte della strada una macchina piena di giovani, avrei potuto raggiungerli e unirmi a loro, ma poi ho deciso di restare, mi sono messo a riflettere sulle relazioni umane e ho iniziato a scrivere. Questa è una cosa successa circa dieci anni fa.

Mi sarebbe piaciuto girare già prima della pandemia, avevo appena finito il mio film 3Freunde2Feinde, ma poi con la pandemia è stato tutto più difficile e comunque in un periodo di crisi è sempre più complicato trovare finanziamenti. Eppure nonostante la pandemia abbiamo poi deciso di girare, la pandemia non avrebbe dovuto fermarci e far sì che soltanto Netflix avesse la meglio sulle produzioni cinematografiche. La scorsa estate c’erano molte restrizioni ma anche una particolare libertà: dovendo portare le mascherine e avendo sempre il viso coperto (come accade anche in alcune scene del film) si prestava più attenzione agli occhi e allo sguardo delle altre persone e questo è comunque un modo di comunicare molto particolare, se vogliamo molto più attento. E alla fine la lavorazione è andata molto bene e poter realizzare il film è stata quasi una liberazione.

M. P.: Come mai nel titolo si parla proprio di autunno e come mai la storia è ambientata in due precisi giorni d’estate (22 e 23 agosto 2020)?

S. B.: Per quanto riguarda i due giorni estivi non c’è alcun significato in particolare. In realtà il 23 agosto è il mio compleanno e ho trovato la cosa divertente. Quando abbiamo girato le scene presso il distributore di benzina e nella chiesa di campagna ho pensato di poter ambientare la storia in questi due giorni e di inserire all’inizio del film la didascalia “Dove ti trovavi il 22 e il 23 agosto 2020?”. Noi tutti abbiamo dei ricordi, che tuttavia non sono semplicemente nella nostra testa, non ricordiamo sempre esattamente quando qualcosa è avvenuto, ma fanno parte di noi stessi. Porre all’inizio del film questa domanda avrebbe potuto dare adito a una riflessione molto interessante. Inoltre la storia si svolge nell’arco di due giorni e in due giorni il mondo può totalmente cambiare. Questo è qualcosa che trovo estremamente affascinante.

Per quanto riguarda l’autunno, per me ha inizio già alla fine di agosto. Non è quasi più estate, ricomincia la scuola, l’università, si torna a lavoro e in genere dopo Ferragosto è quasi tutto finito. Personalmente amo molto l’estate, l’inverno non mi piace. Ad ogni modo trovo l’autunno una stagione molto interessante che porta con sé anche una forte malinconia. Si tratta quasi della stagione degli adii, di una stagione in cui si ha particolarmente bisogno di sicurezza per poter successivamente affrontare i “giorni bui”.

Mi vengono in mente ad esempio i film L’Avventura o anche L’Eclissi di Michelangelo Antonioni. O comunque l’idea di darsi un appuntamento a cui nessuno poi si presenta. Cosa resterà di quell’appuntamento? Ciò che resta nell’aria e nell’immaginario lo trovo comunque estremamente interessante.

M. P.: Le relazioni tra i personaggi del tuo film sono piuttosto complicate. In che modo rappresentano la società contemporanea?

S. B.: Si tratta di una domanda un po’ complessa, perché io stesso non potrei dire esattamente com’è la società odierna. Oggi accade tutto molto velocemente: con i cellulari o con i computer con un paio di click possiamo fare molte cose, possiamo ad esempio registrare un’intervista, ma anche fare ricerche storiche. Anche i giovani, ad esempio, ne sono diventati dipendenti, anche a causa dei social media, dove possiamo scrivere tutto quello che vogliamo della nostra vita privata.

Ciò che racconta il film è naturalmente molto attuale, i personaggi rimandano all’attualità, anche se il discorso verte sulle relazioni in generale. Le relazioni di per sé non sono complicate, sono le persone che le rendono complicate, magari perché spesso non hanno abbastanza coraggio, sono troppo pigre o sono semplicemente insicure. Ad ogni modo credo che queste storie ci riguardino un po’ tutti. Si tratta di storie che accadono all’improvviso, di tante possibili declinazioni dell’amore o in generale delle relazioni. E ognuna di queste declinazioni ha un particolare fascino.

M. P.: La pandemia ha in qualche modo influenzato la lavorazione del tuo film. Ha anche all’interno del film stesso un particolare significato?

S. B.: In realtà non abbiamo fatto in modo che la pandemia potesse svolgere un ruolo centrale all’interno del film. Comunque abbiamo girato nell’estate del 2020, c’erano ancora delle restrizioni, ma il lockdown era finito e avevamo molta più libertà. Non abbiamo cercato di mettere in scena la pandemia, ma non abbiamo neanche cercato di nasconderla. Si potrebbe dire che “involontariamente” ha influenzato la lavorazione del film, si tratta quasi di una co-autrice (ride, n. d. r.).

M. P.: Quali sono state le maggiori difficoltà che hai incontrato durante la lavorazione del film?

S. B.: L’aspetto più complicato è stata l’organizzazione stessa. Eravamo in tanti, avevamo bisogno di molti materiali, dovevamo fare in modo di portare cibo a sufficienza per tutti, ecc. Però per fortuna non è accaduto nulla di realmente catastrofico, soprattutto perché abbiamo potuto contare sull’aiuto di molte persone che hanno subito capito che non potevamo fare tutto da soli. Questa è stata una delle esperienze più belle che siano capitate sul set.

M. P.: Potresti raccontarci qualche aneddoto divertente che è accaduto sul set?

S. B.: Un aneddoto divertente riguarda la mia collaboratrice Flora Rajakowitsch, che si è occupata del sonoro. Flora aveva creato una sorta di Bullshit Bingo e aveva scritto tutte le frasi o le parole che io dicevo spesso sul set. Ogni volta che pronunciavo la stessa frase lei barrava la casella corrispondente. Inizialmente non me ne ero accorto, ma poi ho notato quante volte durante la lavorazione ho ripetuto le stesse cose (ride, n. d. r.).

Un’altra situazione molto divertente è capitata quando dovevamo portare un vecchio materasso sul set. Quello è il materasso su cui sarebbe dovuto cadere Anton (impersonato da Lukas Watzl, n. d. r.) e inizialmente l’abbiamo portato in giro per tutta la città.

Anche quando abbiamo girato la scena presso il distributore di benzina è capitato che alcune persone che inizialmente non facevano parte del film, erano talmente entusiaste all’idea di poter ballare liberamente tutte insieme che hanno deciso di prendere parte alla scena, ovviamente con le dovute misure di sicurezza.

Ho tanti bei ricordi dal set, ma mi ricordo soprattutto che ero sempre molto stanco (ride, n. d. r.).

M. P.: Tu hai fondato la casa di produzione Studio Brauneis. Quanto è difficile oggi in Austria produrre da sé un film?

S. B.: È importante che otteniamo dei finanziamenti prima di girare un film, perché comunque non possiamo aspettare di ricavarne qualcosa dalla distribuzione. Bisogna che arrivino i finanziamenti prima di girare addirittura la prima scena. Purtroppo per questo motivo ci sono molti film che non possono essere realizzati perché le persone disposte a finanziarli sono troppo poche. I film indipendenti per questo motivo sono molti, ma al contempo ci sono molte altre difficoltà, anche se con la digitalizzazione è complessivamente meno costoso girare un film. Per quanto riguarda la distribuzione, oggi si potrebbe facilmente mettere un film online, ma in questo caso sarebbero poche le persone disposte a pagare per vederlo, dal momento che ci si aspetta che tutto ciò che è su internet dovrebbe essere messo a disposizione gratis. Ma non me la sento di dare la colpa nemmeno ai potenziali spettatori. E poi, al contempo, ci sono piattaforme come Amazon o Netflix che hanno il monopolio di tutto.

Purtroppo per una serie di motivi ci sono artisti che faticano a finanziare le proprie opere, che non riescono a vivere di quello che fanno o che devono fare contemporaneamente tre o quattro lavori, come spesso accade quando si lavora in ambito artistico o culturale. Per quanto mi riguarda, la cosa più importante è che alla fine un film venga realizzato, che alla fine il film possa essere proiettato su uno schermo. Un film e il cinema appartengono e devono appartenere a tutti.

M. P.: Ci sono film o registi in particolare che sono stati quasi un modello per te?

S. B.: Non si tratta precisamente di modelli, perché comunque non mi piacerebbe essere come qualcun altro. Pur apprezzando molti film del passato non tento di rifarmi a essi, perché comunque film del genere esistono già. Piuttosto prendo ispirazione da episodi che ho vissuto, da sensazioni che ho provato, ma allo stesso tempo mi piace trattare argomenti come l’amore, la morte, la solitudine. Argomenti che in qualche modo ci riguardano tutti. Al contempo sono sempre stato affascinato da un cinema come quello di Agnès Varda, ma anche di Dziga Vertov, di Michelangelo Antonioni, che ritengo un grandissimo poeta, o della Nouvelle Vague. In linea di massima mi piacciono film non cinici, in cui è evidente che chi ci ha lavorato ha sempre messo una grande passione in ciò che faceva e ha amato fin dal primo momento il film stesso.

M. P.: Un’ultima domanda: al momento stai lavorando a nuovi progetti?

S. B.: Sì, attualmente ho nuovi progetti. Prima della commedia 3Freunde2Feinde ho realizzato Zauberer, che potrebbe rientrare nei canoni del cinema sado-erotico austriaco (ride, n. d. r.), ma che è in realtà anche una sorta di rivisitazione del classico melodramma, in cui comunque viene affrontato il tema della solitudine. Mi è sempre interessata, tuttavia, anche la dimensione politica e adesso vorrei realizzare una sorta di thriller. La storia ha inizio da un confronto tra un controllore della metropolitana e un gruppo di austro-fascisti. Mi piacerebbe un domani poter realizzare anche un’opera teatrale, magari con un paio di colleghi con cui ho già avuto occasione di lavorare. Questi sono i miei progetti concreti e spero già di poter iniziare a girare tra agosto e settembre, anche se penso di non riuscire a finire tutto prima della Diagonale. Ma chi lo sa? (ride, n. d. r.).

Info: la scheda di Sebastian Brauneis su iMDb