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LAMORTE

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di Xaver Schwarzenberger

voto: 6.5

Nonostante momenti poco convincenti dal punto di vista registico, per i temi trattati Lamorte si è rivelato sotto molti aspetti del tutto coraggioso e lungimirante, un piccolo fiore all’occhiello all’interno della filmografia di Xaver Schwarzenberger e di sua moglie Ulrike.

L’ultimo saluto

Le Invasioni barbariche di Denys Arcand (2003), Million Dollar Baby di Clint Eastwood (2004), ma anche l’ottimo e straziante Amour (2012), frutto di una coproduzione tra Austria e Francia, grazie al quale il regista Michael Haneke si è aggiudicato prima la Palma d’Oro al Festival di Cannes, poi l’Oscar al Miglior Film Straniero (il secondo per l’Austria). Cosa hanno in comune tutte queste pellicole? Come in molti avranno capito, in ognuno dei presenti lungometraggi viene trattato lo spinoso tema dell’eutanasia o, chiamandola in altro modo, della morte assistita. Una questione, la presente, che recentemente ha dato adito a parecchi dibattiti e che, come è naturale, ha destato l‘attenzione anche del mondo della settima arte. Ma se agli inizi degli anni Duemila per la prima volta tale tematica è diventata più che mai attuale anche sul grande schermo, ecco che, già dalla fine degli anni Novanta – e, nello specifico, nel 1996 – c’è chi per primo (o quasi) ha voluto dire la sua in merito. Stiamo parlando del prolifico cineasta Xaver Schwarzenberger, che dopo un esordio al cinema nel 1983 con L’Oceano silenzioso, si è dato quasi esclusivamente alla televisione, insieme alla moglie, la sceneggiatrice Ulrike Schwarzenberger.

Ed è proprio nel 1996, infatti, che Schwarzenberger ha realizzato il suo Lamorte, pensato, appunto, per una distribuzione televisiva e all’interno del quale compare un cast di tutto rispetto, comprendente, tra le altre, Nicole Heesters, Gertraud Jesserer, Senta Berger, Christiane Hörbiger e Inge Konradi.

Tutto ha inizio, dunque, nel momento in cui Iris (Heesters), brillante donna in carriera, decide di organizzare una rimpatriata con le sue ex compagne di classe esattamente trent’anni dopo il loro esame di maturità. Molte di loro non si vedono dal giorno in cui hanno terminato gli studi e durante l’incontro, che ha luogo all’interno di un grande albergo di proprietà di una di loro, verranno inevitabilmente a galla antichi rancori e dissapori. Le cose, tuttavia, prenderanno una piega inaspettata nel momento in cui Iris comunicherà loro che, in quanto malata terminale, ha deciso di togliersi la vita con dei barbiturici proprio quella stessa notte. Il suo ultimo desiderio è, dunque, quello di morire circondata dalle sue vecchie amiche, che la stessa considera come la sua unica, vera famiglia.

In circa un’ora e mezza, dunque, all’interno soprattutto di un unico ambiente, vediamo consumarsi un dramma esistenziale tutt’altro che semplice. E i numerosi interrogativi che ne nascono vengono di volta in volta affrontati dalle protagoniste (e da Ulrike Schwarzenberger in fase di sceneggiatura, ovviamente) senza scadere mai in pericolosi luoghi comuni o banalità di ogni genere. Le protagoniste vengono fuori una a una nel corso della messa in scena e ognuna di loro viene caratterizzata quanto basta per arrivare al pubblico. Allo stesso modo, le figure di contorno – e, nello specifico, quello della domestica della padrona di casa – sono studiate in modo da fare quasi da “guida spirituale” ai personaggi principali. Stesso discorso, tuttavia, non vale per le poche figure maschili che compaiono nel corso del presente lungometraggio: oltre a un misterioso ed enigmatico “Caronte”, sia il marito che il figlio della padrona di casa restano, di fatto, sempre ai margini, non interagendo mai realmente con le protagoniste e, soprattutto – malgrado sporadici episodi -non influendo mai sul corso degli eventi.

Ed è, forse, proprio la scrittura di questi personaggi – insieme a scelte registiche che, man mano che ci si avvicina al finale, risultano a tratti esagerate e posticce – ciò che meno convince del presente Lamorte. L’idea di dar vita, ad esempio, al personaggio di Caronte – che, come possiamo immaginare, racchiude dentro di sé un importante simbolismo – da un lato si è dimostrata vincente, mentre dall’altro ha dato inevitabilmente vita a soluzioni che rimandano chiaramente al paranormale e a conseguenti scelte registiche, luci soffuse virate al blu e finestre che vengono aperte al fine di permettere alle anime di “varcare la soglia”, che stanno indubbiamente a rappresentare una notevole caduta di stile. Peccato. Perché, di fatto, il presente Lamorte si è rivelato sotto molti aspetti del tutto coraggioso e lungimirante, un piccolo fiore all’occhiello all’interno della filmografia di Xaver Schwarzenberger e di sua moglie Ulrike.

Titolo originale: Lamorte
Regia: Xaver Schwarzenberger
Paese/anno: Austria, Germania / 1996
Durata: 90’
Genere: drammatico, corale
Cast: Nicole Heesters, Jonathan Kinsler, Gertraud Jesserer, Inge Konradi, Dolores Schmidinger, Bibiane Zeller, Friedrich von Thun, Christiane Hörbiger, Else Ludwig, Elfriede Irrall, Ulli Philipp, Senta Berger, Paola Loew, Hertha Schell, Lotte Ledl, Max von Thun
Sceneggiatura: Ulrike Schwarzenberger
Fotografia: Xaver Schwarzenberger
Produzione: Bayerischer Rundfunk, TeamFilm Produktion, Telepool, ORF

Info: la scheda di Lamorte su iMDb