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IL CINEMA HORROR IN AUSTRIA

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Malgrado diverse pellicole – molte delle quali particolarmente degne di nota – realizzate dalle origini del cinema, fino ai giorni nostri il cinema horror in Austria non ha mai ancora visto un gruppo di cineasti prendere una comune direzione per dar vita a una vera e propria corrente. Almeno fino a oggi.

Tutti i volti della paura

A partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, in Austria iniziò a crescere il desiderio dei singoli cineasti di scardinarsi da tutti i cliché e le linee guida che, nei decenni precedenti, avevano imposto determinati dettami all’interno della produzione cinematografica nazionale. Da quel momento in avanti, dunque, si iniziò a puntare molto sul cinema sperimentale – grazie anche alle influenze del contemporaneo Azionismo Viennese – e su generi precedentemente poco considerati. E se, dunque, al giorno d’oggi, l’Austria può vantare una cinematografia ricca e variegata, particolarmente degno di nota è il genere horror, il quale, tuttavia, sta a rappresentare, ad oggi, soltanto una minima parte della produzione cinematografica nazionale. Malgrado ciò, vi sono, attualmente, numerosi cineasti che da anni si dedicano quasi esclusivamente a pellicole horror, grazie ai quali, attualmente, il cinema horror in Austria viene osservato con maggiore curiosità anche al di fuori dei confini nazionali.

Ma per capire meglio come abbiamo fatto ad arrivare a questo punto, bisogna fare un piccolo salto indietro nel passato. Come sappiamo, dunque, già dai primi del Novecento, nella vicina Germania iniziava a prendere piede la corrente artistica dell’Espressionismo, la quale nel 1920 – con Il Gabinetto del Dottor Caligari di Robert Wiene – ha visto la sua consacrazione ufficiale anche nel mondo del cinema. E anche se in Austria tale corrente non ha avuto grande risonanza, è proprio grazie a Robert Wiene che la produzione cinematografica austriaca ha visto un primo, rilevante titolo horror. Stiamo parlando dell’ottimo Le Mani dell’Altro, realizzato da Wiene nel 1924, durante un lungo periodo trascorso proprio in Austria. Questa prima contaminazione espressionista, tuttavia, non ha avuto un grande seguito e dopo diversi decenni in cui in patria si prediligeva la produzione di commedie sentimentali, spesso anche a carattere musicale, furono assai differenti le strade intraprese dai registi negli anni immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Ed ecco che, immediatamente, torniamo proprio all’Azionismo Viennese, che, su tutto, puntava a stupire lo spettatore, a scioccarlo – anche mediante scene e performance che vedevano coinvolti gli stessi artisti, animali, o, addirittura, sangue e feci – per una tagliente critica nei confronti della censura e, più in generale, della società dell’epoca, colpevole di un forte fascismo latente, malgrado la guerra e la dittatura fossero finite da diversi anni.

Tra i principali esponenti dell’Azionismo Viennese ricordiamo gli artisti Otto Muehl, Hermann Nitsch, Kurt Kren e VALIE EXPORT, giusto per fare qualche esempio. Eppure, le loro opere e i loro filmati volutamente scioccanti e disturbanti non erano da ascriversi propriamente al genere horror, sebbene in parte lo abbiano influenzato.

Uno dei primi interessanti cortometraggi di genere – che già per il suo approccio lasciava intuire una buona propensione anche per il cinema sperimentale – è indubbiamente Der Rabe (tradotto letteralmente: il corvo), diretto nel 1951 dal pittore e fotografo Kurt Steinwendner, nonché primo vero prodotto avanguardista della cinematografia austriaca del dopoguerra. Il film consiste nella trasposizione per immagini della nota poesia Il Corvo di Edgar Allan Poe e, da un punto di vista visivo, mostra chiare influenze anche da parte dell’Espressionismo tedesco. Ma anche in questo caso, di fatto, non parliamo di un filone vero e proprio, in quanto le produzioni horror dell’epoca e degli anni a venire sono da considerarsi come estemporanee incursioni nel genere da parte di cineasti soliti dedicarsi, di volta in volta, a ogni più disparato genere cinematografico, al fine di mettere in luce perlopiù le brutture della società contemporanea (austriaca e non solo).

Se c’è, infatti, qualcuno che, nel corso degli anni si è divertito a sperimentare l’horror in Austria, questi è Michael Haneke, che con i suoi due Funny Games (1997) e Funny Games U. S. (2007) ha messo in scena un’inquietante situazione domestica, in cui la vita di una famigliola felice viene totalmente stravolta dall’arrivo improvviso di due sconosciuti. Al fine di accrescere il senso di angoscia nello spettatore, Haneke si è avvalso di un riuscitissimo fuori campo, divenuto, nel corso degli anni, il suo marchio di fabbrica, proprio come a suo tempo il maestro Fritz Lang aveva sperimentato nel capolavoro M – Il Mostro di Düsseldorf (1931). Ma, ad ogni modo, nonostante il successo delle due pellicole, Michael Haneke non si è più dedicato (almeno fino a oggi) al genere horror. La sua è stata soltanto una breve “incursione”, così come lo è stata anche quella di Jessica Hausner, quando, nel 2004, con il suo Hotel, ha attinto a piene mani proprio dall’Espressionismo per mettere in scena le vicende di una giovane receptionist alle prime armi, alle prese con misteriose sparizioni, ambienti cupi, corridoi apparentemente infiniti e boschi che, durante la notte, sembrano diventare ancora più inquietanti.

E proprio a proposito dell’Espressionismo, facendo un salto nel tempo fino ai giorni nostri, ecco che troviamo diversi cineasti che della celebre corrente artistica degli anni Venti hanno preso parecchi spunti, improntando la loro intera filmografia su un simile approccio. Impossibile non pensare, ad esempio, alla coppia di registi formata da Veronika Franz e Severin Fiala (lei è la moglie del grande Ulrich Seidl, lui è il loro nipote). Probabilmente i registi di genere maggiormente apprezzati al di fuori dei confini nazionali, Veronika Franz e Severin Fiala vengono considerati, ad oggi, i più importanti esponenti del cinema horror contemporaneo austriaco.

Dopo un esordio nel 2012 con il documentario Kern, a partire dal 2014 i due si sono dedicati definitivamente al genere horror, realizzando Goodnight Mommy, il loro primo lungometraggio di finzione, presentato in anteprima alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia 2014. Grazie a Goodnight Mommy, i due registi si sono finalmente affermati anche al di fuori dei confini nazionali. Interessante notare come, all’interno del presente lungometraggio, una natura selvaggia e custode dei più agghiaccianti segreti e una casa isolata dalle forme spigolose e anguste stiano a ricordare proprio la fortunata corrente degli anni Venti. Proprio come è stato, nel 2019, per The Lodge, la loro ultima fatica. Veronika Franz e Severin Fiala fanno parte, dunque, di quei cineasti austriaci che, nei giorni nostri, hanno deciso definitivamente di dedicarsi al genere horror.

Insieme a loro, altri importanti esponenti del cinema horror in Austria sono Andreas Prochaska (SMS- 3 Giorni e 6 morto, realizzato nel 2006, e In 3 Tagen bist du tot 2, del 2008), suo figlio Daniel, che nel 2020 ha fatto il suo esordio nel genere con The creepy House, Marvin Kren, solito dedicarsi principalmente a produzioni televisive, ma che nel 2013, con Ghiacciaio di Sangue, ha realizzato una sorta di remake/omaggio a La Cosa di John Carpenter (1982) e, infine, il giovane Dominik Hartl, il quale, dopo un esordio nel 2015 con Beautiful Girl, si è definitivamente consacrato all’horror realizzando, l’anno successivo, il divertente Attack of the Lederhosen Zombies e, nel 2018, lo slasher Party hard die young.

Tanti nomi, dunque, per altrettanti film horror, i quali non fanno parte, tuttavia, di un vero e proprio filone unitario all’interno della produzione cinematografica nazionale. Malgrado, dunque, diverse pellicole – molte delle quali particolarmente degne di nota – il cinema horror in Austria non ha mai ancora visto un gruppo di cineasti prendere una comune direzione per dar vita a una vera e propria corrente. Almeno fino a oggi.

Info: la scheda di Robert Wiene su iMDb; la scheda di Kurt Steinwendner su iMDb; la scheda di Michael Haneke su iMDb; la scheda di Veronika Franz su iMDb; la scheda di Severin Fiala su iMDb