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RADETZKYMARSCH

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di Axel Corti e Gernot Roll

voto: 7.5

Nel Radetzkymarsch di Axel Corti (terminato da Gernot Roll dopo la morte improvvisa del regista), parallelamente alla parabola sull’impero v’è un particolare focus sul rapporto padre/figlio e su quanto i due protagonisti non siano mai riusciti a dirsi. Il tutto messo in scena grazie anche alle ottime performance di un ricercato cast, all’interno del quale si distingue soprattutto il grande Max von Sydow.

Un altro capitolo di storia

Il romanzo La Marcia di Radetzky, scritto da Joseph Roth nel 1932, sta a rappresentare uno dei titoli essenziali all’interno della produzione letteraria austriaca. Tale opera, infatti, nel raccontare una singola storia famigliare, osserva da vicino gli ultimi anni dell’Impero Asburgico e gli effetti che lo stesso ha avuto sulla popolazione. Il presente romanzo, dunque, ha avuto una risonanza tale da spingere diverse case di produzione a voler realizzare a tutti i costi una trasposizione cinematografico-televisiva. E se negli anni Sessanta – e, nello specifico, nel 1964 – ha ottenuto numerosi consensi la miniserie omonima firmata Michael Kehlmann, ben trent’anni più tardi Radetzkymarsch – diretto da Axel Corti e terminato, in seguito alla morte improvvisa di quest’ultimo, dal direttore della fotografia Gernot Roll – ha ottenuto un successo ancora maggiore, in quanto frutto di una coproduzione tra Germania, Francia e Austria e grazie anche a un cast che vedeva al proprio interno, tra gli altri, anche il grandissimo Max von Sydow, Charlotte Rampling e Jean-Louis Richard.

La storia è quella che in molti ormai conoscono: durante la battaglia di Solferino, il sottotenente Josef von Trotta salva la vita al giovane imperatore Francesco Giuseppe I. In seguito al suo gesto eroico, il giovane viene immediatamente insignito di un titolo nobiliare, da lui stesso rifiutato nel momento in cui, molti anni dopo, si renderà conto di quanto la reale storia fosse stata montata e dell’ipocrisia dell’Impero stesso. Ad ogni modo, suo figlio Franz (un immenso Max von Sydow), al fine di ribellarsi contro suo padre, continuerà per tutta la vita a onorare l’impero, sentendosi orgoglioso ogni volta che una banda musicale suona la Marcia di Radetzky in suo onore, davanti a casa sua, e spingendo suo figlio Karl-Josef (Tilman Günther) a entrare nell’esercito. Il ragazzo, tuttavia, sembra assai poco incline alla vita militare e la tal cosa gli creerà non pochi conflitti interiori.

Se, dunque, nella prima serie diretta da Michael Kehlmann a svolgere un ruolo centrale all’interno della messa in scena erano sostanzialmente due ritratti – quello del nonno von Trotta e quello dell’imperatore Francesco Giuseppe, spesso collocati l’uno accanto all’altro – nel Radetzkymarsch di Corti e Roll, parallelamente alla parabola sull’impero v’è un particolare focus sul rapporto padre/figlio e su quanto i due protagonisti non siano mai riusciti a dirsi. A una voce narrante (ruolo affidato all’attore Udo Samel) il compito di esternare i pensieri di Franz e Karl-Josef. E sono soprattutto i sentimenti che Franz prova per suo figlio – e che non riesce mai a esternare – a essere qui messi in scena, per poi arrivare a uno dei momenti più intensi e toccanti di tutto il film (reso tale grazie anche all’ottima performance di von Sydow), in cui Franz, appena prima del finale, dopo aver ricevuto una lettera che lo informava circa le sorti di suo figlio al fronte, si reca in ogni angolo della città a informare anche tutti i suoi conoscenti.

Tornando con la mente al Radetzkymarsch di Kehlmann, ecco che questo ultimo lavoro di Axel Corti risulta ulteriormente ampliato, anche più romanzato, e che, rispetto al precedente lungometraggio, non punta a giocare di sottrazione, ma, al contrario, ci regala frequenti focus sui primi piani dei protagonisti e sui loro corpi nei momenti di intimità. Tenendo presente, dunque, che questo lavoro di Corti è stato pensato esclusivamente per la televisione, possiamo renderci facilmente conto di come lo stesso non sia stato penalizzato da pregressi dettami, ma, al contrario, di fianco a determinate regole da seguire, rivela una buona padronanza del mezzo, per una messa in scena frutto di un’esperienza pluridecennale. E non a caso, anche al giorno d’oggi, Axel Corti è considerato uno dei più importanti nomi all’interno della cinematografia austriaca. Resta l’amaro in bocca, dunque, quando si pensa che il regista, scomparso proprio durante le riprese, non abbia potuto vedere questo suo ultimo lavoro finito. E Gernot Roll, dal canto suo, ce l’ha messa davvero tutta a portare a termine come si deve il lavoro che il suo predecessore aveva iniziato. Come risultato finale, sono numerosi gli spettatori, anche al di fuori dei confini nazionali, che si sono commossi e appassionati alla storia della famiglia von Trotta.

Titolo originale: Radetzkymarsch
Regia: Axel Corti, Gernot Roll
Paese/anno: Austria, Germania, Francia / 1994
Durata: 255’
Genere: drammatico, storico, guerra
Cast: Max von Sydow, Charlotte Rampling, Claude Rich, Tilman Günther, Jean-Louis Richard, Julia Stemberger, Elena Sofia Ricci, Friedrich W. Bauschulte, Ferenc Bacs, Bruno Dallansky, Karlheinz Hackl, Gustl Halenke, Miguel Herz-Kestranek, Jan Kehar, Michèl Keller, Josef Kemr, Fritz Muliar, Karoly Mecs, Zdenek Rehor, Michael Schönborn, Ernst Stankovski, Alexander Strobele, Franz Tscherne, Friedrich von Thun, Gert Voss
Sceneggiatura: Georges Conchon, Axel Corti, Louis Gardel, Jean Lagache, Erik Orsenna
Fotografia: Gernot Roll
Produzione: Satel Film, ORF

Info: la scheda di Radetzkymarsch su iMDb; la scheda di Radetzkymarsch sul sito della Austrian Film Commission