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JOSEF VON STERNBERG – POTERE E DESIDERIO

Al giorno d’oggi, a distanza di anni, nessuno si è dimenticato del grande talento di Josef von Sternberg, considerato di diritto uno dei grandi maestri della storia del cinema. Il suo speciale contributo alla settima arte lo ha reso ufficialmente immortale.

Il re del noir

Quando pensiamo a un regista come Josef von Sternberg, non può non venirci in mente anche l’iconica attrice Marlene Dietrich, che fu scoperta e lanciata proprio da Sternberg e con il quale realizzò ben sette film. Perché, di fatto, a detta di molti artisti e critici a lui contemporanei, nessuno sapeva valorizzare le figure femminili come von Sternberg, il quale, a sua volta, riusciva a creare una giusta commistione tra sensualità e rimorso, tra onirico e realismo, tra grottesco e paradosso, il tutto condito da raffinate velature noir.

E del genere noir Josef von Sternberg fu uno dei maestri indiscussi, al punto da essere considerato a tutti gli effetti uno dei precursori del suddetto genere cinematografico già nella gloriosa Hollywood dell’epoca del muto.

Nato a Vienna come Jonas Sternberg il 29 maggio 1894 da una famiglia di origini ebraiche che versava in difficoltà economiche, il giovane si trasferì negli Stati Uniti già dall’età di tre anni, in quanto suo padre Moses – ex soldato per l’esercito austro-ungarico – sperava di trovare nel Nuovo Continente un impiego che gli permettesse di mantenere i propri famigliari. Il rapporto tra i genitori, tuttavia, non era affatto facile e, dopo qualche tempo, la madre di Josef – Serafine Singer – decise di andare via di casa, tornando a Vienna con i figli. Questo rapporto conflittuale tra i genitori avrà modo di influenzare, in futuro, le opere del regista, il quale prenderà spunto dalla sua storia famigliare per sceneggiature dai risvolti inquietanti, vero marchio di fabbrica del suo cinema. Dovranno trascorrere ancora diversi anni, tuttavia, prima che Josef potesse tornare negli Stati Uniti, pur continuando a provare, per tutta la vita, una forte nostalgia nei confronti della sua città natale, nella quale – a sua detta – aveva trascorso i momenti più felici della sua infanzia.

Ad ogni modo, a quattordici anni – ossia nel 1908 – Josef von Sternberg si trovava nuovamente in America e, dopo aver frequentato per un anno la Jamaica High School di New York, iniziò a lavorare saltuariamente come modista e magazziniere. Il mondo del cinema, tuttavia, non si fece attendere molto e tre anni dopo, il ragazzo iniziò a lavorare come tuttofare per la World Film Company di Fort Lee, per poi diventare responsabile del montaggio e della titolazione, acquisendo, così, i suoi primi crediti ufficiali all’interno di diversi lungometraggi.

La carriera di von Sternberg – a cui, analogamente a quanto accadde al collega e connazionale Erich von Stroheim, la particella “von” del cognome fu aggiunta successivamente, al fine di far acquisire prestigio al suo stesso nome, nel momento in cui si accingeva a trovare lavoro per le varie case cinematografiche – iniziò, dunque, pian piano a decollare. A partire dal 1919, il ragazzo iniziò a lavorare come assistente per i registi Roy William Neill, Hugo Ballin, Wallace Worsley e Lawrence C. Windom, specializzandosi sempre di più anche nel montaggio, fino ad arrivare a realizzare il suo primo film nel 1925. Stiamo parlando di The Salvation Hunters, dalle forti valenze simboliste e sperimentali, dove già si potevano intuire le principali caratteristiche del suo cinema. Il film ottenne numerosi consensi e colpì in particolar modo addirittura Charlie Chaplin. Da quel momento in avanti, Josef von Sternberg non si fermò più e iniziò a realizzare un film dopo l’altro.

Nel 1927 fu la volta di Le Notti di Chicago (Underworld), primo vero noir realizzato dall’autore, nel 1928 vide la luce I Dannati dell’Oceano (The Docks of New York), mentre nel 1929 il regista realizzò finalmente il suo primo film sonoro: La Mazzata (Thunderbolt). Eppure, nonostante i numerosi consensi ottenuti non solo da parte del pubblico, ma anche dai suoi colleghi (basti pensare, ad esempio, che Le Notti di Chicago era il film preferito di Luis Buňuel), la svolta decisiva nella sua carriera doveva ancora arrivare. Dopo essere tornato per qualche tempo in Europa, Josef von Sternberg, recatosi in Germania, incontrò e si innamorò di Marlene Dietrich. Con lei realizzò l’ormai cult L’Angelo Azzurro nel 1930 (primo film sonoro in assoluto prodotto in Germania), dove la sua poetica era ormai matura, dove scenografie ben studiate ed estremamente cariche di oggetti contribuivano a conferire all’intero lavoro un riuscito senso di claustrofobia, dove sapienti stacchi di montaggio venivano realizzati mediante raffinate dissolvenze incrociate atte a dare fluidità alla scena e dove tematiche come il desiderio, l’ossessione e i giochi di potere assumevano un ruolo del tutto centrale. E le influenze del suo connazionale Max Reinhardt, così come dell’Espressionismo tedesco appaiono, qui, più che mai palesi.

Con Marlene Dietrich, dunque, Josef von Sternberg realizzò altri sei film, questa volta tutti negli Stati Uniti: Marocco (1930), Disonorata (1931), Shangai Express (1932), Venere bionda (1932), L’Imperatrice Caterina (1934) e Capriccio spagnolo (1935). Questo è considerato da molti il periodo più prolifico di tutta la carriera di von Sternberg.

Dopo la fine del sodalizio con la Dietrich, il regista iniziò a ottenere sempre minori consensi da parte della Hollywood che spesso era stata duramente criticata dallo stesso all’interno dei suoi film. Sempre più affascinato dalla cultura orientale, von Sternberg realizzò in quegli anni un numero relativamente basso di pellicole, tra cui, su tutte, I Misteri di Shangai (The Shangai Gesture, 1941) e L’Isola della Donna contesa, realizzato in Giappone nel 1953, nonché suo ultimo film. La presente pellicola non ottenne, purtroppo, il successo sperato, ma da molti viene ancora oggi considerata come il capolavoro di Josef von Sternberg, summa di tutti gli elementi che hanno reso unica la sua cifra stilistica, nonché lungometraggio in cui la cultura orientale svolge finalmente un ruolo centrale.

Dimenticato da Hollywood ma non dai suoi estimatori, il regista non realizzò più nessun film, ma si limitò a fare uscire una sua autobiografia, Fun in a Chinese Laundry, nel 1966, ossia tre anni prima della sua morte, avvenuta a Hollywood il 22 dicembre 1969.

Al giorno d’oggi, a distanza di anni, nessuno si è dimenticato del grande talento di Josef von Sternberg, considerato di diritto uno dei grandi maestri della storia del cinema. Il suo stile inconfondibile, dove realismo e onirico hanno creato una commistione perfetta e dove potere, desiderio, rimorso e sottili giochi psicologici hanno sempre ricoperto ruoli da protagonisti, è stato sempre, in qualche modo, emulato. Il suo speciale contributo alla settima arte lo ha reso ufficialmente immortale.

Info: la scheda di Josef von Sternberg su iMDb; la scheda di Josef von Sternberg sul sito dell’Enciclopedia Treccani