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DER SCHÖNSTE PLATZ AUF ERDEN

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di Elke Groen

voto: 8

Un documentario, il presente Der schönste Platz auf Erden, che, forte di un’estetica che punta principalmente all’essenziale e che di lunghi momenti di contemplazione fa il proprio marchio di fabbrica, punta il dito direttamente contro chi, privo di ogni qualsivoglia autonomia di pensiero, si lascia condurre per mano da chi la sa più lunga di lui, decidendo di tenere ora per una, ora per l’altra fazione, a seconda di ciò che potrebbe convenirgli. Proprio come farebbe un nutrito gruppo di oche starnazzanti di orwelliana memoria.

C’era una volta, nel tranquillo Burgenland…

Der schönste Platz auf Erden. “Il posto più bello del mondo”. Così suona il titolo dell’ultima fatica dell’apprezzata documentarista Elke Groen, che avrebbe dovuto aprire la Diagonale 2020, successivamente annullata a causa della pandemia da Coronavirus. Ma qual è o, comunque, quale sarebbe il posto più bello del mondo qui descritto da Elke Groen?

All’interno dello stato federale del Burgenland v’è una piccola cittadina di nome Pinkafeld. In questa cittadina abitano poco meno di seimila persone. Tutto sembra scorrere in modo tranquillo. E la macchina da presa della regista ci mostra le strade vuote e silenziose – con soltanto qualche chiacchiericcio diegetico proveniente dall’interno di alcune abitazioni – mentre il sole si accinge a tramontare.

Poi, di punto in bianco, cambio di scena. Il paese si anima, molti giornalisti e operatori tv affollano la piazzetta: le elezioni del 2016 si avvicinano e tutti gli abitanti sono pronti a sostenere Norbert Hofer, esponente del partito di estrema destra FPÖ, nonché originario proprio di Pinkafeld. Lo sostengono proprio tutti. Persino chi, solitamente, è solito votare per la coalizione opposta.

Ancora gli abitanti non sanno che, da quel momento in avanti, sarebbero stati chiamati alle urne ancora molte e molte volte. E Der schönste Platz auf Erden ci mostra proprio questo: la vita di questa piccola cittadina a partire dal 2016, i suoi abitanti, le loro – spesso contraddittorie – idee, la normale quotidianità, con tanto di sporadiche manifestazioni, e momenti di condivisione all’interno della piccola taverna del paese.

Un documentario, il presente Der schönste Platz auf Erden, che, forte di un’estetica che punta principalmente all’essenziale – perfettamente in linea con la poetica dell’autrice – e che di lunghi momenti di contemplazione fa il proprio marchio di fabbrica, punta il dito direttamente contro chi, privo di ogni qualsivoglia autonomia di pensiero, si lascia condurre per mano da chi la sa più lunga di lui, decidendo di tenere ora per una, ora per l’altra fazione, a seconda di ciò che potrebbe convenirgli. E a seconda di quello che la gente potrebbe pensare. Proprio come farebbe un nutrito gruppo di oche starnazzanti di orwelliana memoria.

Al contempo, il gestore della discoteca Hallelujah si lamenta della mancanza di clienti. Vi sono diverse ragioni per cui gli stessi non si fanno più vedere nel locale. Eppure, le sue origini rom non dovrebbero essere più un problema: a causa dei numerosi profughi provenienti da tutto il mondo, il nemico da combattere è diventato, ormai, un altro. Allo stesso modo, una numerosa famiglia siriana si dice perfettamente integrata nella cittadina di Pinkafeld. Non sarà facile, per loro, dover cambiare, un domani, casa, città e abitudini.

E il tutto accade mentre fuori dai confini cittadini si scatena il finimondo, tra politici che perdono sempre più consensi, nuove elezioni in vista, governi che cadono, coalizioni che cambiano e importanti esponenti costretti a dimettersi a causa di alcune truffe appena scoperte.

Lontano dalla caotica capitale di Vienna, Elke Groen, in Der schönste Platz auf Erden, ha preso ad esempio non soltanto la cittadina di origine di Norbert Hofer, ma anche – e soprattutto – un piccolo centro abitato, al fine di tracciare un ritratto il più possibile esaustivo degli abitanti di provincia e di tutte le dinamiche che hanno fatto sì che negli scorsi anni si sia dovuti andare così tante volte alle urne.

Critica, ma mai giudicante, vicina a ciò che è solita filmare con la sua macchina da presa, ma anche distante quanto basta per una visione obiettiva dei fatti, Elke Groen è, ad oggi, una delle autrici più interessanti per quanto riguarda il cinema documentaristico austriaco contemporaneo. E questo suo Der schönste Platz auf Erden, così incredibilmente attuale da farsi immediatamente universale sta ulteriormente a confermare il suo talento da cantrice dei giorni nostri. Con anche un gradito pizzico di ironia e di sarcasmo al proprio interno.

Ormai è notte sulla piccola cittadina di Pinkafeld. Gli abitanti si accingono a rientrare nelle loro case e a radunare gli animali in cortile. Ciò che accadrà domani, non ci è ancora dato da sapere. Ma viste determinate dinamiche e tendenze già ampiamente collaudate, possiamo facilmente immaginarlo. Un possibile cambiamento richiederebbe, molto probabilmente, uno sforzo troppo grande.

Titolo originale: Der schönste Platz auf Erden
Regia: Elke Groen
Paese/anno: Austria / 2020
Durata: 87’
Genere: documentario
Sceneggiatura: Elke Groen
Fotografia: Elke Groen
Produzione: Golden Girls Filmproduktion, Groen.Film

Info: la scheda di Der schönste Platz auf Erden sul sito della Diagonale; la scheda di Der schönste Platz auf Erden sul sito della Austrian Film Commission; la scheda di Der schönste Platz auf Erden su iMDb