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ONCE WERE REBELS

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di Johanna Moder

voto: 6.5

Once were Rebels si presenta immediatamente come un lungometraggio ambivalente. Se, infatti, da un lato, i toni della commedia e del paradosso imperano per quasi tutta la durata del film, ecco che ben presto ne viene fuori un’analisi sui rapporti d’amore e famigliari, nonché sulle condizioni di vita di alcuni rifugiati provenienti dalla Russia, ricercati unicamente per aver tentato di difendere la propria libertà.

Dalla Russia con furore

Un amico chiede aiuto. Che fare? Di certo, sarà capitato a tutti di dare una mano, di quando in quando, a un amico in difficoltà. Eppure, a volte, da situazioni apparentemente semplici, ci si può ritrovare in condizioni del tutto inaspettate. E questo è proprio quanto è accaduto a Helene (impersonata da Julia Jentsch), protagonista di Once were Rebels (titolo originale: Waren einmal Revoluzzer), ultima fatica della regista Johanna Moder, che avrebbe dovuto far parte della selezione ufficiale della Diagonale 2020, annullata a causa della pandemia da Covid-19.

Helena, dunque, è felicemente sposata e ha due figlie. Dopo diversi anni di silenzio riceve una telefonata dalla Russia da parte di Pawel, un suo ex fidanzato, il quale, al fine di potersi procurare un permesso per tornare in Austria, ha urgentemente bisogno di soldi. Helena, dunque, approfitterà del fatto che Volker (Marcel Mohab), un loro amico in comune, dovrà recarsi a Mosca per lavoro, per mandare a Pawel il denaro necessario. Provando ancora dei sentimenti per lui, la donna approfitterà della lontananza del marito (Manuel Rubey) e manderà le figlie dai nonni, al fine di ospitarlo qualche giorno a casa sua. Dopo essere andata a prenderlo in stazione, tuttavia, scoprirà che l’uomo è giunto in Austria con la moglie e con il figlioletto appena nato. Che fare per convincere lui e la sua chiassosa famiglia ad andare via da casa sua?

Once were Rebels si presenta immediatamente come un lungometraggio ambivalente. Se, infatti, da un lato, i toni della commedia e del paradosso imperano per quasi tutta la durata del film, ecco che ben presto ne viene fuori un’analisi sui rapporti d’amore e famigliari, nonché sulle condizioni di vita di alcuni rifugiati provenienti dalla Russia, ricercati unicamente per aver tentato di difendere la propria libertà.

Nessuno è realmente senza macchia, in Once were Rebels. Nemmeno la stessa Helena, colpevole di essersi adagiata in una collaudata comfort zone, pur desiderando chiaramente una relazione extraconiugale con il suo ex. Ma, al contempo, vi sono anche dei personaggi che vengono via via rivalutati, come, su tutti, la stessa moglie di Pawel, apparentemente presuntuosa e viziata, ma che si rivela essere stata una sorta di eroina nel suo paese.

In poche parole, ogni certezza che inizialmente ci viene data, viene, nel corso della visione, totalmente ribaltata. E Johanna Moder, dal canto suo, ha saputo dar vita a uno script (in collaborazione con gli stessi Marcel Mohab e Manuel Rubey) complessivamente pulito, che soltanto verso la fine sembra voler cercare a tutti i costi una soluzione affrettata e poco credibile. Uno script che, di fianco a scenette tragicomiche, indaga sui rapporti umani e punta il dito contro la classe altoborghese e i suoi comportamenti “di facciata”. Nessuno conosce a fondo sé stesso, né tantomeno chi vive al proprio fianco. Nemmeno quando si è addirittura psicologi di professione, come lo stesso Volker e il padre di lui, impersonato da Josef Hader, qui in una partecipazione amichevole.

Tutto questo voler indagare sui rapporti umani e sui propri sentimenti, tra l’altro, ci ricorda da vicino il cinema di Woody Allen. Soprattutto se pensiamo alle numerose situazioni paradossali che vengono messe in scena. Ma questa, se vogliamo, è un’arma a doppio taglio. “Viziati”, infatti, da un cinema sì leggero e irriverente, sì tagliente e a volte politicamente scorretto, ma anche incredibilmente profondo e introspettivo come quello del maestro di New York, non possiamo non storcere il naso ogni qualvolta ci si presenti davanti agli occhi un prodotto che vuole in qualche modo emularlo, ma che finisce inevitabilmente per rivelarsi assai più fiacco di quanto inizialmente potesse sembrare. E questo, purtroppo, è anche il rischio che corre il presente Once were Rebels: prodotto sì complessivamente gradevole, ma non privo di imperfezioni, che certamente avrebbe giovato di un maggiore approfondimento di alcuni personaggi (soprattutto per quanto riguarda la chiassosa famiglia russa) e che riuscirebbe a guadagnare dei punti solo se non paragonato a quanto di simile realizzato in passato. Ma questa, di fatto, sarebbe tutta un’altra storia.

Titolo originale: Waren einmal Revoluzzer
Regia: Johanna Moder
Paese/anno: Austria / 2019
Durata: 104’
Genere: commedia
Cast: Julia Jentsch, Manuel Rubey, Aenne Schwarz, Marcel Mohab, Lena Tronina, Tambet Tuisk, Josef Hader, Johann Bednar, Max Spiess, Daniel Wagner, Markus Zett
Sceneggiatura: Johanna Moder, Marcel Mohab, Manuel Rubey
Fotografia: Robert Oberreiner
Produzione: FreibeuterFilm

Info: la scheda di Once were Rebels su iMDb; la scheda di Once were Rebels sul sito della Diagonale; la scheda di Once were Rebels sul sito della Austrian Film Commission