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HANS MOSER – HALLO, DIENSTMANN!

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Sono all’incirca centoquaranta i film a cui Hans Moser ha preso parte nel corso della sua carriera. E i personaggi che maggiormente riuscirono ad arrivare al pubblico furono quelli di tenere figure paterne, a volte goffe e impacciate, che spesso attraversavano importanti cambiamenti o che, ad ogni modo, servivano a introdurre piccole componenti comiche all’interno di lungometraggi dai toni spesso drammatici. E così, la sua inconfondibile voce borbottante, il suo aspetto rassicurante, così come la sua innata verve comica sono diventati ben presto simboli dei gloriosi Wiener Film.

Tutti gli volevano bene

Inconfondibile la sua voce borbottante, il suo aspetto rassicurante e paterno, così come la sua innata verve comica che lo hanno reso una delle figure più celebri dei cosiddetti Wiener Film, ma anche del mondo del teatro nella gloriosa Austria di inizio secolo. Eppure, se il nome di Hans Moser è, oggi come oggi, nel cuore di tutti gli austriaci, in pochi sono a conoscenza, in realtà, del nome di Johann Julier. Perché, di fatto, soltanto agli inizi della propria carriera il giovane Johann Julier decise di cambiare il proprio nome, scegliendo come nome d’arte, appunto, proprio Hans Moser, in omaggio all’attore teatrale Josef Moser, che per primo gli aveva dato alcune lezioni di dizione.

Divenuto, con il passare del tempo, uno dei volti più noti e amati del mondo dello spettacolo, inizialmente il giovane Johann Julier – nato a Vienna, nel quartiere di Margareten, il 6 agosto del 1880 e terzo di quattro figli – non sarebbe dovuto diventare attore. Suo padre, lo scultore Franz Julier, di origini francesi, avrebbe voluto, infatti, che anche suo figlio intraprendesse la sua stessa carriera. Non sentendosi, però, in sintonia con questa particolare attività, dunque, Johann iniziò dapprima a lavorare come contabile in un negozio di pelletteria. Eppure, il suo desiderio di calcare le scene, si faceva ogni giorno sempre più forte, malgrado l’iniziale opposizione dei suoi genitori.

Fu così che il ragazzo iniziò a prendere lezioni di dizione proprio da Josef Moser, cambiando fin da subito il suo nome in Hans Moser e iniziando, pian piano, a muovere i primi passi sui palcoscenici della città. La gavetta, però, sarebbe stata piuttosto lunga e soltanto dopo un primo, importante incarico presso lo Stadttheater Reichenberg in Boemia, finalmente poté tornare nella sua Vienna per sostenere un provino al fine di poter lavorare presso il prestigioso Theater in der Josefstadt. La cosa, tuttavia, non andò a buon fine: il giovane Hans era troppo minuto per i ruoli richiesti – la sua altezza di soli 1 metro e 57 non lo rendeva adatto a ruoli di aitanti, giovani protagonisti – ma questo non fu sufficiente a scoraggiare l’attore, che intraprese numerose tournée in tutto il paese seguendo inizialmente compagnie minori e riuscendo a ottenere ruoli da protagonista soltanto come comico presso un piccolo teatro situato nel seminterrato dell’edificio St. Anna Hof di Vienna, chiamato “Max und Moritz”.

Ciò, tuttavia, accadde nel 1913. E anche se, sia professionalmente che privatamente per Hans Moser questo fu un periodo particolarmente interessante (nel 1911 aveva sposato Blanka Hirschler, che sarebbe diventata la sua compagna per la vita e, appena due anni dopo, i due avevano festeggiato la nascita della loro figlioletta Margarete), la Prima Guerra Mondiale era purtroppo alle porte. Anche Hans, dunque, dovette abbandonare per un po’ le scene e andare, come molti suoi coetanei, al fronte. Durante un evento di tale portata, tuttavia, egli non perse mai il suo buonumore e, durante i momenti di pausa, era solito intrattenere i suoi compagni d’armi con battute e scenette improvvisate per l’occasione. In poche parole, un cabarettista nato.

E, fortunatamente, questa sua verve comica venne ben presto notata da diversi direttori di teatro: già dopo la fine della guerra per Hans Moser iniziò un periodo particolarmente fruttuoso per la sua carriera, partendo inizialmente da piccoli spettacoli di cabaret, per poi ottenere incarichi sempre più importanti che lo avrebbero finalmente portato a calcare le scene del Theater in der Josefstadt, che anni prima lo aveva rifiutato. Ora, però, la musica era cambiata. Ora Hans Moser non era più soltanto un giovane attore sì volenteroso, ma dalla fisicità non adatta a determinati ruoli. Ora erano sempre di più le persone che avevano imparato a conoscerlo e ad apprezzarlo. E tra questi c’era anche il regista Max Reinhardt, che per primo lo volle al Theater in der Josefstadt e che, dopo avergli affidato, qui, ruoli sempre più di spicco in pièce teatrali di Johann Nestroy, di Ödön von Horvath o di Arthur Schnitzler, lo portò con sé addirittura in America.

Ormai, finalmente, tutti si erano accorti dell’indiscusso talento di Hans Moser. E addirittura si iniziò a riferirsi a lui chiamandolo direttamente “der Moser” (il Moser). Non doveva passare molto tempo, dunque, prima che anche il mondo della settima arte iniziasse a richiedere la sua presenza. E le prime esperienze di Hans davanti alla macchina da presa risalgono, infatti, già all’epoca del muto, immediatamente dopo la fine della guerra. Dopo un esordio, infatti, nel cortometraggio Das Baby, diretto da Hans Karl Breslauer nel 1918, ecco che il primo, importante lungometraggio a cui prese parte fu The City without Jews (Die Stadt ohne Juden), diretto proprio da Breslauer nel 1924.

Da quel momento in avanti, il suo nome entrò di diritto a far parte dell’Olimpo dei Grandi. E di fianco ai successi riscossi in palcoscenico, anche il cinema iniziò a diventare per Moser un ambiente del tutto famigliare: a partire dagli anni Trenta sarebbe iniziata l’epoca dorata dei Wiener Film. Appassionati melodrammi e storie d’amore impossibili condite da canti, balli e sfarzosi costumi avrebbero svolto un ruolo centrale all’interno della produzione cinematografica austriaca dell’epoca. Nonostante il fatto che al cinema, ancora, non veniva dedicato, almeno in Austria, lo spazio dovuto. E nonostante il fatto che la Seconda Guerra Mondiale fosse ormai alle porte.

Anche durante questo secondo conflitto bellico, Hans Moser dovette far fronte a numerose difficoltà. In primo luogo, infatti, dal momento che sua moglie Blanka era di origini ebraiche, gli fu imposto di divorziare da lei. Egli, ovviamente, si rifiutò e, di conseguenza, fu costretto a emigrare insieme a lei in Ungheria, mentre la loro figlia Margarete, ormai sposata, andò insieme a suo marito in Argentina. Non fu, questo, un periodo facile per la famiglia Moser. Eppure, proprio per il fatto che Hans era ormai un attore affermato e molto amato dal pubblico, poté continuare a lavorare, riuscendo a tornare nella sua Vienna soltanto dopo la guerra, stabilendosi definitivamente, insieme a sua moglie, nel quartiere di Hietzing.

Sono all’incirca centoquaranta i film a cui Moser ha preso parte nel corso della sua carriera. E i personaggi che maggiormente riuscirono ad arrivare al pubblico furono quelli di tenere figure paterne, a volte goffe e impacciate, che spesso attraversavano importanti cambiamenti o che, ad ogni modo, servivano a introdurre piccole componenti comiche all’interno di lungometraggi dai toni spesso drammatici. Tra i ruoli più importanti da lui ricoperti ricordiamo Mascherata (Willi Forst, 1934), Burgtheater (Willi Forst, 1936), entrambi i cult Mariandl e Mariandl’s Homecoming (Werner Jacobs 1961 e 1962) e, non per ultimo, Hallo Dienstmann, diretto da Franz Antel nel 1951. In questa bizzarra commedia degli equivoci, diventata ormai un cult all’interno della cinematografia austriaca, Moser impersonava il ruolo di un buffo fattorino. Memorabile la scena, interpretata insieme all’amico di sempre Paul Hörbiger (che proprio dopo aver visto Moser a teatro nel ruolo di un fattorino lo volle a tutti i costi nel film), in cui i due tentano di portare su per le scale un pesante baule. Un momento, il presente, entrato a tal punto nel cuore degli spettatori, che ancora oggi, all’ingresso del parco giochi del Prater, è possibile vedere un piccolo affresco raffigurante sia Moser che Hörbiger abbracciarsi felici con in testa i loro cappelli da fattorini.

Fino all’ultimo, Hans Moser, ha recitato per il suo pubblico. Fino al 1964, l’anno della sua scomparsa, dove nella serie televisiva Das Leben ist die größte Schau si è esibito per l’ultima volta. Eppure, ancora oggi, il pubblico lo ricorda con grande affetto. E ancora oggi, riguardando vecchi film del passato, Hans Moser riesce a far ridere spettatori di tutte le età. E se capita di fare una passeggiata lungo i viali dello storico Zentralfriedhof di Vienna, ecco che tra le tombe d’onore, appena nascosta tra le siepi, si può trovare anche quella di Hans e della sua Blanka, rimasti insieme per quasi sessant’anni.

Info: la scheda di Hans Moser su iMDb