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CINEMA E FABBRICHE – 2° PARTE

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In molti film di propaganda realizzati in Austria durante la Prima Guerra Mondiale, bisognava dare alla nazione e al mondo l’immagine di un’Austria dove anche il nemico veniva trattato con ogni riguardo, con la possibilità di rendersi a sua volta utile nei confronti della nazione che lo “ospitava”. Cinema e fabbriche, dunque, ancora una volta stanno a costituire un binomio essenziale.

Accadeva in quel di Feldbach…

Nella prima parte di questo speciale dedicato al binomio cinema e fabbriche, abbiamo preso a esempio il documentario Das Stahlwerk der Poldihütte während des Weltkriegs, realizzato nel 1916 e che fin da subito si è distinto per il suo singolare approccio registico e il suo montaggio frenetico atto a mettere in risalto la grandezza e l’operatività delle macchine nel produrre armi, per un classico documentario di propaganda, pensato anche per una distribuzione – laddove possibile – al di fuori dei confini nazionali.

Eppure, questo particolare focus sulle fabbriche che, in tempo di guerra, hanno fatto sì che l’Austria potesse difendersi sul fronte, vede al proprio interno anche un particolare documentario atto a mostrarci una realtà ben diversa dal film preso precedentemente in esame. Stiamo parlando del documentario Kriegsgefangenlager und Betriebe der Bauleitung Feldbach (tradotto letteralmente: “Lager dei prigionieri di guerra e imprese di costruzioni a Feldbach”), realizzato nel 1917 e incentrato su una piccola realtà all’interno del villaggio di Feldbach-Mühldorf, nella Stiria, dove, durante la Prima Guerra Mondiale, gli abitanti di un intero villaggio sono stati costretti a trasferirsi, al fine di lasciare spazio per la costruzione di un lager destinato ai prigionieri di guerra provenienti dalla Russia, a loro volta spinti a lavorare nelle fabbriche del posto.

Anche questo, un importante film di propaganda. Anche qui bisognava dare alla nazione e al mondo l’immagine di un’Austria dove anche il “nemico” veniva trattato con ogni riguardo, con la possibilità di rendersi a sua volta utile nei confronti della nazione che lo “ospitava”.

Interessante notare come, nel presente documentario, a differenza di quanto è accaduto in Das Stahlwerk der Poldihütte während des Weltkriegs, dove una regia insolita per l’epoca e un montaggio frenetico ponevano in evidenza soprattutto le macchine e il loro incessante lavorio, si punti quasi tutto sulla drammatizzazione, sull’emotività. Quasi come se si trattasse di un vero e proprio film di finzione. Ed ecco che le immagini, in stazione, degli abitanti originari di Feldbach che si accingono a lasciare il loro villaggio – con tanto di focus su struggenti saluti pieni di belle speranze – ci sta a sua volta a ricordare L’Arrivée d’un Train à la Gare de la Ciotat dei fratelli Lumière. Qui, tuttavia, la musica è già cambiata. Ora è tempo di pensare alla guerra. Ed ecco che nel villaggio viene costruito un enorme ospedale, dove ogni singolo prigioniero di guerra riceverà le più amorevoli cure.

Per quanto riguarda la seconda parte del documentario, invece, ci si concentra principalmente sul lavoro che ogni internato svolge ogni giorno nelle fabbriche del posto. Gli operai lavorano quotidianamente fianco a fianco, in totale armonia e serenità. Si respira un clima rilassato e gioviale. Strano, in tempo di guerra? Indubbiamente. Eppure, si sa, ogni nazione, durante il conflitto bellico, doveva a suo modo fare propaganda. E anche l’Austria, a suo modo, ha fatto così. E, come molti altri stati, ha sfruttato questo nuovo, importante mezzo di comunicazione e di aggregazione per trasmettere ai cittadini e al mondo intero l’immagine di una nazione che combatte, che resiste, all’interno della quale sono i veri valori a trionfare su tutto.

Due approcci registici diversi – quello di Das Stahlwerk der Poldihütte während des Weltkriegs e quello di Kriegsgefangenlager und Betriebe der Bauleitung Feldbach – per un unico, importante scopo. Gli eventi, in seguito, hanno fatto il resto. E questi rari e preziosi documenti stanno perfettamente a testimoniare lo spirito di un tempo, oltre, ovviamente, a un importante capitolo di storia. E questo, da sempre, è uno dei grandi compiti della settima arte, custode di intenti e segreti, specchio del presente, cantrice di passato e di memoria.

Bibliografia: Das tägliche Brennen: eine Geschichte des österreichischen Films von den Anfängen bis 1945, Elisabeth Büttner, Christian Dewald, Residenz Verlag
Info: la scheda di Kriegsgefangenenlager und Betriebe der Bauleitung Feldbach su film.at