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ATTACK OF THE LEDERHOSEN ZOMBIES

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di Dominik Hartl

voto: 7

Attack of the Lederhosen Zombies ci fa entrare quasi immediatamente nel vivo della vicenda, creando riusciti momenti di tensione, alternati a scene volutamente demenziali. Un demenziale, il presente, di quelli che fanno bene allo spirito, che non si rivela mai eccessivo o gratuito e che, al suo interno, cela anche un grande amore per la settima arte.

Danze di sangue

Non ha mai nascosto la sua sfrenata passione per il genere horror, il giovane regista Dominik Hartl. E se, infatti, nel 2015, il cineasta ha finalmente deciso di darsi ai lungometraggi con la sua opera prima, Beautiful Girl, trattando il genere del coming-of-age, ecco che l’anno successivo ha iniziato definitivamente a seguire la sua vera vocazione con la realizzazione di Attack of the Lederhosen Zombies (titolo originale: “Angriff der Llederhosenzombies”), gustoso zombie-movie interamente made in Austria, citazionista quanto basta, ma anche assai personale per il regista, il quale, a sua volta, non ha esitato a inserire anche un gradito tocco di humour (nero).

Ci troviamo, dunque, nelle montagne del Tirolo. In seguito al riscaldamento globale, l’impresario Franz Steiner (Karl Fischer) ha sperimentato un nuovo modo di creare della neve artificiale tramite una misteriosa sostanza dal colore giallo-verde. Durante una dimostrazione, tuttavia, tale sostanza esce per errore dal macchinario e finisce su un potenziale finanziatore. L’uomo inizia immediatamente a stare male, fino al punto di trasformarsi in uno zombie durante una festa di fine stagione tenutasi la sera stesso. Tra giovani ubriachi e ospiti danzanti con i tipici costumi tirolesi – tra cui, appunto, proprio i Lederhosen – l’epidemia di zombie diventa ben presto ingestibile. Sarà compito di tre ragazzi giunti sul posto per una gara di snowboard e di un’energica locandiera del posto (una Margarethe Tiesel particolarmente a proprio agio) far fronte all’enorme schiera di morti viventi. Ce la faranno i nostri eroi?

Questo, fino alla fine, non possiamo saperlo. Fatto sta che Attack of the Lederhosen Zombies ci fa entrare quasi immediatamente nel vivo della vicenda, creando riusciti momenti di tensione, alternati a scene volutamente demenziali. Un demenziale, il presente, di quelli che fanno bene allo spirito, che non si rivela mai eccessivo o gratuito e che, al suo interno, cela anche un grande amore per la settima arte e per uno dei generi più amati dai giovani (e non solo).

Se, infatti, un misterioso cugino di uno degli atleti coinvolti nella “guerra” giura, al telefono, di sapere perfettamente come sterminare i nemici, anche se la loro morte varia, in realtà, a seconda dei film che li hanno visti protagonisti, ecco che immediatamente ci troviamo coinvolti in una danza che sta ricordare il Ländler ballato a suo tempo da Maria e dal capitano von Trapp nell’indimenticabile Tutti insieme appassionatamente.

Già, perché, di fatto, sono le note di danze popolari austriache ad accompagnarci per quasi tutta la visione del lungometraggio. E se una semplice suoneria del cellulare che intona Sul bel Danubio blu di Strauss fa capire ai giovani protagonisti che, in realtà, i tanto temuti zombie riescono a chetarsi semplicemente ascoltando musica, ecco che lo stesso brano fa da ottimo contrappunto a una gustosa e sanguinolenta scena splatter, tra teste mozzate e budella che scivolano via da corpi martoriati.

E Dominik Hartl, dal canto suo, si è dimostrato oltremodo divertito nel girare questo suo primo, riuscito lungometraggio horror. Pur essendo, il regista, da sempre affascinato da una messa in scena che spesso ricorda un approccio registico mainstream e di stampo statunitense, ecco che in questo suo Attack of the Lederhosen Zombies è riuscito a dare al tutto un taglio personale. E non solo per le ambientazioni in Austria o per i numerosi rimandi alle tradizioni folkloristiche del posto.

Il risultato finale è una piccola, preziosa chicca per appassionati del genere, per una buona ora e mezza (o poco meno) di sane risate e di scene splatter che più splatter non si può. E la cosa ci piace. E addirittura – tornando con la mente a Party hard die young, l’ultimo lungometraggio di Dominik Hartl, realizzato nel 2018 – ci viene da pensare che forse il giovane regista sia addirittura maggiormente a proprio agio con i simpatici zombie che con il genere slasher. Soprattutto se i suddetti zombie di punto in bianco ci sorprendono mettendosi a danzare ciondolanti sulle note di un valzer di Strauss.

Titolo originale: Angriff der Lederhosenzombies
Regia: Dominik Hartl
Paese/anno: Austria / 2016
Durata: 78’
Genere: horror, commedia
Cast: Laurie Calvert, Gabriela Marcinkova, Oscar Dyekjaer Giese, Margarete Tiesel, Karl Fischer, Kari Rakkola, Martin Loos, Patricia Aulitzky, Martina Schölzhorn, Julia Stipsits, Christian Roupec, Christian Schiesser, Walter Spanny
Sceneggiatura: Armin Prediger, Dominik Hartl
Fotografia: Xiaosu Han, Andreas Thalhammer
Produzione: FilmVergnuegen, Fischer Film

Info: la scheda di Attack of the Lederhosen Zombies su iMDb; la scheda di Attack of the Lederhosen Zombies sul sito dell’Österreichisches Filminstitut