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CINEMA E FABBRICHE – 1° PARTE

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L’attenzione al mondo delle fabbriche e a tutti i potenziali che le stesse stavano a rappresentare nasce in Austria – come ben si può immaginare – nel corso della Prima Guerra Mondiale. Era, infatti, proprio all’interno delle fabbriche che venivano realizzate le armi atte a difendere la propria nazione e i propri cittadini. Era all’interno delle fabbriche che, in un modo o nell’altro, si gettavano le basi per una possibile vittoria al fronte.

Dai Lumière alla Prima Guerra Mondiale

Cinema e fabbriche. Un binomio, il presente, che non appare affatto di rado nel corso degli anni. Basti pensare anche soltanto al fatto che il primo film della storia del cinema – proiettato dai fratelli Lumière il 28 dicembre 1895 presso il Salon des Capucines a Parigi – ci mostra proprio un gruppo di operai che escono dalla fabbrica degli stessi Lumière dopo una giornata di lavoro.

Ma come è cambiata, nel corso degli anni, la valenza del binomio cinema e fabbriche? Come è stato trattato, tale binomio, da ogni singola nazione che abbia deciso di raccontare per immagini questa specifica realtà? E, soprattutto, come si è comportata l’Austria a riguardo?

L’attenzione al mondo delle fabbriche e a tutti i potenziali che le stesse stavano a rappresentare nasce in Austria – come ben si può immaginare – nel corso della Prima Guerra Mondiale. Era, infatti, proprio all’interno delle fabbriche che venivano realizzate le armi atte a difendere la propria nazione e i propri cittadini. Era all’interno delle fabbriche che, in un modo o nell’altro, si gettavano le basi per una possibile vittoria al fronte.

Al via, dunque, numerosi film di propaganda, pensati per una distribuzione non soltanto nelle sale cinematografiche nazionali, ma anche, ove possibile, al di fuori della propria nazione. Particolarmente degno di interesse, a tal proposito, è il documentario Das Stahlwerk der Poldihütte während des Weltkriegs (tradotto letteralmente: “Il lavoro sull’acciaio della fabbrica di Poldihütte durante la Guerra Mondiale”), realizzato nel 1916 e incentrato sul lavoro all’interno della fabbrica di Poldihütte, appunto, fondata nel 1889 da Karl Wittgenstein.

Interessante notare come, all’interno del presente documentario, venga dedicata particolare attenzione proprio ai macchinari atti a fabbricare armi, ai materiali utilizzati, e al ritmo frenetico con cui le macchine stesse producevano materiali in grandi quantità. Non v’è quasi spazio per l’essere umani, in Das Stahlwerk der Poldihütte während des Weltkriegs. Tutto si svolge nell’arco di un’unica giornata, mentre l’uomo e il suo operato passano in secondo piano. La componente umana è soltanto secondaria rispetto alla magnificenza dell’acciaio e di tutto ciò che contribuisce alla grandezza della propria nazione.

Allo stesso modo, un montaggio dai ritmi frenetici sta ulteriormente a enfatizzare l’incessante lavoro dei macchinari e la loro grande produttività. Ed ecco che un approccio registico decisamente insolito per l’epoca fa immediatamente pensare al cinema di Walter Ruttmann e al suo Berlin. Die Sinfonie der Groβstadt (1927). Anche qui, un montaggio frenetico si collega alla grandezza di una città – Berlino, appunto – e alla sua imperante industrializzazione. Anche in questa pellicola – diventata, al giorno d’oggi, emblematica dal punto di vista della messa in scena – sono le macchine e gli edifici a raccontare un’intera giornata, un importante periodo storico.

Discostandosi, dunque, fortemente dal già citato La Sortie de l’Usine Lumière à Lyon, ecco che sia nel film di Ruttmann che in Das Stahlwerk der Poldihütte während des Weltkriegs notiamo un approccio registico decisamente antitetico. Il binomio cinema e fabbriche è sempre lo stesso, la musica, invece, è cambiata. Le macchine, qui, sono le protagoniste. Ma, in fin dei conti, la realtà non è più la stessa. Ora c’è la guerra e bisogna produrre armi per difendere la propria nazione. Quale strumento migliore del cinema, dunque, per fare della mirata propaganda? Cambiano i tempi e cambiano anche gli intenti. E il cinema stesso, ancora una volta, si conferma immagine perfetta di un’epoca, strumento ideale per registrare la storia di ogni paese del mondo. Memoria storica di ognuno di noi.

Bibliografia: Das tägliche Brennen: eine Geschichte des österreichischen Films von den Anfängen bis 1945, Elisabeth Büttner, Christian Dewald, Residenz Verlag
Info: la scheda di Das Stahlwerk der Poldihütte während des Weltkriegs sul sito della Viennale