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QUO VADIS, AIDA?

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di Jasmila Zbanic

voto: 6.5

In concorso a Venezia77, Jasmila Zbanic ci regala, in questo suo Quo vadis, Aida?, una storia tanto cruda quanto profondamente dolorosa. E al fine di mettere in scena la guerra e il dramma personale della protagonista, un sapiente lavoro di sottrazione si rivela il migliore alleato dela regista, la quale, a sua volta, ben sa arrivare al pubblico evitando sapientemente ogni retorica. Fatta eccezione per diversi scivoloni man mano che ci si avvicina al finale.

Corri, Aida, corri

Unica – a suo modo – rappresentante dell’Austria all’interno del concorso della 77° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, la cineasta bosniaca Jasmila Zbanic si è avvalsa della collaborazione di ben otto nazioni al fine di realizzare Quo vadis, Aida?, la sua ultima fatica, all’interno della quale ancora una volta ci viene raccontata la storia della sua amata Bosnia, proprio come era stato, nel 2006, con Il Segreto di Esma, presentato in concorso alla Berlinale, dove si è aggiudicato il tanto ambito Orso d’Oro.

Un altro importante capitolo di storia, dunque, per una serie di eventi ispirati a fatti realmente accaduti. Ci troviamo nella cittadina bosniaca di Serebrenica, nel luglio del 1995. Aida (una straordinaria Jasna Duricic) è un’ex insegnante che lavora come interprete per conto delle Nazioni Unite. La donna, al fine di far sì che suo marito e i suoi due figli possano salvarsi, tenta in tutti i modi di coinvolgerli come collaboratori nel corso delle trattative con i serbi. Ma quali saranno i rischi reali da correre? Quale sarà il prezzo da pagare?

Otto nazioni impegnate nella produzione del presente Quo vadis, Aida?, dunque, tra cui, appunto, anche l’Austria, che ha visto schierata in prima linea la casa di produzione Coop99, fondata a suo tempo da Barbara Albert, Antonin Svoboda, Jessica Hausner e Martin Gschlacht. Per l’occasione, dunque, la cameraman Christine A. Maier si è occupata della fotografia. E in un piccolo ruolo compare anche l’attrice Edita Malovcic – serba naturalizzata austriaca – che era divenuta nota a livello internazionale grazie a Nordrand – Borgo Nord di Barbara Albert, anch’esso presentato a Venezia nel 1999. Ma torniamo al film.

Jasmila Zbanic ci regala, in questo suo Quo vadis, Aida?, una storia tanto cruda quanto profondamente dolorosa. Al centro della vicenda: un popolo, tanti popoli costretti a vivere sulle proprie spalle il peso della guerra e costretti in ogni modo a odiarsi malgrado un passato di pacifico vissuto comune; una forte accusa nei confronti dell’ONU stesso; una donna, una madre e moglie e il suo impegno per conto della propria nazione. Divisa tra i suoi compiti di traduttrice e i vari tentativi di mettere in salvo i propri cari, Aida corre a destra e a manca, senza sapere come dividersi. E senza mancare di aiutare chi, a sua volta, ha bisogno di supporto.

L’Aida qui messa in scena, dunque, non si ferma praticamente mai. E con lei la macchina da presa, incentrata quasi per intero intorno al suo personaggio, che regge sulle sue spalle praticamente l’intero lungometraggio. Al fine di mettere in scena il dramma personale della protagonista, un sapiente lavoro di sottrazione si rivela il migliore alleato di Jasmila Zbanic, la quale, a sua volta, ben sa arrivare al pubblico evitando sapientemente ogni retorica, mettendo in atto scelte coraggiose – come quella di relegare massacri e sparatorie esclusivamente al fuori campo (Lang e Haneke docent) e – fatta eccezione per sporadici usi di camera a spalla – evitando ogni qualsivoglia virtuosismo registico.

Il risultato è praticamente un pugno che colpisce allo stomaco. E la Storia – così come è accaduta meno di trent’anni fa – arriva, in questo Quo vadis, Aida?, impietosa, forte e chiara. In molti, dunque, ritroveranno il talento della Zbanic di Il Segreto di Esma. E ne saranno anche piacevolmente colpiti. Questo, almeno, per quanto riguarda i primi tre quarti del lungometraggio. Già. Perché, di fatto, se da un lato la regista ha saputo trattare la questione con uno sguardo lucido e maturo, dall’altro non ha esitato a farsi prendere di quando in quando la mano dall’emotività, finendo per compiere inevitabilmente delle vere e proprie cadute di stile.

Basti pensare, ad esempio, a un momento onirico, in cui Aida rivive una festa da ballo e la macchina da presa non esita – con tanto di ralenty – a soffermarsi eccessivamente sui volti di ogni singolo personaggio. Ed è proprio questo indugiare eccessivo sul dramma, sul dolore a esplodere nel finale, risultando decisamente ridondante e superfluo. Le immagini dei cadaveri – ridotti ormai a mucchietti di ossa – uccisi dai serbi parlano da sé. Andare oltre vuol dire sottolineare ancora e ancora un concetto che è già stato esposto in modo più che esaustivo.

E qui l’emotività ha giocato proprio un brutto scherzo, facendo sgonfiare proprio nel momento clou un film fino a quel momento decisamente riuscito. Un film che, però, nonostante tutto, riesce complessivamente nei suoi intenti e che addirittura profuma tanto e tanto di probabile Coppa Volpi.

Titolo originale: Quo vadis, Aida?
Regia: Jasmila Zbanic
Paese/anno: Bosnia ed Erzegovina, Austria, Romania, Paesi Bassi, Germania, Polonia, Francia, Norvegia, Turchia / 2020
Durata: 104’
Genere: drammatico
Cast: Jasna Duricic, Izudin Bajrovic, Boris Isakovic, Johan Heldenbergh, Raymond Thiry, Boris Ler, Dino Bajrovic, Emir Hadzihafizbegovic, Edita Malovcic, Joes Brauers, Reinout Bussemaker, Teun Luijkx, Ermin Sijamija, Alban Ukaj, Rijad Gvozden, Juda Goslinga, Ermin Bravo, Sanne den Hartogh, Micha Hulshof, Emina Muftic
Sceneggiatura: Jasmila Zbanic
Fotografia: Christine A. Maier
Produzione: Deblokada, coop99 filmproduktion, Digital Cube, N279 Entertainment, Razor Film, Extreme Emotions, Indie Prod, Tordenfilm, TRT, ZDF Arte, ORF, BHRT

Info: la scheda di Quo vadis, Aida? su iMDb; la scheda di Quo vadis, Aida? sul sito della Biennale di Venezia