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FUTURE BABY

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di Maria Arlamovsky

voto: 7.5

Non punta a dare precise risposte in merito, il presente Future Baby. E, allo stesso modo, le spinose questioni morali che potrebbero essere sollevate in seguito alla sua visione, vengono soltanto lontanamente toccate, ma mai realmente approfondite. Una scelta, la presente, più che apprezzabile, dal momento che si capisce fin da subito che la regista Maria Arlamovsky ha voluto mettere in primo piano soprattutto l’intimo dei personaggi di volta in volta presentati, oltre, ovviamente, ai progressi che, al giorno d’oggi, sono stati ottenuti mediante la ricerca.

I figli del domani

Fatti non foste a viver come bruti, ma per cercar virtute e conoscenza” scriveva a suo tempo il sommo Dante Alighieri nella sua Divina Commedia. Nulla di più vero e condivisibile. E questa stessa citazione sembrerebbe anche essere diventata il motto della regista Maria Arlamovsky, la quale ha sempre dimostrato grande curiosità nei confronti della scienza e dei progressi ottenuti, atti, in un modo o nell’altro, a rendere migliore la vita dell’uomo o, comunque, a far sì che lo stesso possa scegliere da sé il proprio futuro. È stato così nel recente Robolove, così come in Future Baby, realizzato nel 2016, nonché primo documentario per il cinema della regista austriaca.

Perché, di fatto, se in Robolove – presentato in anteprima nazionale alla Viennale 2019 e in anteprima italiana nell’ambito della rassegna Sotto le Stelle dell’Austria 2020 – abbiamo visto come, in un futuro prossimo, i robot potrebbero sostituire l’uomo a lavoro, in Future Baby la questione morale sollevata è, se vogliamo, ancor più spinosa: riuscire a diventare genitori grazie a pratiche “artificiali”, ora tramite la fecondazione assistita, ora grazie a uteri in affitto e a madri surrogate.

E così, la regista ha intrapreso un lungo viaggio in tutto il mondo – dagli Stati Uniti alla Repubblica Ceca, da Israele al Messico, senza dimenticare la Spagna e l’Austria – al fine di documentare le diverse realtà che si occupano della nascita di bambini utilizzando tutti i mezzi che la scienza ha messo a nostra disposizione fino a oggi.

Dalle cliniche che si occupano della fecondazione in vitro, fino a organizzazioni che permettono ai futuri genitori di scegliere chi sarà a donare loro ora un seme ora un ovulo, la Arlamovsky ci ha regalato, in questo suo Future Baby, un quadro il più possibile esaustivo della situazione vissuta da milioni di potenziali genitori oggi. E se frequenti interviste stanno a mostrarci, ogni volta, le singole storie che hanno portato i protagonisti del documentario a fare determinate scelte, ecco che scienza e singole emozioni creano una giusta ed equilibrata commistione atta a illustrarci una realtà di cui spesso abbiamo sentito parlare, ma che, di fatto, non sempre abbiamo avuto modo di osservare da vicino.

Non punta a dare precise risposte in merito, il presente Future Baby. E, allo stesso modo, le spinose questioni morali che potrebbero essere sollevate in seguito alla sua visione, vengono soltanto lontanamente toccate, ma mai realmente approfondite. Una scelta, la presente, più che apprezzabile, dal momento che si capisce fin da subito che la regista ha voluto mettere in primo piano soprattutto l’intimo dei personaggi di volta in volta presentati (particolarmente d’effetto, a tal proposito, la scena di una potenziale futura mamma che trattiene a stento le lacrime nel momento in cui un medico le dice che ha poche possibilità di restare incinta), oltre, ovviamente, ai progressi che, al giorno d’oggi, sono stati ottenuti mediante la ricerca.

Una messa in scena, la presente, che punta dritto al sodo e che evita decisamente superflui virtuosismi registici, risultando, al contempo, piuttosto chiara ed esemplificativa. Eppure, nonostante ciò, non si può non riconoscere al presente Future Baby anche uno spiccato lirismo di fondo. Ce ne accorgiamo, in primis, in apertura del documentario, durante l’intervista, su di una barca in mare aperto, alla giornalista Mìriam Zoll, così come ogni qualvolta ci capiti di vedere sullo schermo immense distese di mare, ora da una barca, ora in suggestive panoramiche sulle città di volta in volta visitate.

Ed è proprio la potente immagine del mare, in tutta la sua grandezza e che, data la sua vastità, si perde all’orizzonte, a trasmetterci una forte idea di libertà. Libertà intesa come preziosa possibilità di scegliere il nostro futuro, libertà ottenuta proprio grazie ai numerosi progressi raggiunti nel corso degli anni. E sono, dunque, proprio libertà e speranza (grazie anche alla scena di una nascita in chiusura del documentario) le vere parole chiave di Future Baby. Il tutto per un gioioso inno alla vita fresco come la brezza marina.

Titolo originale: Future Baby
Regia: Maria Arlamovsky
Paese/anno: Austria / 2016
Durata: 88’
Genere: documentario
Sceneggiatura: Maria Arlamovsky
Fotografia: Sebastian Arlamovsky
Produzione: Nikolaus Geyrhalter Filmproduktion

Info: la scheda di Future Baby su iMDb; la scheda di Future Baby sul sito della Nikolaus Geyrhalter Filmproduktion