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YOU BET YOUR LIFE

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di Antonin Svoboda

voto: 8

Un film, il presente You bet your Life, che punta tutto sull’interiorità del suo protagonista e che, dunque, vede una regia adattarsi allo stesso, con frequente uso di macchina a spalla e un montaggio frenetico atto a indicarci le sue inquietudini interiori.

Tirare a sorte

Georg Friedrich è, al giorno d’oggi, uno degli interpreti più quotati in Austria. E se, da un lato, capita frequentemente di vedere l’attore ricoprire principalmente ruoli secondari (a detta dello stesso, i suoi ruoli preferiti), quando capita di vederlo nei panni del protagonista, ecco che egli è in grado di reggere su di sé l’intero lungometraggio, cambiando registro con una naturalezza disarmante. Non è un caso, dunque, che, nel 2017 Friedrich abbia vinto l’Orso d’Oro al Miglior Attore alla Berlinale (per Helle Nächte di Thomas Arslan). Così come non è un caso che in You bet your Life (titolo originale: Spiele Leben) – del 2005 – il regista Antonin Svoboda abbia scritto il ruolo del protagonista proprio pensando a lui.

Già, perché Svoboda – quale regista e produttore lungimirante qual è (non dimentichiamo che lo stesso, insieme a Jessica Hausner, a Barbara Albert e al cameraman Martin Gschlacht ha a suo tempo fondato la fortunata casa di produzione Coop99), sa bene su cosa puntare quando si vuole impressionare il pubblico e far sì che un film possa rimanere impresso nelle menti dello spettatore per molto e molto tempo.

E così, dunque, è stato per il presente You bet your Life, in cui vediamo, appunto, un ottimo Georg Friedrich nei panni di Kurt, giocatore d’azzardo incallito che, facendosi prestare soldi in continuazione, finirà inevitabilmente per giocarseli tutti al casinò o alle macchinette. L’uomo, così, finirà per vedere finire il rapporto con la sua fidanzata storica (Gerti Drassl) e a perdersi totalmente anche in seguito all’incontro con Tanja (un’altrettanto poliedrica Birgit Minichmayr).

Cosa riserverà la vita a Kurt? Nell’incertezza del futuro – e in piena crisi esistenziale – l’uomo, nel prendere qualsiasi decisione, farà affidamento unicamente su un dado, decidendo ogni volta sei diverse opzioni di scelta, a seconda del numero che uscirà dopo averlo lanciato.

Ed è proprio su questa costante incertezza e sui vari possibili risvolti della storia che gioca Antonin Svoboda in questo suo You bet your Life. Sulla falsa riga del fortunato Sliding Doors, dunque, ci viene data, a un certo punto, anche la possibilità di vedere alcuni possibili risvolti del caso, senza, tuttavia, che ci vengano fornite risposte definitive in merito, ma rimanendo, allo stesso tempo, nell’incertezza totale. Proprio come accade al protagonista.

Un film, il presente, che punta tutto sull’interiorità del suo personaggio principale e che, dunque, vede una regia adattarsi allo stesso, con frequente uso di macchina a spalla e un montaggio frenetico atto a indicarci le sue inquietudini interiori. E così, enormi tavoli da gioco, dadi che rotolano fino a fermarsi, roulette bicolori che si alternano a frenetiche corse per la città alla ricerca di nuovi modi per procurarsi dei soldi, insieme a momenti di “calma” trascorsi a fumare sostanze stupefacenti si fanno immediatamente leit motiv dell’intero lungometraggio.

Un nuovo modo di intendere il cinema in Austria? Indubbiamente. Perché, di fatto, sono passati soltanto pochi anni dalla nascita della Nouvelle Vague Viennese – di cui, appunto, fanno parte, insieme a Svoboda, anche la Hausner, la Albert e Gschlacht. Ed è proprio in questi anni che si vogliono raccontare storie di personaggi in piena crisi esistenziale, che spesso e volentieri si trovano a vivere quasi ai margini della società.

Nuove storie, dunque, per altrettanti modi di muovere la macchina da presa, la quale, all’interno di una città caotica e cosmopolita come Vienna – ma anche in ben più piccoli centri – ci appare più inquieta che mai, ma, allo stesso tempo, anche più “intima”, quasi come se la stessa fosse una sorta di confidente dei personaggi rappresentati.

Così è stato per la giovane Rita (protagonista di Lovely Rita di Jessica Hausner), così come per Jasmin in Nordrand – Borgo Nord di Barbara Albert. E così, dunque, è anche per Kurt in You bet your Life: il suo sentirsi costantemente disorientato e senza meta apparente viene ottimamente rappresentato nel momento in cui lo vediamo aggirarsi ramingo e guardarsi intorno per le strade di Vienna, così come possiamo intuire quanto lo stesso sia stato negativamente influenzato dalla profonda religiosità di suo padre, al punto da darsi a una vita totalmente dissoluta.

E, a ben guardare, non è, forse, anche Kurt una delle tante vittime di una società talmente bigotta e conservatrice da rivelarsi quasi ipocrita? Alcune scelte adottate da Antonin Svoboda sembrerebbero non lasciare alcun dubbio in merito. Così come la sua prepotente voglia di rinnovamento e questo suo cinema arrabbiato, urlato, potentemente vivo e pulsante come non mai.

Titolo originale: Spiele Leben
Regia: Antonin Svoboda
Paese/anno: Austria, Svizzera / 2005
Durata: 94’
Genere: drammatico
Cast: Georg Friedrich, Birgit Minichmayr, Gerti Drassl, Andreas Patton, Michael Rastl, Claudia Martini, Deniz Cooper, Christian Kohlhofer, Marvin Kren, Aline Götz, Gerda Drabek, Maya Unger, Alice Meiringer, Andreas Kastinger, Georg Hauke, Paul Hofer, Wolfgang Franzl, Annemarie Schleinzer, Roland Trnka, Bruno Wagner, Renate Wiesner
Sceneggiatura: Martin Ambrosch, Antonin Svoboda
Fotografia: Martin Gschlacht
Produzione: Coop99 Filmproduktion, Triluna Film AG

Info: la scheda di You bet your Life su iMDb; la scheda di You bet your Life sul sito della Austrian Film Commission