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INDIEN

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di Paul Harather

voto: 7.5

Indien è la storia di una grande amicizia. Di un’amicizia talmente forte che è in grado di superare ogni qualsivoglia condizione avversa. Josef Hader e Alfred Dorfer, dal canto loro, hanno effettuato un ottimo lavoro di scrittura, perfettamente in grado di coniugare insieme la commedia e la tragedia, per una profonda e mai scontata riflessione sulla vita, sulla morte e sull’importanza dei rapporti interpersonali.

Nemiciamici

Tra i maggiori cult austriaci di tutti i tempi, Indien – diretto nel 1993 da Paul Harather – è stato a suo tempo presentato dall’Austria agli Oscar come Miglior Film Straniero. Eppure, anche se il presente lungometraggio non è rientrato nella cinquina, ancora oggi, a distanza di molti anni, è rimasto a tutti gli effetti nel cuore degli austriaci. Scritto e interpretato dal duo di comici e cabarettisti Josef Hader e Alfred Dorfer, Indien è stato tratto da una pièce teatrale da loro precedentemente ideata. La regia di Paul Harather, in seguito ha fatto il suo.

E così, questa singolare commedia dalle venature del dramma e del road movie, ha consacrato non soltanto la fama di Hader e di Dorfer, ma ha anche visto, all’interno del proprio cast, nomi che, in seguito, sarebbero diventati particolarmente celebri in Austria: da Karl Markovics (che all’epoca era ancora impegnato a girare i primi episodi di Il Commissario Rex) fino a Maria Hofstätter (qui per la prima volta sul grande schermo).

La storia messa in scena, dunque, è quella di Heinz (Josef Hader, appunto) e Kurt (Alfred Dorfer), due ispettori di igiene che per la prima volta intraprendono un viaggio al fine di controllare alcuni alberghi e locande fuori Vienna. I due, inizialmente, ci sembrano l’uno l’opposto dell’altro: se Heinz è un borghese burbero e taciturno, dedito al vizio dell’alcol e del fumo, Kurt, dal canto suo, ci appare immediatamente molto più naïf e salutista, oltre che estremamente logorroico.

Eppure, in fin dei conti, i due non sono poi così diversi l’uno dall’altro e, nel corso di questo loro viaggio, scopriranno di avere molte più cose in comune di quanto potesse inizialmente sembrare, diventando amici per la pelle. Eppure le loro vite, in qualche modo, prenderanno presto una piega del tutto inaspettata.

Indien è, dunque, in primis, la storia di una grande amicizia. Di un’amicizia talmente forte che è in grado di superare ogni qualsivoglia condizione avversa. Josef Hader e Alfred Dorfer, dal canto loro, hanno effettuato un ottimo lavoro di scrittura, perfettamente in grado di coniugare insieme la commedia e la tragedia, per una profonda e mai scontata riflessione sulla vita, sulla morte e sull’importanza dei rapporti interpersonali. E così, durante tutto il corso del lungometraggio, lo spettatore passa facilmente e in modo naturale dalle risate alla commozione, trovando il tempo – tra una gag e l’altra, tra una situazione al limite del paradosso e qualche lite furiosa – anche per riflessioni molto più profonde.

Colpisce particolarmente, in Indien, il momento in cui i due protagonisti ballano, liberi e felici, al tramonto, su un’isolata strada di campagna e sulle note di una melodia indiana. E, di fatto, rimandano proprio all’India – come anche il titolo stesso sta a suggerire – numerosi gli elementi presenti all’interno del film. Lo stesso Kurt, ad esempio, considera l’India stessa quasi alla stregua di un mito, sentendola più che mai vicina al suo modo di considerare la vita. Peccato soltanto che in India non ci sia mai stato. E poi, non per ultima, c’è l’idea della reincarnazione, qui, in realtà, considerata in modo assai più metaforico, facendo sì che lo stesso viaggio dei due protagonisti assuma, pian piano, un significato fortemente simbolico.

Ed ecco che, improvvisamente, quella che ci sembrava una commedia leggera e – anche se complessivamente gradevole – senza troppe pretese, si trasforma in qualcosa di ben più profondo e complesso. Ed è proprio a questo punto che la sceneggiatura di Hader e Dorfer si rivela ancor più robusta e stratificata. E la regia di Paul Harather – giustamente priva di fronzoli ed essenziale al punto giusto (sebbene, a tratti, leggermente televisiva) – si è rivelata perfettamente adatta a mettere in scena le bizzarre vicende di Heinz e Kurt.

Il tutto per un lungometraggio che giustamente è rimasto impresso nell’immaginario collettivo e che ha saputo a suo modo coniugare un’arte particolarmente diffusa in Austria – quella del cabaret – con il cinema stesso. Segno che la cinematografia austriaca riguardate i prodotti di puro intrattenimento era perfettamente in grado di attingere a piene mani da quanto realizzato in passato, pur mantenendo uno sguardo curioso e attento al nuovo. E ancora mancavano alcuni anni alla nascita della cosiddetta Nouvelle Vague viennese. Ma questa è un’altra storia.

Titolo originale: Indien
Regia: Paul Harather
Paese/anno: Austria / 1993
Durata: 90’
Genere: commedia, drammatico
Cast: Josef Hader, Alfred Dorfer, Maria Hofstätter, Roger Murbach, Ursula Rojek, Karl Markovics, Linde Prelog, Karl Künstler, Wolfgang Böck, Proschat Madani, Rupert Henning, Christian Weinberger, Ranjeet Singh
Sceneggiatura: Paul Harather, Josef Hader, Alfred Dorfer
Fotografia: Hans Selikovsky
Produzione: Dor Film

Info: la scheda di Indien su iMDb; la scheda di Indien sul sito del Filmarchiv Austria