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LOVECUT

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di Iliana Estaňol e Johanna Lietha

voto: 8

A metà strada tra il cinema di Catherine Breillat e quello di Arnaud Desplechin, Lovecut sente molto l’influenza del cinema francese, ma, allo stesso tempo, riesce a creare una dimensione del tutto intima e personale in cui, all’interno di una riuscita struttura corale, v’è una profonda e mai banale indagine psicologica di ognuno dei giovani protagonisti.

L’età difficile

Lovecut è, fondamentalmente, un film sull’incomunicabilità. L’incomunicabilità tra genitori e figli, così come l’incomunicabilità tra coetanei e l’incomunicabilità causata dalla presenza ingombrante della tecnologia e dei social network ai giorni nostri. E come ben si può immaginare, dunque, questo interessante coming-of-age firmato Iliana Estaňol e Johanna Lietha – messicana la prima, svizzera la seconda – si rivela immediatamente ricco di spunti. Tale lungometraggio, realizzato nel 2020, avrebbe dovuto far parte della selezione della Diagonale 2020, ma, in seguito alla cancellazione del festival, è stato inserito all’interno del programma Diagonale 2020 – Die Unvollendete.

Facebook, Skype, Tinder imperversano, dunque, nella quotidianità di sei giovani che vivono nella periferia di Vienna. Anna e Jakob sono innamorati e, per gioco, iniziano a mettere online alcuni video hard girati da loro stessi. Quando, però, iniziano a guadagnare dei soldi, la cosa prende piede e i due puntano a raccogliere una certa somma di denaro, al fine di potersi affittare una stanza insieme e allontanarsi dalle loro famiglie, con cui non vanno d’accordo. Alex è il fratellastro di Jakob e da qualche tempo si sente via Skype con Momo, con cui va parecchio d’accordo. Il ragazzo, tuttavia, esita a incontrarla dal vivo, perché lei ancora non sa che egli è rimasto paraplegico in seguito a un incidente d’auto. Allo stesso modo, anche Luka, la migliore amica di Momo, non riesce a lasciarsi andare con Ben, conosciuto su Tinder, dal momento che non vuole impegnarsi sentimentalmente per non fare la fine dei suoi genitori, che litigano in continuazione.

E così, tra inganni, bugie e tanto bisogno di affetto trascorre l’estate dei sei giovani protagonisti, ognuno dei quali non riesce in alcun modo a trovare un punto di incontro con chi gli sta vicino, ognuno dei quali che altro non desidera che cambiare vita e andare via lontano.

Se Jakob si dimostra sempre più restio a girare i sex-tape, la sua ragazza Anna finisce per sfruttarlo e sfruttare la situazione soltanto per ottenere i soldi necessari ad andarsene via di casa. E se Momo è convinta che avere per la prima volta un rapporto sessuale sia qualcosa da realizzare il prima possibile, Alex ha soltanto bisogno di qualcuno che lo capisca. Luka, dal canto suo, ama raccontare a Ben cose del tutto inesatte circa la sua vita e il suo passato, anch’ella desiderosa, come il ragazzo, di vivere finalmente da sola, lontano dalla sua problematica famiglia.

A metà strada tra il cinema di Catherine Breillat e quello di Arnaud Desplechin, Lovecut sente molto l’influenza del cinema francese, ma, allo stesso tempo, riesce a creare una dimensione del tutto intima e personale in cui, all’interno di una riuscita struttura corale, v’è una profonda e mai banale indagine psicologica di ognuno dei giovani protagonisti. Nessuno di loro è perfetto, nessuno è immune al difficile passaggio dall’infanzia all’età adulta. E, allo stesso modo, ognuno di loro si sente inquieto, costantemente inadeguato, come se fosse sempre necessario indossare delle maschere, al fine di non mostrare al mondo la propria essenza. E lo schermo di un computer o di un cellulare possono, a loro volta, essere delle maschere perfette.

Eppure, in Lovecut, all’eterna inquietudine dei personaggi si contrappone la straordinaria calma della periferia viennese e della Donauinsel, in cui caldi pomeriggi estivi lungo le rive del Danubio possono, anche soltanto per poche ore, far dimenticare i propri tormenti interiori e spingere i giovani, in qualche modo, a esporsi, a essere più veri, più sinceri. Ed è proprio la straordinaria sensibilità di Iliana Estaňol e di Johanna Lietha a farci comprendere appieno la vera essenza di ognuno di loro, per una messa in scena che vede le due registe e sceneggiatrici sì vicine alle storie che vogliono raccontare, ma anche distanti quanto basta per poter considerare obiettivamente i fatti senza voler assolutamente giudicare, ma ponendosi, al contrario, in modo indulgente, benevolo, estremamente affettuoso.

Titolo originale: Lovecut
Regia: Iliana Estañol, Johanna Lietha
Paese/anno: Svizzera, Austria / 2020
Durata: 94’
Genere: coming-of-age, corale, drammatico
Cast: Sara Toth, Kerem Abdelhamed, Max Kuess, Luca von Schrader, Melissa Irowa, Valentin Gruber, Doris Schretzmayer, Marcel Mohab, Raphaela Gasper, Alexander Jagsch, Stefan Loibner, Karola Maria Niederhuber, Vitus Wieser
Sceneggiatura: Iliana Estañol, Johanna Lietha
Fotografia: Georg Geutebrück, Steven Heyse
Produzione: Silverio Films, Everything Is Film

Info: la scheda di Lovecut sul sito della Diagonale; il sito ufficiale di Lovecut; la scheda di Lovecut su iMDb