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GIPSY QUEEN

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di Hüseyin Tabak

voto: 6.5

Arricchito da sporadici inserti di animazione, Gipsy Queen lascia molte domande aperte e non dà volutamente definitive risposte allo spettatore. Ma, al contrario, man mano che ci si avvicina al finale, assume sempre più una connotazione simbolica e a tratti surreale.

Una ragazza e il suo sogno

Il desiderio di rivalsa e il sogno (quasi) impossibile circa un futuro migliore. Non è affatto semplice trovare un proprio equilibrio all’interno della società per una madre single. Soprattutto se si hanno origini rom e si è continuamente vittima di episodi di razzismo e discriminazione. Eppure, nonostante tutto, spesso la vita offre l’opportunità di rincorrere i propri sogni. Questa, dunque, è la storia di Ali, protagonista del lungometraggio Gipsy Queen, realizzato da Hüseyin Tabak nel 2019 e che avrebbe dovuto far parte della selezione della Diagonale 2020, ma che, in seguito alla cancellazione del festival, è stato inserito all’interno del programma Diagonale 2020 – Die Unvollendete.

Gipsy Queen è, dunque, la storia di una donna (impersonata da un’ottima Alina Serban) che, abbandonata dal compagno e mandata via di casa da suo padre, è costretta a crescere da sola i propri figli piccoli. L’unica sua alleata sembra essere la sua coinquilina (Irina Kurbanova), disposta ad aiutarla a pagare l’affitto nei momenti di maggiore difficoltà. Un giorno, tuttavia, Ali, andando a fare le pulizie presso un club in cui vengono organizzati incontri di boxe, farà la conoscenza di Tanne (un incredibile Tobias Moretti, che per questa sua performance si è aggiudicato l’Österreichischer Filmpreis 2020 al Miglior Attore Protagonista), un ex pugile che, non avendo avuto particolari soddisfazioni durante la propria carriera, passa le sue giornate ad allenare nuovi talenti. L’uomo, essendo venuto a conoscenza del passato di Ali e avendo scoperto che la stessa era un tempo un pugile piuttosto talentuoso, le darà l’opportunità di allenarsi gratis nel suo club. Sarà questa, forse, una probabile possibilità di riscatto?

Hüseyin Tabak, in questo suo lavoro, si è ispirato alla storia di sua madre, che ha faticato molto, in gioventù, a far sì che i propri figli potessero avere un futuro dignitoso. Proprio come nel 2017 aveva fatto anche il regista Adrian Goiginger nel toccante The Best of all Worlds. E Tabak, dal canto suo, nel mettere in scena questa storia fortemente simbolica – che strizza anche l’occhio ai film sul pugilato di origine statunitense – è fortunatamente riuscito a evitare ogni qualsivoglia pericolosa retorica in merito. Siamo d’accordo: in Gipsy Queen non tutto scorre come dovrebbe. E, a tratti, il regista stesso sembrerebbe farsi prendere eccessivamente la mano dall’emotività, soprattutto per quanto riguarda i momenti in cui la protagonista rivede suo padre che la incoraggia a perseguire i propri scopi. Eppure, complessivamente, il presente lungometraggio ci appare ben bilanciato nel mettere in scena ora momenti gioiosi (come quando Ali gioca insieme ai suoi bambini e alla sua coinquilina), ora attimi fortemente drammatici, durante i quali la donna potrebbe addirittura rischiare di perdere la custodia dei propri figli. Il tutto per una serie di scossoni emotivi che sanno ben arrivare allo spettatore grazie a uno script sapientemente realizzato dallo stesso Tabak.

Arricchito da sporadici inserti di pseudo animazione, durante i quali le inquadrature assumono, pian piano, i tratti di un disegno realizzato con i pastelli da Esmeralda, la figlia maggiore di Ali, Gipsy Queen lascia molte domande aperte e non dà volutamente definitive risposte allo spettatore. Ma, al contrario, man mano che ci si avvicina al finale, assume sempre più una connotazione simbolica, come sta a testimoniare l’ultima scena, in cui vediamo la protagonista allenarsi da sola su un ring completamente vuoto.

Ed ecco che lo stesso sport del pugilato si fa, qui, simbolo perfetto della lotta del quotidiano, dove poter arrivare a fine mese sembra difficile tanto quanto vincere il titolo mondiale ed essere ingaggiati da un manager rinomato equivale a ottenere un lavoro regolare e ben retribuito, potendosi finalmente dimenticare di tutti i precedenti lavori in nero e sottopagati. Riuscirà la nostra Ali a raggiungere tali scopi e a poter finalmente vivere serena insieme ai propri figli? Questo, ovviamente, non potremo mai saperlo.

Titolo originale: Gipsy Queen
Regia: Hüseyin Tabak
Paese/anno: Austria, Germania / 2019
Durata: 112’
Genere: drammatico, sportivo, biografico
Cast: Alina Serban, Tobias Moretti, Irina Kurbanova, Catrin Striebeck, Aleksandar Jovanovic, Sarah Carcamo Vallejos, Alsan Yilmaz Tabak, Sergiu Costache, Sorin Mihai, Jürgen Blin, Brian Al Amin, Katharina Behrens, Virgil Constantin, Anja Herden
Sceneggiatura: Hüseyin Tabak
Fotografia: Lukas Gnaiger
Produzione: Dor Film

Info: la scheda di Gipsy Queen sul sito della Diagonale; la scheda di Gipsy Queen su iMDb