7500-2019-vollrath-recensione

7500

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di Patrick Vollrath

voto: 7.5

7500 – opera prima del giovane Patrick Vollrath – punta tutto quasi esclusivamente su scene d’azione che non si lasciano limitare dal poco spazio a disposizione, oltre che da un robusto lavoro di sceneggiatura e, non per ultimo, dal volto di Joseph Gordon-Levitt, sempre sul pezzo e mai sopra le righe.

In volo verso Parigi

Nel gergo dell’aeronautica, 7500 è il codice d’emergenza nel caso in cui un aereo venga dirottato. Da qui, dunque, il giovane regista Patrick Vollrath ha preso il titolo per il suo lungometraggio d’esordio, il quale avrebbe dovuto far parte della selezione ufficiale della Diagonale 2020, ma che, in seguito alla cancellazione del festival, è stato inserito all’interno del programma Diagonale 2020 – Die Unvollendete.

Tale lungometraggio, frutto di una coproduzione tra Austria e Germania, colpisce immediatamente per l’utilizzo di un’unica location, all’interno della quale, tuttavia, si svolge una vicenda perfettamente in grado di tenere lo spettatore incollato allo schermo dall’inizio alla fine, forte soprattutto di un ineccepibile lavoro di scrittura a opera dello stesso Vollrath insieme a Senad Halilbasic e che riprende l’impostazione del precedente cortometraggio del regista, Everything will be ok, candidato all’Oscar come Miglior Cortometraggio nel 2016.

A vestire i panni del protagonista, un sempre convincente Joseph Gordon-Levitt. Egli, dunque, presta il volto a Tobias, un pilota d’aereo che, insieme al suo collega (impersonato dall’ex pilota della Lufthansa Carlo Kitzlinger), si accinge a far partire volo serale lungo la tratta Berlino-Parigi. Tutto inizialmente sembra andare per il meglio, fino a quando, pochi minuti dopo il decollo, la cabina di pilotaggio viene attaccata da tre terroristi che, nel tentativo di dirottare l’aereo, attaccano i due piloti colpendoli con delle schegge di vetro e prendono in ostaggio alcuni passeggeri, tra cui la stessa moglie di Tobias, che lavora come assistente di volo.

Tutto, dunque, si svolge all’interno della cabina di pilotaggio. E soltanto di rado – grazie a un monitor collegato con l’interno dell’abitacolo, possiamo vedere cosa succede all’interno dell’aereo. Ma la macchina da presa – qui maneggiata con sapienza dal cameraman Sebastian Thaler – rimane esclusivamente all’interno della cabina dove si trovano i due piloti insieme, occasionalmente, ai terroristi. E così, 7500 punta tutto quasi esclusivamente su scene d’azione che non si lasciano limitare dal poco spazio a disposizione, oltre che da un robusto lavoro di sceneggiatura e, non per ultimo, dal volto di Joseph Gordon-Levitt, sempre sul pezzo e mai sopra le righe.

Ed ecco che, immediatamente, ci torna alla mente il fortunato lungometraggio Locke, diretto nel 2013 da Steven Knight, anch’esso svoltosi in un’unica location – in questo caso l’abitacolo di una macchina – e con un unico interprete (l’ottimo Tom Hardy) che, per tutta la durata del film, ha effettuato diverse telefonate, mediante le quali è stata impostata l’intera storia.

Non è assolutamente facile, dunque, che un lavoro del genere possa funzionare. Tantomeno se, come nel caso di 7500, si tratta di un film d’azione. Eppure, il giovane Patrick Vollrath sa il fatto suo. E con il presente lungometraggio si è concentrato principalmente sulle emozioni dei personaggi, con tanto di riusciti cambi di registro e di profonde indagini psicologiche. Il tutto per una messa in scena che si svolge su due livelli: il primo riguardante ciò che accade all’interno dell’abitacolo stesso, vero fulcro dell’intera vicenda, il secondo riguardante il monitor attraverso cui piloti e terroristi possono osservare l’interno dell’aereo stesso e ciò che accade, di volta in volta, a tutti i passeggeri. Ed ecco che anche un tocco di metacinema fa capolino in questa interessante opera prima di Vollrath, sfruttando sapientemente l’atto del vedere con tutto il suo potenziale, per un sottile ed estenuante gioco di ruoli in cui non si sa mai chi potrà avere la meglio e in seguito al quale non si sa realmente chi siano i perdenti e chi i vincitori.

Strizzando l’occhio al cinema hollywoodiano, dunque, 7500 – realizzato, per forza di cose, con un budget piuttosto limitato – vede un riuscito crescendo di tensione al proprio interno e sa perfettamente quali corde toccare al fine di smuovere nello spettatore le emozioni più contrastanti. E così, il giovane Patrick Vollrath si rivela o, sarebbe meglio dire, si conferma, come uno dei nomi da tenere d’occhio all’interno del panorama cinematografico tedesco e austriaco. Un talento che potrebbe ben presto essere chiamato a far parte anche della gloriosa Hollywood. E le carte in regola, si sa, ci sono già tutte.

Titolo originale: 7500
Regia: Patrick Vollrath
Paese/anno: Austria, Germania / 2019
Durata: 92’
Genere: azione, drammatico
Cast: Joseph Gordon-Levitt, Omid Memar, Aylin Tezel, Carlo Kitzlinger, Murathan Muslu, Paul Wollin, Aurélie Thépaut
Sceneggiatura: Patrick Vollrath, Senad Halilbasic
Fotografia: Sebastian Thaler
Produzione: Augenschein Filmproduktion, Novotny&Novotny Filmproduktion

Info: la scheda di 7500 sul sito della Diagonale; la scheda di 7500 su iMDb