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CHINA REVERSE

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di Judith Benedikt

voto: 7

Nel brillante China Reverse, ciò che la macchina da presa di Judith Benedikt si limita a fare è osservare la realtà così com’è, lasciando che siano le persone stesse a scegliere quali aspetti delle loro vite raccontare, facendo in modo che la mano della regista risulti il più possibile invisibile, per una messa in scena complessivamente classica e già più volte collaudata.

Tra Austria e Cina

A partire dalla fine degli anni Ottanta, numerose persone si sono trasferite dalla Cina all’Europa, al fine di riuscire a trovare un lavoro più stabile e di poter guadagnare abbastanza da mantenere la propria famiglia e i propri figli. Eppure, al fine di raggiungere una certa tranquillità, sono stati necessari parecchi anni di lavoro duro, senza mai riposarsi, nemmeno durante i fine settimana. Al fine di raccontare le storie di chi, già ormai da diversi anni, ha iniziato una nuova vita nella città di Vienna ha pensato la documentarista Judith Benedikt con il suo China Reverse, realizzato nel 2014 e inserito, in seguito alla cancellazione della Diagonale 2020, all’interno del programma Diagonale 2020 – Die Unvollendete.

Dalla proprietaria di un ristorante cinese nel cuore di Vienna alla titolare di un piccolo cinema di quartiere, fino al fondatore della rinomata catena di cucina asiatica Mr. Lee, sono numerose le persone che, nel presente China Reverse hanno deciso di raccontare le proprie vicende, per un lungo ed entusiasmante viaggio dalla Cina all’Austria e viceversa, al fine di scoprire due diverse culture che si incontrano e che, in un modo o nell’altro, si arricchiscono a vicenda.

China Reverse è, dunque, un piccolo e appassionato focus su un mondo con il quale viviamo a contatto ormai da molti anni ma che, di fatto, non possiamo dire di conoscere bene. Tante storie di grandi sacrifici e privazioni che, finalmente, stanno iniziando a raccogliere i propri frutti, per nuove, importanti soddisfazioni.

Si presenta immediatamente come un lavoro dinamico e vivace, il presente China Reverse. E tale effetto è ottenuto anche grazie a un appropriato commento musicale e alla scelta di passare da una storia all’altra con i tempi e i ritmi giusti. Non vuole assolutamente, Judith Benedikt, porsi troppe domande in merito, né tantomeno dare a tutti i costi delle risposte. Ciò che la sua macchina da presa si limita a fare è osservare la realtà così com’è, lasciando che siano le persone stesse a scegliere quali aspetti delle loro vite raccontare, facendo in modo che la mano della regista risulti il più possibile invisibile, per una messa in scena complessivamente classica e già più volte collaudata. Eppure, al termine della visione, il presente documentario si rivela un ritratto esaustivo e piacevolmente variopinto, dove, di fronte a storie di persone che, dopo diversi anni, hanno deciso di fare ritorno in Cina, v’è anche chi, al contrario, ha deciso di rimanere in Austria, avendo trovato, qui, un proprio equilibrio e una propria realizzazione.

Di fianco, dunque, a chi tiene gelosamente conservati in cantina alcuni oggetti di antiquariato in seguito alla chiusura della propria attività, c’è anche chi, nel frattempo, affascinato dalle tradizioni austriache, si diverte a cantare all’interno di un coro – vestito rigorosamente in abiti tradizionali – le canzoni del celebre film Tutti insieme appassionatamente. E se i matrimoni mantengono, comunque, le loro tradizioni, non capita di rado di sentire, durante una festa nuziale, le note di Sul bel Danubio blu.

Judith Benedikt, dunque, è stata in grado di regalarci tutto questo. Un breve, ottimista e appassionato viaggio all’interno di realtà a noi sì vicina, ma che, di fatto, non conosciamo ancora a sufficienza.

Titolo originale: China Reverse
Regia: Judith Benedikt
Paese/anno: Austria / 2014
Durata: 88’
Genere: documentario
Sceneggiatura: Judith Benedikt, Gregor Stadlober
Fotografia: Judith Benedikt
Produzione: Plaesion Film + Vision

Info: la scheda di China Reverse su iMDb; la scheda di China Reverse sul sito della Austrian Film Commission