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THE PUBLIC GAP

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di Emanuel Spurny

voto: 7

In The Public Gap, la messa in scena adottata dal regista ci sembra particolarmente appropriata a una visione della situazione del tutto disillusa e disincantata, dove, malgrado l’indubbia fascinazione che si può provare nei confronti del TAT Center SIsli, sembra non esserci ottimismo alcuno per quanto riguarda il futuro.

I giganti di Istanbul

C’è una particolare realtà, nel cuore di Istanbul, che, da circa venti anni a questa parte – ossia sin dalla sua creazione – ci appare quasi come una realtà fantasma. Questa è, dunque, la realtà concernente il TAT Center Sisli, un complesso di grattacieli la cui costruzione è iniziata nel 1996 e che sono stati ultimati nel 2000, per un’area complessiva di 9000 metri quadri e oltre altri 80.000 metri quadri di superficie che potrebbe essere affittata, al fine di offrire i più disparati servizi ai cittadini. E così, il regista Emanuel Spurny, nel suo The Public Gap – realizzato nel 2020 e inserito, in seguito alla cancellazione della Diagonale 2020, all’interno del programma Diagonale 2020 – Die Unvollendete – ha osservato da vicino questa singolare situazione, intervistando in particolare due persone che vivono a stretto contatto con le suddette costruzioni.

The Public Gap, dunque, punta innanzitutto ad arrivare al nocciolo della questione. E a tal fine, il regista ha optato per una messa in scena il più possibile essenziale, che, forte di un necessario lavoro di sottrazione, si concentra esclusivamente sui palazzi in questione grazie a inquadrature realizzate rigorosamente a camera fissa – con tanto di voci fuoricampo appartenenti ai due intervistati – e una totale assenza di commento musicale.

Colpiscono immediatamente, in The Public Gap, le immagini dei palazzi in questione, ancora mai affittati o sfruttati a dovere a causa di problemi riguardanti la gestione e la divisione dell’eredità tra i discendenti del loro costruttore. Gli imponenti grattacieli in questione stridono fortemente con il resto del quartiere, il piccolo parco nelle vicinanze e tutte le costruzioni di gran lunga più basse. Eppure, nonostante tutto, la loro vista affascina chiunque volga lo sguardo verso di loro. Soprattutto quando ci si avvicina al tramonto e quando si fa giorno. Come se gli stessi fossero dei guardiani atti ad assicurarsi che in città tutto sia tranquillo e che la vita scorra regolarmente.

Malgrado, tuttavia, l’indubbio fascino e tutto l’immaginario a cui una realtà del genere può dare vita, il regista Emanuel Spurny si concentra principalmente sull’enorme spreco di risorse e di potenziale che deriva dall’inutilizzo dei grandi spazi a disposizione. E finché gli eredi del costruttore non decideranno come gestire la cosa, la situazione sembra destinata a rimanere uguale per ancora molti e molti anni. Neanche lo Stato può decidere circa le sorti di questi spazi, trattandosi, comunque, di proprietà privata. Ed ecco che, con questa chiave di lettura, la messa in scena adottata dal regista ci sembra ancor più appropriata. Il tutto per una visione della situazione del tutto disillusa e disincantata, dove, malgrado l’indubbia fascinazione che si può provare nei confronti di queste costruzioni, sembra non esserci ottimismo alcuno per quanto riguarda il futuro. Colpa, forse, di una mentalità troppo chiusa e conservatrice? Può darsi. Chissà se, tra circa altri venti anni, le cose, in qualche modo, cambieranno.

Titolo originale: The Public Gap
Regia: Emanuel Spurny
Paese/anno: Austria, Turchia / 2020
Durata: 8’
Genere: documentario
Sceneggiatura: Emanuel Spurny
Fotografia: Emanuel Spurny
Produzione: Emanuel Spurny

Info: The Public Gap su Vimeo