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HOTEL

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di Jessica Hausner

voto: 8

Hotel vede il suo massimo punto di forza in una regia fatta di composizioni del quadro rigide e simmetriche, con tanto di colori che virano principalmente al verde o al rosso. Una potenza delle immagini ottenuta grazie al contributo del direttore della fotografia Martin Gschlacht, storico collaboratore della Hausner, nonché co-fondatore della società di produzione Coop99.

All’interno di un bosco isolato…

L’immagine di una donna in tailleur rosso che si accinge ad addentrarsi all’interno di un corridoio buio. Questa, forse, è l’immagine più rappresentativa di Hotel, realizzato da Jessica Hausner nel 2004 e che ha ulteriormente contribuito a rendere la regista famosa anche al di fuori dei confini nazionali. Al punto da farla diventare uno dei nomi più rilevanti della cinematografia austriaca contemporanea. A lei la Diagonale 2020 avrebbe dedicato la sezione Zur Person e, in seguito alla cancellazione del festival, alcuni suoi film sono stati inseriti all’interno del programma Diagonale 2020 – Die Unvollendete.

Con Hotel, Jessica Hausner ha contribuito a dare un’ulteriore svolta al cinema nazionale. E se pochi anni prima sia lei che i suoi colleghi della Nouvelle Vague Viennese (tra cui Barbara Albert, il cameraman Martin Gschlacht e Antonin Svoboda) si erano dedicati principalmente a storie al limite del realismo (basti pensare, ad esempio, a prodotti come Lovely Rita, opera prima della Hausner, o anche a Nordrand – Borgo Nord di Barbara Albert), per un nuovo modo di osservare il quotidiano e la solitudine degli esseri umani che va di pari passo con l’urbanizzazione incalzante, ecco che Hotel vede un ulteriore svolta all’interno della cinematografia della Hausner nello specifico e dell’Austria in generale.

Perché, di fatto, qui il cinema di genere era una strada che non era mai stata ancora percorsa a sufficienza. Almeno, appunto, fino a questo fatidico 2004. E Jessica Hausner, nel suo Hotel, ha giocato prevalentemente con suggestioni e atmosfere nel mettere in scena la storia della giovane Irene (impersonata da Franziska Weisz), una ragazza che viene assunta come receptionist presso un hotel isolato all’interno di un bosco. È proprio all’interno di questo hotel, dunque, che fin da subito si respira un’aria strana, tra misteriose sparizioni di oggetti personali, corridoi che sembrano infiniti e, non per ultimo, il bosco che lo circonda e la leggenda della Strega del Bosco, a causa della quale, in passato, sarebbero sparite misteriosamente alcune persone. Che sia questo, dunque, anche il caso di Eve, la ragazza che lavorava alla reception prima di Irene e di cui si sono perse inspiegabilmente le tracce?

Hotel, dunque, vede il suo massimo punto di forza in una regia fatta di composizioni del quadro rigide e simmetriche, con tanto di colori che virano principalmente al verde (già dai tempi di Alfred Hitchcock, il colore che al cinema indica la morte) o al rosso (come d’altronde gli stessi indumenti della protagonista, spesso unica nota di colore all’interno di un ambiente che tende al monocromo). Una potenza delle immagini ottenuta grazie al contributo del direttore della fotografia Martin Gschlacht, storico collaboratore della Hausner, nonché co-fondatore (insieme, appunto, alla Hausner, alla Albert e a Svoboda) della società di produzione Coop99.

Onirico e quotidiano si incontrano di continuo, in Hotel. Così come scale, corridoi, grotte isolate, enormi piscine che stanno a rappresentare, forse, l’unico, vero momento di libertà vissuto dalla protagonista. Al contempo, sempre presenti le tematiche tipiche del cinema della Hausner, che vedono la solitudine, l’incomunicabilità e anche – e soprattutto – la religione e la sua presenza quasi ingombrante schierate in prima linea. Eppure, allo spettatore, nulla è dato da vedere in primo piano. Quello che accade nel bosco si può soltanto immaginare. Il tutto per una messa in scena che si rifà fortemente ai canoni dell’Espressionismo e che, a sua volta, crea nuovi linguaggi, nuovi modi di intendere la settima arte e il cinema di genere in Austria. Al punto da aver influenzato, nel corso degli anni, anche molti altri cineasti. E il titolo Goodnight Mommy, diretto da Veronika Franz e Severin Fiala esattamente dieci anni più tardi dovrebbe parlare chiaro a riguardo.

Titolo originale: Hotel
Regia: Jessica Hausner
Paese/anno: Austria, Germania / 2004
Durata: 74’
Genere: horror
Cast: Franziska Weisz, Birgit Minichmayr, Marlene Streeruwitz, Peter Strauss, Regina Fritsch, Rosa Waissnix, Alfred Worel, Christopher Schärf, Alexander Lugonja, Tommi Saric, Marita Ringhofer, Martina Pöltl
Sceneggiatura: Jessica Hausner
Fotografia: Martin Gschlacht
Produzione: Coop99 Filmproduktion, Essential Filmproduktion

Info: la scheda di Hotel su iMDb; la scheda di Hotel sul sito della Diagonale