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TALEA

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di Katharina Mückstein

voto: 8

Sono corpi che danzano leggeri e finalmente liberi, così come primi piani di volti sofferenti o di giovani adolescenti intente a seguire una lezione di nuoto a caratterizzare per gran parte della sua durata il presente Talea. E la macchina da presa di Katharina Mückstein sa perfettamente come caratterizzarli al meglio, rendendoli, sullo schermo, incredibilmente vivi e pulsanti.

Paura di nuotare

Jasmin ha quattordici anni, ma, in realtà è molto più matura della sua età. Ha paura di nuotare. Sua madre non ha mai avuto modo di insegnarglielo. Non è facile, per lei, uniformarsi alle sue coetanee, né tantomeno vestirsi e comportarsi come loro. Costretta a vivere una vita che non le appartiene – all’interno di una famiglia a cui è stata data in affidamento – la giovane altro non desidera che riallacciare i rapporti con sua madre, la quale deve ancora finire di scontare una pena detentiva. La dolce, tenera e riflessiva Jasmin, dunque, è la protagonista di Talea, opera prima della regista Katharina Mückstein, già presentata alla Diagonale 2013 e inserita all’interno del programma Diagonale 2020 – Die Unvollendete.

Katharina Mückstein, si sa, ha una predilezione per i coming-of-age. E nel presente genere cinematografico può dirsi assolutamente ferrata. Se, infatti, l’autrice ha avuto modo, nel 2018, di farsi conoscere da un pubblico ancora più vasto presentando L’Animale, suo secondo lungometraggio da regista, in anteprima alla Berlinale 2018, già con Talea aveva dato prova di una grande sensibilità nel cogliere ogni più sottile sfumatura del carattere dei suoi personaggi e, nello specifico, delle sue protagoniste, ognuna delle quali in piena crisi adolescenziale, ognuna delle quali in una fase particolarmente complicata del suo percorso di crescita, ognuna delle quali impersonata da una straordinaria Sophie Stockinger, vera e propria attrice feticcio della cineasta di Vienna.

In Talea, dunque, vediamo principalmente una ragazza che ha paura di nuotare. Una ragazza che, scappata di casa al fine di trascorrere un weekend con sua madre (per soli pochi giorni il libera uscita), avrà finalmente modo di confrontarsi con lei. E, da tale incontro non privo di attriti e situazioni impreviste, ne usciranno di certo maturate entrambe.

Particolarmente interessante, a tal proposito, il parallelismo tra madre e figlia. Eva (una poliedrica Nina Proll), madre di Jasmin, si comporta ella stessa, a volte, da figlia. E si sente spaventata e inadeguata al ruolo di madre. Jasmin, dal canto suo, altro non chiede che l’affetto di Eva e, a suo modo, presente e protettiva, tenta di rassicurarla circa il fatto che la stessa sarebbe stata un’ottima mamma.

Ulteriore protagonista della pellicola: un’immensa distesa di verde, dove le due vanno a trascorrere il weekend. Tale particolare location, isolata (o quasi) da tutto e da tutti, si fa custode dei loro segreti e contribuisce a creare quell’intimità necessaria affinché il rapporto tra le due possa finalmente consolidarsi e maturare.

Interessante notare come nel cinema di Katharina Mückstein vi siano sempre delle costanti. E non soltanto per quanto riguarda il genere cinematografico prescelto, ma anche per quanto riguarda piccoli, (non troppo) marginali particolari. Ciò riguarda in primis il commento musicale. Se, infatti, nel presente Talea possiamo ascoltare, durante una festa, la canzone Statte zitta di Alessandro Mannarino, ecco che L’Animale prende addirittura il titolo dall’omonima canzone di Franco Battiato. Una predilezione per la musica italiana, per una serie di canzoni di accompagnamento che, scelte con cura, contribuiscono addirittura a sviluppare ulteriormente l’intera sceneggiatura.

Sono, dunque, corpi che danzano leggeri e finalmente liberi, così come primi piani di volti sofferenti o di giovani adolescenti intente a seguire una lezione di nuoto a caratterizzare per gran parte della sua durata il presente Talea. E la macchina da presa di Katharina Mückstein sa perfettamente come caratterizzarli al meglio, rendendoli, sullo schermo, incredibilmente vivi e pulsanti. Per imparare a nuotare c’è sempre tempo. Ciò che conta, però, è il modo in cui si impara finalmente a farlo.

Titolo originale: Talea
Regia: Katharina Mückstein
Paese/anno: Austria / 2013
Durata: 72’
Genere: drammatico, coming-of-age
Cast: Sophie Stockinger, Nina Proll, Philipp Hochmair, Andreas Patton, Eva-Maria Gintsberg, Rita Waszilovics, Lili Epply, Megan Werther, Alina Schaller
Sceneggiatura: Selina Gnos, Katharina Mückstein
Fotografia: Michael Schindegger
Produzione: La Banda Film

Info: la scheda di Talea su iMDb