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COLLAPSING MIES

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di Claudia Larcher

voto: 7.5

Ciò che Collapsing Mies trasmette, visto nel suo insieme, è quasi un senso di angoscia. O, sarebbe meglio dire, di timore, di estrema riverenza. Le forme create da van der Rohe – e qui, appunto, rielaborate da Claudia Larcher – incutono quasi soggezione e si fanno, nell’insieme, manifesto completo ed esaustivo di un’epoca.

Forme, colori, visioni

Tra i maggiori esponenti del modernismo classico, per quanto riguarda il settore architettonico, v’è indubbiamente l’architetto Mies van der Rohe. Particolarmente emblematiche e caratteristiche le forme da lui create, con costruzioni che prevedono rigide strutture all’interno della quali prevalgono cemento, acciaio e vetro. A rendere omaggio al grande architetto ha pensato l’artista Claudia Larcher nel suo Collapsing Mies. Questo suo innovativo cortometraggio è stato selezionato in occasione della Diagonale 2020 e, in seguito alla cancellazione del festival, inserito all’interno del programma Diagonale 2020 – Die Unvollendete.

In soli sette minuti, dunque, la straordinaria arte di Mies van der Rohe prende magicamente vita sullo schermo. E il tutto avviene tramite complesse animazioni in computer grafica che – con la musica elettronica e fortemente minimalista di Alexander J. Eberhard in sottofondo – si sovrappongono, si confondono tra loro e, a loro volta confondono lo spettatore in un tripudio di forme geometriche e colori che, visti nel loro insieme, rendono perfettamente l’idea di cosa van der Rohe sia riuscito a creare nel corso della sua rispettabile carriera.

Tutto è in movimento, tutto è in continuo mutamento in Collapsing Mies. Nulla, nemmeno per pochi secondi, resta uguale a sé stesso. Ed ecco che gli ambienti interni si mescolano e si confondono con esterni di palazzi, al punto che risulta arduo distinguere ogni singolo elemento. Con i colori imperanti del grigio, dell’ocra, dell’azzurro e del marrone, dunque, ciò davanti a cui ci troviamo è un vero e proprio quadro astratto. Il tutto per una rappresentazione fortemente concettuale e volutamente anti narrativa e per un nuovo modo di intendere non soltanto il linguaggio cinematografico ma anche l’arte e la storia dell’arte in senso più ampio.

Claudia Larcher, dal canto suo, ha optato principalmente per immagini bidimensionali – atte, in questo caso, a sottolineare la rigidità delle forme rappresentate – le quali, sovrapponendosi lentamente l’una con l’altra danno vita a ulteriori nuove forme, questa volta tridimensionali.

Ciò che il presente Collapsing Mies trasmette, visto nel suo insieme, è quasi un senso di angoscia. O, sarebbe meglio dire, di timore, di estrema riverenza. Le forme create da van der Rohe – e qui, appunto, rielaborate da Claudia Larcher – incutono quasi soggezione e si fanno, nell’insieme, manifesto completo ed esaustivo di un’epoca. Un’epoca della quale noi tutti siamo parte attiva e integrante e che, al contempo, sa spiazzarci e disorientarci facendoci perdere quasi il contatto con noi stessi.

Ed ecco che questa breve ma intensa visione si rivela molto più complessa e stratificata di quanto possa inizialmente sembrare. Piccolo e ricercato gioiello della cinematografia austriaca più sperimentale.

Titolo originale: Collapsing Mies
Regia: Claudia Larcher
Paese/anno: Austria / 2019
Durata: 7’
Genere: sperimentale
Sceneggiatura: Claudia Larcher
Fotografia: Claudia Larcher
Produzione: Claudia Larcher

Info: la scheda di Collapsing Mies sul sito della Diagonale