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THE SEA YOU HAVE TO LOVE

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di Patrick Wally

voto: 7.5

Una straordinaria sensazione di calma pervade l’intero The Sea you have to love. E questo particolare andamento contemplativo, si fa specchio di una realtà a rischio che, un domani, proprio a causa dell’inquinamento dei mari, potrebbe rischiare di scomparire per sempre.

Chiare fresche e dolci acque

Il mare: una fonte incredibile di risorse, un’immensa distesa di acqua azzurra dove rifugiarsi dal trambusto della vita di tutti i giorni e, soprattutto, un vero e proprio patrimonio per l’umanità intera. Dove l’inquinamento fa danni, c’è anche chi, dal canto suo, continua a tutelare questo patrimonio e a viverlo a 360° sfruttando al massimo tutte le risorse che lo stesso offre. Nel documentario The Sea you have to love, diretto da Patrick Wally nel 2015 – già presentato alla Diagonale 2016 e inserito all’interno del programma Diagonale 2020 – Die Unvollendete, in seguito alla cancellazione del festival – viene raccontata una piccola e preziosa realtà. Questa è la realtà di un piccolo peschereccio dove lavora un pescatore in pensione insieme alla sua piccola squadra di collaboratori. La barca su cui tutti si trovano ha, ormai, più di vent’anni e, ogni giorno, si svolge la stessa routine.

La macchina da presa di Patrick Wally si concentra principalmente su piccoli dettagli: dalle mani del pescatore intente a sgarbugliare una rete da pesca o un filo di nylon, al dettaglio di una sigaretta accesa poggiata su di un portacenere, fino al crudo primo piano di un pesce agonizzante. Al contempo, poetiche immagini di vaste distese d’acqua che fotografate ora al tramonto, ora all’alba, ora nel corso della giornata.

Una straordinaria sensazione di calma pervade l’intero The Sea you have to love. E questo particolare andamento contemplativo, si fa specchio di una realtà a rischio che, un domani, proprio a causa dell’inquinamento dei mari, potrebbe rischiare di scomparire per sempre. Patrick Wally, dal canto suo, ha optato per una messa in scena il più possibile essenziale. Non v’è posto, in The Sea you have to love, per ridondanti didascalie o interviste vere e proprie. Soltanto di rado i pescatori raccontano le loro giornate, alcuni bizzarri aneddoti e la loro storia alla telecamera. E, quando lo fanno, continuano, placidi, nei loro lavori.

La scelta registica di dare l’impressione che la macchina da presa sia quasi invisibile risulta, qui, più azzeccata che mai. Ciò davanti a cui ci troviamo è la realtà nella sua accezione più pura. Senza filtro alcuno. E, in poco meno di mezz’ora, Patrick Wally è riuscito a creare un ritratto completo e il più possibile esaustivo della realtà che i lavoratori sulla barca vivono ogni giorno.

Ed è proprio con una riuscita struttura ellittica che questo The Sea you have to love trova il proprio compimento. Un’immensa distesa azzurra apre l’intero lavoro, mentre la scia che la barca lascia dietro di sé nel momento in cui si addentra nel mare – con un grande stormo di gabbiani che la seguono – sta a concludere il tutto. E così, un’altra giornata è appena iniziata. E tutti sono pronti a ripartire con le loro consuete attività, verso nuove, emozionanti avventure.

Titolo originale: The Sea you have to love
Regia: Patrick Wally
Paese/anno: Austria, Croazia / 2015
Durata: 28’
Genere: documentario
Sceneggiatura: Patrick Wally, Steven Heyse
Fotografia: Steven Heyse
Produzione: Piece Of Cake Film, Filmakademie Wien

Info: la scheda di The Sea you have to love sul sito della Diagonale; la scheda di The Sea you have to love su iMDb; il sito ufficiale di Patrick Wally