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EISZEIT

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di Wolfgang Strobl

voto: 7.5

Il mondo raffigurato in Eiszeit, si presenta immediatamente come una realtà a sé, come un mondo popolato solo da giovani che, a loro modo, tentano di ribellarsi alla società in cui vivono, rifiutando categoricamente di uniformarsi a essa.

A ritmo di musica

Il periodo che stiamo vivendo, si sa, non è dei più facili. Eppure, se pensiamo anche soltanto al secolo scorso, di momenti difficili ne abbiamo attraversati parecchi. Basti pensare anche soltanto alle due guerre mondiali: le loro conseguenze si sono fatte sentire per anni. E i giovani, dal canto loro, come hanno reagito? A realizzare un affresco della società underground degli anni Ottanta ci ha pensato il documentarista indipendente Wolfgang Strobl nel suo Eiszeit (tradotto letteralmente: “L’era glaciale”), realizzato nel 1983. Il presente documentario – già presentato al pubblico in occasione della Diagonale 2017 e riproposto da okto.tv, in abbinamento a Sunspots di Barbara Albert che, a suo modo, tratta tematiche simili – si concentra su alcuni gruppi di giovani punk soliti frequentare determinati locali e discoteche nelle città di Vienna e Linz.

Un mondo, quello raffigurato in Eiszeit, che si presenta immediatamente come una realtà a sé, un mondo popolato solo da giovani che, a loro modo, tentano di ribellarsi alla società in cui vivono, rifiutando categoricamente di uniformarsi a essa. Ciò lo fanno attraverso uno stile di vita tutto loro, attraverso musiche, balli, raduni presso locali underground. Il tutto in modo (quasi) sempre pacifico. Si può, forse, parlare di nichilismo? Il discorso messo in scena dal regista, in realtà, sembra quasi andare oltre. Una cultura, la loro, che prende ispirazione direttamente dalla cultura punk sviluppatasi appena pochi anni prima negli Stati Uniti e che si traduce in linguaggi e stili di vita totalmente fuori dagli schemi.

La macchina da presa di Wolfgang Strobl, dunque, lascia che le immagini parlino da sé. Al via, dunque, lunghe riprese effettuate all’interno di locali e discoteche, o anche in strada, dove il regista ha avuto modo di intervistare alcuni giovani. Al contempo, un naturale parallelismo con la generazione dei loro genitori, che ha comunque avuto modo di vivere la guerra e che ha fatto di tutto affinché i loro figli potessero sentirsi al sicuro.

Un tripudio di luci, musiche e colori, dunque, stanno a caratterizzare il presente Eiszeit. La parola alle immagini. E la macchina da presa, dal canto suo, cosa fa? Semplice: diventa quasi un tutt’uno con il mondo che la circonda, muovendosi in modo frenetico durante le scene girate all’interno di discoteche, facendo di un montaggio alla Eisenstein il suo punto di forza e mostrandoci una quotidianità – quella dei giovani qui rappresentati – all’interno della quale fanno capolino solo raramente voci fuori campo e brevi interviste. Ed ecco che,immediatamente, ci viene da pensare al cinema pop statunitense, a cui l’Austria stessa ha attinto a piene mani. Un cinema in cui non vi sono regole di messa in scena, dove tutto è consentito, dove sono bizzarri giochi di luci e colori a fare quasi da protagonisti assoluti.

I ragazzi qui presentatici ci sembrano meravigliosamente straordinari, con i loro look fuori dagli schemi, il loro rifiuto di ogni qualsivoglia responsabilità e le loro debolezze. E Wolfgang Strobl, dal canto suo, sembra realmente affezionato a loro, perfettamente deciso a rappresentare il loro mondo senza voler giudicare, senza formulare precise teorie in merito. Vicino e allo stesso tempo con un giusto distacco nei confronti di ciò che vuole filmare con la macchina da presa. Ognuno di loro, dunque, seppure rappresentato per momenti assai brevi, presenta una buona caratterizzazione. Una caratterizzazione che va oltre ogni stereotipo, ogni oltre possibile cliché – come spesso accade quando non si conosce realmente una determinata realtà. Cosa sarà, dunque, della nostra società? Si continuerà ancora a rifiutarsi di agire, di fare qualcosa affinché il mondo cambi? La scena della nascita di un bambino all’approssimarsi della conclusione del documentario la dice lunga sul pensiero del regista stesso. O, meglio ancora, su quello che era il suo pensiero agli inizi degli anni Ottanta.

Titolo originale: Eiszeit
Regia: Wolfgang Strobl
Paese/anno: Austria / 1983
Durata: 32’
Genere: documentario
Sceneggiatura: Wolfgang Strobl
Fotografia: Thomas Knoglinger
Produzione: Wolfgang Strobl

Info: la scheda di Eiszeit sul sito della Diagonale