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SPACE DOGS

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di Elsa Kremser e Levin Peter

voto: 7.5

Con una struttura ellittica che ci mostra affascinanti immagini dallo spazio, Space Dogs – diretto da Elsa Kremser e Levin Peter e presentato in anteprima alla Viennale 2019 – ci porta nelle strade in notturna di Mosca, dove iniziamo a seguire la quotidianità di due cani randagi durante una vera e propria lotta alla sopravvivenza, in seguito alla quale è il più forte a restare in vita. Secondo questo principio, dunque, in Russia si continua a selezionare cani dalla strada, al fine da scegliere i più idonei ad essere lanciati nello spazio.

Animali metropolitani (e non solo)

Accadeva il 3 novembre 1957 che per la prima volta veniva mandato nello spazio un cane, a bordo della capsula spaziale sovietica Sputnik. Si trattava, in realtà, di una cagnolina, Laika, appunto, la quale, tuttavia, non sopravvisse in seguito al lancio. Leggenda vuole che, tuttavia, il suo spirito sia in qualche modo tornato sulla terra, reincarnandosi a sua volta in altri cani randagi che vivono per le strade di Mosca. Prendendo spunto da tale leggenda, dunque, i giovani registi Elsa Kremser e Levin Peter hanno dato vita al documentario Space Dogs, già presente al Festival di Locarno 2019 e riproposto all’interno della selezione ufficiale alla Viennale 2019.

Un lavoro, dunque, che già da una prima, sommaria lettura della sinossi, ci dà l’idea di un prodotto che, in realtà, si situa a metà strada tra il documentario e il film a soggetto. E a tal proposito l’approccio registico adottato dai due autori è particolarmente rilevante.

Con una struttura ellittica che ci mostra, in apertura e in chiusura, affascinanti immagini dallo spazio, Space Dogs ci porta immediatamente nelle strade in notturna di Mosca, dove, fin da subito, iniziamo a seguire la quotidianità di due cani randagi durante una vera e propria lotta alla sopravvivenza, in seguito alla quale è il più forte a restare in vita. Sempre secondo questo principio, in Russia si continua ancora oggi a selezionare cani dalla strada, al fine da scegliere i più idonei all’addestramento per poi poter essere lanciati nello spazio.

Un percorso, il presente, che si presenta come tutt’altro che facile, dati, appunto, i precedenti esperimenti non andati a buon fine, i quali hanno visto non solo la povera Laika, ma anche lo scimpanzé Numero 65 e una coppia di tartarughe perire inevitabilmente. Eppure, si sa, la scienza va avanti. E spesso e volentieri lo fa in modo del tutto privo di scrupoli.

Elsa Kremser e Levin Peter, nel loro Space Dogs, hanno provveduto a inserire anche interessanti filmati di repertorio, al fine di farci capire al meglio in che modo avvengono i suddetti addestramenti, per momenti del passato che vanno in parallelo con scene prese direttamente dai giorni nostri. Ed è proprio questa seconda sezione la più interessante di tutto il lungometraggio. Nel raccontare, infatti, la quotidianità dei due cagnolini, i due registi hanno optato per un approccio zavattiniano, lavorando sapientemente di sottrazione, per una messa in scena in cui le parole lasciano doverosamente il posto alle immagini. Al via, dunque, lunghe sequenze in cui vediamo i due cani procacciarsi il cibo, annusare strani odori in città, riposare, giocare tra di loro e, di quando in quando, anche attaccarsi.

Un approccio prevalentemente contemplativo – questo di Space Dogs – per un lavoro che non esita, spesso e volentieri, a inferirci pesanti scossoni emotivi. E non soltanto nei momenti in cui, tramite vecchi filmati di repertorio, vediamo i veri addestramenti in previsione dei lanci, ma anche – e soprattutto – durante la terribile scena in cui i due cani attaccano un gatto per strada, giocandoci in modo talmente violento da ucciderlo.

Ed ecco che il presente Space Dogs – prodotto dalla giovane Raumzeitfilm Produktion, fondata dagli stessi registi – si rivela un prodotto di grande importanza, sia per quanto riguarda la denuncia di specifici trattamenti nei confronti degli animali, sia perché, allo stesso tempo, ci aiuta a conoscere meglio un mondo i cui retroscena sono ancora sconosciuti ai più. Un lavoro, dunque, che non ha paura di osare, percorrendo strade spesso e volentieri “scomode” e azzardando una messa in scena del tutto personale che fa di un pulito e riuscito lavoro di sottrazione la sua arma vincente.

E poi, non per ultimo, v’è anche uno spiccato lirismo a fare da cornice a questo importante Space Dogs. Un lirismo presente in ogni singola scena realizzata, dalle sequenze ambientate nello spazio, fino al momento in cui tramonta il sole nella grande città metropolitana, casa a cielo aperto di tanti, tantissimi cani randagi.

Titolo originale: Space Dogs
Regia: Elsa Kremser, Levin Peter
Paese/anno: Austria, Germania / 2019
Durata: 91’
Genere: documentario
Sceneggiatura: Elsa Kremser, Levin Peter
Fotografia: Yunus Roy Imer
Produzione: Raumzeitfilm Produktion, It Works Medien GmbH, Vita Aktiva

Info: la scheda di Space Dogs sul sito della Viennale; la scheda di Space Dogs su iMDb