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OSKAR WERNER – INDIMENTICABILE RIBELLE

Vera e propria icona del cinema austriaco e internazionale, Oskar Werner, oltre che per il suo grandissimo talento, era noto anche per il suo carattere deciso e a volte irascibile. Malgrado la sua prematura scomparsa, egli, ancora oggi, viene ricordato come una delle personalità più interessanti degli scorsi decenni, nell’ambito della settima arte.

Per gli amici, Teixl

Un volto dai lineamenti duri e accomodanti allo stesso tempo. Un carattere, a detta dei più, particolarmente irascibile. Eppure, al giorno d’oggi, una vera e propria icona della storia del cinema austriaco e internazionale. Non è passato molto tempo da quando ci si è accorti del talento di questo straordinario attore viennese. Nato il 13 novembre 1922 nel quartiere viennese di Gumpendorf, Oskar Werner proveniva da una famiglia di modeste condizioni economiche – suo padre era agente assicurativo, mentre sua madre lavorava come operaia – e, dopo il divorzio dei suoi genitori, trascorse la sua infanzia insieme a sua madre e a sua nonna. Che sia stata, forse, la sua infanzia già di per sé tormentata a influire sul suo particolare carattere e sui suoi futuri problemi di alcolismo? Di fatto, non si ha alcuna certezza in merito. Eppure, nonostante tutto, sin dai primi anni, la vita di Oskar Werner è sempre stata costellata di drammatici avvenimenti: dal tentativo di suicidio da parte di sua madre, fino, nel novembre 1938, al momento in cui divenne testimone involontario della terribile Notte dei Cristalli.

È stato questo particolare avvenimento, nello specifico, a far sì che Werner diventasse ben presto un pacifista convinto, a dispetto di quanto richiedeva il Partito Nazionalsocialista. Ciò, tuttavia, non gli risparmiò il tanto odiato servizio militare. Ma chi fu, in tale spiacevole situazione, a salvarlo? Proprio il teatro. Dopo aver preso parte già durante gli anni di scuola (una carriera scolastica, la sua, mai realmente conclusa, in seguito a una prima bocciatura all’esame di maturità) a piccoli spettacoli teatrali, a soli diciotto anni Oskar Werner fu scritturato al Burgtheater di Vienna e, in seguito a questo suo nuovo incarico, aveva la possibilità, di quando in quando, di prendersi dei permessi, nel momento in cui doveva partecipare alla messa in scena di qualche opera teatrale. Tale odiato servizio militare, tuttavia, durò ugualmente ben poco, dal momento in cui Werner, nel 1945, disertò, scappando a Baden – nella Wienerwald – accompagnato da Elisabeth Kallina, con la quale a quel tempo era sposato, insieme alla loro figlioletta Eleonore.

Il teatro, dunque, fu il suo primo, grande amore. Eppure, ben presto, fu anche il mondo del cinema a notare il suo straordinario e precoce talento. Non passarono molti anni, infatti, prima del suo primo, importante ruolo nell’ambito di una produzione dal respiro internazionale. Stiamo parlando del film La Casa dell’Angelo, diretto da Karl Hartl nel 1949, nonché trasposizione cinematografica del fortunato romanzo La Melodia di Vienna, scritto nel 1946 da Ernst Lothar. Il successo fu immediato e Oskar Werner, sebbene aveva sempre preferito il palcoscenico ai set cinematografici, fu immediatamente chiamato per altri importanti lungometraggi: da Eroica (diretto da Walter Kolm-Veltée nel 1949) a I Dannati di Anatole Litvak (1952), da L’ultimo Atto (realizzato nel 1955 da Georg Wilhelm Pabst) a Spionage, di Franz Antel (1955), senza dimenticare prodotti come Mozart (per la regia dello stesso Hartl, nel 1955) e Lola Montès (diretto da Max Ophüls nel 1955).

Una carriera cinematografica più che mai prolifica, dunque, per numerose collaborazioni parallele sempre con il Burgtheater e con il Theater in der Josefstadt. Il tutto lasciava ben poco tempo libero a Werner, il quale, tuttavia, era sempre stato attratto dalla vita tranquilla della campagna, al punto da comprare un piccolo terreno a Triesen, nel Liechtenstein, dove costruì la sua amata residenza soprannominata Teixlburg. Da cosa questo singolare nome? Semplice: Teixl – che in dialetto viennese significa “diavolo” – era il soprannome che lui stesso si dava e con il quale veniva affettuosamente chiamato dagli amici più stretti. Un soprannome che, di fatto, ben rappresentava la sua verace personalità.

Non passarono molti anni fino al momento in cui anche all’estero registi e produttori si interessarono a lui. E se dopo la fine di un contratto che prevedeva la collaborazione tra lui e il produttore statunitense Darryl F. Zanuck fu sciolto, prima di ogni qualsivoglia collaborazione, da entrambe le parti contraenti, ben presto fu proprio il regista François Truffaut a notarlo e a scritturarlo per quello che sarebbe diventato un vero e proprio cult della cinematografia nouvellevaguista e mondiale: Jules e Jim, realizzato nel 1962. Tra Oskar Werner e François Truffaut nacque subito una forte amicizia, tristemente interrotta solo quattro anni più tardi, quando i due collaborarono nuovamente per la realizzazione di Fahrenheit 451 – trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Ray Bradbury. Considerato il film più problematico di Truffaut, durante la sua lavorazione, i due ebbero modo di scontrarsi spesso, dal momento che Werner – che nel film ha impersonato il ruolo di Montag, incaricato di bruciare i libri – aveva una visione del proprio ruolo completamente diversa da quella che aveva Truffaut, al punto da non ascoltarlo nemmeno, quando gli venivano date indicazioni sul set. Da quel momento in avanti, i rapporti tra i due vennero troncati per sempre.

In seguito al successo dei suoi film girati in Francia, Oskar Werner fu chiamato, finalmente, anche a Hollywood. La sua carriera nell’abito delle produzioni d’oltreoceano, tuttavia, non fu felice come inizialmente sperato, fatta eccezione per pellicole come La Nave dei Folli (diretto nel 1965 da Stanley Kramer), con cui ottenne la sua prima candidatura ai premi Oscar, e La Spia che venne dal freddo (realizzato nel 1965 da Martin Ritt), grazie a cui vinse il Golden Globe come Miglior Attore Non Protagonista. Era in cantiere anche una collaborazione addirittura con Stanley Kubrick, per un film mai realizzato, incentrato sulla vita di Napoleone Bonaparte. La cosa, tuttavia, non andò mai in porto.

Tornato in Austria, Oskar Werner continuò a lavorare principalmente per il teatro, organizzando anche letture all’interno dell’ex campo di concentramento di Mauthausen. I suoi ultimi anni, tuttavia, non furono tra i più felici della sua vita: tornato a vivere a Vienna, con un appartamento nell’ottavo distretto, furono sempre più frequenti drammatici episodi di depressione, probabilmente accentuati anche a causa dei suoi problemi di alcolismo. La carriera di questo grande artista, così, fu stroncata improvvisamente il 23 ottobre 1984, nella sua camera d’albergo, mentre si trovava in tournée a Marburg, in Germania. Il caso vuole, tra l’altro, che Werner sia morto appena due giorni dopo il suo amico di un tempo, François Truffaut (che, a sua volta, aveva ricordato l’attore nel film La Camera verde, del 1978, inserendo una sua foto insieme alle numerose altre fotografie raffiguranti le persone care al protagonista che erano passate a miglior vita).

Una carriera lunga e prolifica, dunque, per una vita sin troppo breve. Eppure, in Austria come nel mondo intero, nessuno dimenticherà mai un personaggio come Oskar Werner. Proprio come sta a testimoniare, a Vienna, la piazza intitolata a suo nome a pochi isolati di distanza dalla sua casa natale.

Info: la scheda di Oskar Werner su Imdb