IL CINEMA D’ANIMAZIONE AUSTRIACO – L’ARTE INVISIBILE

Se pensiamo al cinema d’animazione austriaco, particolarmente significativa è la dichiarazione dell’artista Stefan Stratil “ L’Austria è una nazione di film d’animazione senza film d’animazione”. In poche parole: tra tutti i possibili generi cinematografici, quello d’animazione risulta, al giorno d’oggi, in Austria, il meno trattato. Almeno all’apparenza.

Dal classico e allo sperimentale

Se in pochi ricorderanno l’immagine di un arzillo vecchietto – il quale rispondeva al nome di Heinz Hanus, uno dei pionieri del cinema austriaco – intento a ricordare, nostalgico, i tempi in cui sulla Marchfeldstrasse, nel ventesimo distretto di Vienna, sorgeva la sede dell’Astoria film, una delle prima case di produzione cinematografiche austriache, sono ancor meno a ricordare proprio la suddetta casa di produzione. Attiva dal 1918 al 1923, l’Astoria Film – ricordata da Hanus nel documentario Heinz Hanus, diretto nel 1969 da Helmut Pfandler – si distingueva, di fatto, dal resto delle major austriache del tempo, in quanto si occupava anche di cinema di animazione. E se, al giorno d’oggi, il cinema d’animazione austriaco è considerato assai debole e carente di validi prodotti, sin dalle origini del cinema, in realtà, è stata prestata grande attenzione a tale ambito.

A militare nell’Astoria film, dunque, oltre allo stesso Heinz Hanus, c’era anche suo fratello Emmerich, i suoi fondatori – Hans Otto Löwenstein e Leo Fuchs – il caricaturista Ladislaus Tusyński e il disegnatore Peter Eng. Particolarmente prolifica, tale casa di produzione era solita giocare mixando disegni a scene in live action, per la produzione di pellicole d’animazione come Zwerg Nase (diretto nel 1921 da Heinz Hanus e Ladislaus Tusyński), Das Weib des Irren (realizzato dagli stessi sempre nel 1921), Gevatter Tod (per la regia di Hanus, del 1922) e, infine, Amaranta e Jagd nach dem Kopf (entrambi diretti da Tusyński, entrambi del 1922).

Ma qual è stato il destino del cinema d’animazione austriaco, dopo che l’Astoria Film ha dovuto tristemente e inevitabilmente chiudere i battenti?

L’Austria, di fatto, è stata a suo tempo definita dall’artista Stefan Stratil “una nazione di film d’animazione senza film d’animazione”. Cosa vuol dire, tuttavia, tale concetto? In poche parole: tra tutti i possibili generi cinematografici, quello d’animazione risulta, al giorno d’oggi, in Austria, il meno trattato, malgrado la pregressa produzione di interessanti pellicole in merito. Almeno all’apparenza.

Fatta eccezione, infatti, per una piccola casa di produzione come la Cinecartoon (la quale ha prodotto svariate serie d’animazione pensate esclusivamente per un pubblico di bambini), non vi sono, al giorno d’oggi, particolari case specializzate nel cinema d’animazione, atte a formare un sufficiente numero di disegnatori. Di conseguenza, il cinema d’animazione austriaco è, spesso e volentieri, il grande assente nell’ambito di festival cinematografici dedicati, come possono essere quello di Annecy, quello di Zagabria o quello di Hiroshima.

Le cose, tuttavia, cambiano significativamente, se si fa riferimento al cinema d’animazione meno convenzionale, ossia al cinema d’animazione sperimentale. In questo ambito, l’Austria, di fatto, può vantare una tradizione pluridecennale. Se, infatti, cineasti del calibro di Kurt Kren e di Peter Kubelka già dai primi anni Cinquanta si sono divertiti a inserire, all’interno delle loro creazioni, interessanti inserti d’animazione realizzati mediante la tecnica della stop motion – con il loro culmine nel cosiddetto radicalismo formale del cortometraggio Arnulf Rainer, diretto da Kubelka nel 1960 – particolarmente degna di nota, nell’ambito del cinema d’animazione austriaco, è la pittrice Maria Lassnig, la quale, negli anni Settanta, a New York, ha addirittura fondato una piccola casa di produzione atta a realizzare film d’animazione altamente sperimentali, mediante l’utilizzo dei suoi stessi dipinti.

A partire, dunque, da questi interessanti esperimenti pionieristici, è nata ben presto un’intera generazione di registi e artisti solita produrre film realizzati generalmente a basso budget, il più delle volte prodotti dalla ASIFA, per una distribuzione, nell’ambito di festival internazionali, a cura della Sixpackfilm. Se, a tutto ciò, aggiungiamo la nascita della piccola casa di produzione Amour Fou – solitamente particolarmente aperta alla scoperta di nuovi linguaggi in ambito cinematografico – ecco che, finalmente, il cinema d’animazione austriaco sembra ritagliarsi un suo – seppur ristrettissimo – spazio all’interno del panorama cinematografico mondiale.

È questo, di fatto, un settore assai ricco di spunti e fortemente variegato, in cui a fare da padroni di casa sono – oltre agli importanti nomi sopracitati – cineasti del calibro di Mara Mattuschka (Kugelkopf, 1985), Bady Minck (Der Mensch mit den modernen Nerven, 1988), Nana Swiczinsky (Wieder Holung, 1997), Stefan Stratil (I’m a Star, 2002), Peter Tscherkassky (Outer Space, 1999) e Virgil Widrich (Copy Shop, 2001). In poche parole, un grande fermento per un’interessante e frequente commistione di opere austriache con produzioni estere.

Eppure, nonostante tutto, il presente continua a essere un settore particolarmente élitario. Se, infatti, il cinema d’animazione austriaco vanta, oggi come oggi, numerosi e interessanti prodotti, il tutto continua a essere relegato quasi esclusivamente a occasioni come i festival cinematografici o le mostre temporanee. Il presente settore, dunque, appare ancora oggi quasi invisibile ai più. Peccato. Basterebbe, infatti, solo un pizzico di curiosità per scoprire quanto, in realtà, esso sia, ai giorni nostri, estremamente vivo e pulsante.

Info: il sito ufficiale dell’ASIFA; il sito ufficiale di Kurt Kren; il sito ufficiale di Maria Lassnig; il sito ufficiale della Amour Fou Film
In foto: fotogramma tratto da “Arnulf Rainer” (Peter Kubelka, 1960)