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HELMUT BERGER – LA CADUTA DI UN DIO

Su Helmut Berger, nel corso degli anni, è stato detto davvero tanto. Non si possono non ricordare, a tal proposito, le parole del regista Billy Wilder (suo connazionale):”È curioso che il più grande attore italiano sia un austriaco”, o di Paul Morrissey:”A parte Helmut Berger, non ci sono più belle donne”. Ma chi è, di fatto, Helmut Berger?

Bellezza, intelligenza, fragilità.

Mostra d’Arte cinematografica di Venezia. Estate 2015. In anteprima mondiale per il pubblico lidense viene proiettato il documentario Helmut Berger, Actor, per la regia dell’austriaco Andreas Horvath. Nel presente documentario ci viene mostrato un Helmut Berger in declino, dedito all’alcool e lasciatosi ormai andare da diversi anni. Un ritratto, seppur fedele alla realtà, non troppo lusinghiero, se si pensa a quanto, in passato, è stato grande l’attore di Bad Ischl, diventato una vera e propria “musa”, nonché compagno di vita fino alla fine, del grande Luchino Visconti.

Ma chi è, di fatto, Helmut Berger? Su di lui, nel corso degli anni, è stato detto davvero tanto. Non si possono non ricordare, a tal proposito, le parole del regista Billy Wilder (suo connazionale):”È curioso che il più grande attore italiano sia un austriaco”, o di Paul Morrissey:”A parte Helmut Berger, non ci sono più belle donne”.

La storia di quest’uomo è simile a un vero e proprio romanzo e per ripercorrerla tutta, al fine di conoscere meglio dal vivo il grande attore austriaco, bisogna fare qualche passo indietro nel tempo. Per l’esattezza, dobbiamo tornare con la mente al 1944, quando, il 29 maggio, Helmut Berger nasceva a Bad Ischl da una famiglia di albergatori, di cui, da ragazzo, tentò di seguire inizialmente le orme, per poi trasferirsi in quel di Londra – all’età di diciotto anni – e iniziare una carriera come modello, prendendo, allo stesso tempo, lezioni di recitazione. Non trascorsero molti anni fino al suo trasferimento in Italia. È qui che, inizialmente, ha iniziato a frequentare l’Università per Stranieri di Perugia, per poi trasferirsi, dopo poco tempo, a Roma, al fine di iniziare a muovere i primi passi nel mondo del cinema.

Un anno di svolta per la vita dell’attore austriaco è, dunque, il 1964, quando, sul set di Vaghe Stelle dell’Orsa, fa la conoscenza di quella che è stata probabilmente la persona più importante della sua vita: Luchino Visconti. Helmut Berger, in quel periodo, ha solo vent’anni ed è nel pieno del suo fascino e il regista italiano è stato sin da subito affascinato da lui. Ha inizio, così, una lunga collaborazione artistica, oltre a un’appassionata relazione sentimentale.

Da quel momento in avanti, la carriera di Berger è stata tutta in salita: nel 1967 il primo ruolo cinematografico nel film Le Streghe (diretto dallo stesso Visconti), nel 1968 è per la prima volta protagonista in I giovani Tigri di Antonio Leonviola, per poi giungere, finalmente, al capolavoro La Caduta degli Dei, sempre di Visconti, del 1969. Da questo momento in avanti, Berger è tra gli attori maggiormente richiesti (in Italia e all’estero). E se, sempre con Visconti, avrà modo di prendere parte a lungometraggi del calibro di Ludwig (realizzato nel 1973 e con coprotagonista la sua connazionale Romy Schneider, nuovamente nel ruolo di Elisabetta d’Austria) e Gruppo di Famiglia in un Interno (1974), non si faranno attendere ruoli in film di altrettanti importanti cineasti dell’epoca, quali Vittorio De Sica (con Il Giardino dei Finzi-Contini, del 1970), Tinto Brass (con Salon Kitty, del 1975) e il regista inglese Joseph Losey, il quale lo ha diretto nel 1976 in Una romantica Donna inglese.

Fatalità ha voluto che proprio il 1976 è stato un anno di svolta per Helmut Berger. In questo anno, infatti, è venuto a mancare proprio Luchino Visconti, suo inseparabile compagno di vita. Da questo momento in poi è iniziato per l’attore austriaco il suo periodo più buio, dal quale, forse, non si è mai davvero del tutto ripreso. In seguito alla scomparse del regista, Berger si è definito “vedovo a soli trentadue anni” e, ancora oggi, dopo svariate relazioni sentimentali e due matrimoni, continua ad affermare che Luchino Visconti è stato il più grande amore della sua vita.

Dalla morte del suo compagno in poi, è accaduto davvero di tutto nella vita di Helmut Berger: da un fallito tentativo di suicidio tramite i barbiturici nel 1977, all’incendio accidentale della sua abitazione, dalla necessità di tornare in Austria a vivere con la madre anziana (deceduta nel 2009) a causa di una pensione di soli duecento euro pagatagli dallo stato italiano, fino matrimonio del tutto sbagliato con la scrittrice Francesca Guidato, dalla quale, pur essendo separato da anni, non ha mai, di fatto, divorziato e la quale – in seguito alle nozze di Berger con il compagno Florian Weiss nel 2015 – lo ha accusato di bigamia.

In poche parole, è come se, dalla morte di Visconti, anche lo stesso Berger abbia perso linfa vitale. A poco sono servite, dunque, le sempre più sporadiche partecipazioni a pellicole di un certo calibro (quali, ad esempio, Fantomas, di Claude Chabrol, del 1980, e Il Padrino III di Francis Ford Coppola, realizzato nel 1990). La vita di Helmut Berger, da un certo punto in avanti, è stata costantemente costellata da abusi di alcool ed eccessi di ogni genere.

Eppure, riflettendo su ciò che è stata – e che è – l’esistenza di questo importante interprete austriaco, non si può non notare come in molti, facendo riferimento a lui e al suo essere invecchiato molto male, evitino di scavare nel suo stesso intimo. L’Helmut Berger che, oggi, ci viene raccontato da articoli di giornale e documentari è un Helmut Berger rovinato dai suoi stessi eccessi. Nessuno, tuttavia, sembra voler notare l’eccessiva fragilità e la grande vulnerabilità che lo hanno portato, pian piano, a mandare quasi a rotoli la propria vita. Eppure, a ben guardare, questo tanto amato attore è dotato di un’intelligenza, di un sarcasmo e di una sincerità fuori dal comune. Proprio come stanno a evincere le sue numerose interviste. Un talento prigioniero di costanti stereotipi e – non per ultima – della sua straordinaria bellezza (per molti anni è stato considerato l’uomo più bello del mondo), che, tuttavia, non ha saputo resistere di fronte alle avversità della vita, oltre alla spietatezza di un mondo come quello del cinema. Un mondo che lo ha reso grande e che, pian piano, ha assistito progressivamente alla sua caduta. “La caduta di un dio”.

Info: la scheda di Helmut Berger su Imdb