untitled-viaggio-senza-fine-2017-glawogger-willi-recensione

UNTITLED – VIAGGIO SENZA FINE

      Nessun commento su UNTITLED – VIAGGIO SENZA FINE

di Michael Glawogger e Monika WIlli

voto: 8

Michael Glawogger, nel realizzare Untitled – Viaggio senza Fine, suo lavoro postumo, è partito, insieme al suo storico gruppo di collaboratori, per un viaggio in tutto il mondo – e, apparentemente, senza meta definitiva alcuna – al fine di registrare la realtà così com’è, senza filtro alcuno, documentando la distruzione e la rinascita, il degrado di determinate situazioni in tutto il mondo e, al contempo, la grande forza insita negli esseri umani di risollevarsi, di risorgere dalle ceneri, di trovare un nuovo scopo di vita, una nuova linfa vitale.

L’ultimo viaggio

Capita che, durante le riprese di un prodotto cinematografico, i registi muoiano. Capita e, da quel momento in poi, il destino del suddetto prodotto, è quanto di più incerto ci sia. Ad esempio, ha dovuto aspettare più di tre anni, dopo la scomparsa prematura del proprio autore, a vedere la luce Untitled – Viaggio senza Fine, documentario postumo di Michael Glawogger, deceduto in Liberia – dopo essersi ammalato di malaria – proprio mentre era intento nelle riprese del presente lavoro. A volere fortemente il suo definitivo compimento, la storica montatrice Monika Willi (insieme al direttore della fotografia Attila Boa), la quale ha dato forma al copioso materiale girato nel 2014, anno in cui Glawogger è partito, insieme al suo storico gruppo di collaboratori, per un viaggio in tutto il mondo – e, apparentemente, senza meta definitiva alcuna – al fine di registrare la realtà così com’è, senza filtro alcuno, documentando la distruzione e la rinascita, il degrado di determinate situazioni in tutto il mondo e, al contempo, la grande forza insita negli esseri umani di risollevarsi, di risorgere dalle ceneri, di trovare un nuovo scopo di vita, una nuova linfa vitale.

Particolarmente pregno di significato si fa, dunque, lo stesso titolo: Untitled – Viaggio senza Fine. Perfettamente in linea con il resto della sua filmografia, Glawogger è voluto, nel nostro caso, diventare un tutt’uno con la realtà, “limitandosi” a filmare ciò che gli si parava davanti agli occhi e facendo sì che fosse la realtà stessa a fornire e a fornirgli una (non) definitiva chiave di lettura.

Al via, dunque, un lungo, lunghissimo – ma mai lungo quanto inizialmente auspicato – viaggio iniziato proprio in Italia, tra le rovine del paesino di Apice Vecchia, nel beneventano, distrutto dal terremoto del 1980. Pochi minuti dopo, ci troviamo in Mauritania, poi in Senegal, per poi spostarci in men che non si dica all’interno di isolati cimiteri, su di una spiaggia dove ragazzi con una gamba sola superano prepotentemente la loro disabilità giocando a calcio, in lussuosi hotel simbolo di sogni e di irrealtà e – perché no? – a correre di notte su di uno skateboard, per corse senza fiato che tanto stanno a ricordarci il cinema urlato di Sion Sono.

Un lavoro non facile, dunque, è toccato a Monika Willi, nel tentare di mantenere vivo e pulsante lo sguardo del defunto Glawogger. Nel mettere insieme le numerose immagini a disposizione – per un raffinato lavoro dalla struttura rigorosamente ellittica – la montatrice ha deciso di inserire, di quando in quando, una voce fuori campo (nella versione italiana doppiata dalla cantante Nada), insieme alle musiche di Wolfgang Mitterer. E tale operazione può dirsi definitivamente riuscita. Chi meglio di lei, dunque, poteva conoscere le intenzioni di Michael Glawogger? Chi avrebbe saputo rendere al meglio quei toni di denuncia – tipici del cinema del documentarista di Graz – unitamente al senso di sconforto e di desolazione che, trovando, di quando in quando, rifugio nei sogni, finisce per tramutarsi in una flebile ma pur sempre viva speranza?

È stata una grave perdita per il cinema austriaco – e, più in generale, per il cinema di tutto il mondo – quella di Michael Glawogger. Un nome, il suo, che, proprio per la linea adottata, è stato spesso associato a quello del documentarista, suo connazionale, Nikolaus Geyrhalter. Se, tuttavia, quest’ultimo, all’interno dei suoi pregiati lavori, nel suo essere altrettanto critico, ci appare molto più disilluso, nel presente Untitled – Viaggio senza Fine, tale disillusione sembra non trovare terreno fertile. E, forse, è proprio questo il più prezioso regalo che il regista – come se, quasi, avesse in qualche modo previsto la sua imminente dipartita – ha voluto farci. Ed ecco che, improvvisamente, la sua stessa morte ci appare quasi come il preludio di una rinascita, come il raggiungimento di una sorta di “livello superiore”. Proprio come quei ragazzi che, in seguito alla disgrazia che li ha resi disabili, giocano a calcio vitali e gioiosi sotto il sole, in barba al loro triste destino.

Una storia, la presente, che, proprio come lo stesso progetto, sembra non avere una fine. O meglio, una storia, la cui fine non è affatto prevedibile. Una storia a cui, pertanto, non si può dare un nome. Una storia destinata, dunque, a restare per sempre senza titolo. Untitled.

Titolo originale: Untitled
Regia: Michael Glawogger, Monika WIlli
Paese/anno: Austria / 2017
Durata: 105’
Genere: documentario
Sceneggiatura: Michael Glawogger, Monika Willi
Fotografia: Attila Boa
Produzione: Lotus Film
Distribuzione: ZaLab
Data di uscita: 19/04/2018

Info: la scheda di Untitled – Viaggio senza Fine su Imdb; il sito personale di Michael Glawogger