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BREATHING

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di Karl Markovics

voto: 7.5

Come lo stesso titolo sta a suggerire, in Breathing, opera prima di Karl Markovics, l’aria è, dopo l’acqua, il secondo elemento centrale all’interno del presente lavoro. Costretto in un mondo poco consono alla sua età e che non sembra affatto appartenergli, Roman si sente soffocare e, pur non avendo le branchie, paradossalmente è proprio sott’acqua che riesce a respirare davvero, trovando una propria, insolita dimensione.

Aria e acqua. Vita e morte.

Imparare ad amare la vita attraverso la morte. Un contrasto, questo, molto potente e assolutamente non facile da mettere in scena, soprattutto se si pensa che proprio chi vuol metterlo in scena è, qui, alla sua opera prima da regista. Eppure, nel momento in cui si riesce a trovare una giusta chiave, possono venirne fuori cose molto, ma molto interessanti. Il film in questione è Breathing (titolo originale: Atmen), opera prima, realizzata nel 2011, dell’attore austriaco Karl Markovics, noto al grande pubblico per aver preso parte alle prime due stagioni de Il Commissario Rex, e al lungometraggio, vincitore dell’Oscar al Miglior Film Straniero, Il Falsario – Operazione Bernhardt, diretto da Stefan Ruzowitzky nel 2007.

Se, dunque, da diversi anni ormai, l’Austria si è specializzata nel non facile genere del coming-of-age, Breathing si colloca perfettamente all’interno di tale genere, grazie alla storia di Roman Kogler (impersonato da un ottimo Thomas Schubert), un ragazzo di diciannove anni, che, dopo aver trascorso l’infanzia in orfanotrofio essendo stato abbandonato da sua madre, sta scontando una pena in riformatorio, avendo ucciso accidentalmente un coetaneo. Al fine di reinserirsi nella società, dunque, il ragazzo dovrà trovarsi un lavoro. A tal proposito, una lunga esperienza all’interno di un’agenzia di pompe funebri, potrà, forse, aiutarlo a capire il reale valore della vita.

Un lavoro, il presente, che, dunque, si basa sul forte contrasto tra la vita e la morte, sulla voglia di essere ancora bambino e la necessità di diventare adulto prima del tempo. Sulla vita grigia e monotona della periferia che si contrappone ai ritmi frenetici di una capitale come Vienna. E sono proprio questi forti contrasti a far sì che l’intero lungometraggio funzioni, riuscendo a colpire nel segno e a far male come raramente un’opera prima è in grado di fare.

Karl Markovics, dal canto suo, malgrado un’esperienza praticamente nulla dietro la macchina da presa, ha dimostrato non poca padronanza del mezzo, sapendo premere i tasti giusti nel mostrarci sia la freddezza e la crudezza della morte, unitamente ai contrasti interiori del giovane protagonista, così prematuramente “indipendente”, quanto, nel profondo, ancora bisognoso di una figura che possa prendersi cura di lui. È con fare tarkovskiano, dunque, che viene qui adoperato l’elemento dell’acqua, sia esso situato all’interno di una piscina in cui tuffarsi, sia esso mostrato in un documentario televisivo. L’acqua che regala la vita, ma che, in men che non si dica, può strapparla via è, per il giovane Roman, una sorta di rifugio, un vero e proprio surrogato della placenta materna che, tuttavia, mai riuscirà a svolgere appieno tale funzione. O forse no?

Come lo stesso titolo sta a suggerire (Breathing, tradotto letteralmente: respiro), l’aria è, dopo l’acqua, il secondo elemento centrale all’interno del presente lavoro. Costretto in un mondo poco consono alla sua età e che non sembra affatto appartenergli, Roman si sente soffocare. Proprio come il casco di protezione che è costretto a indossare a lavoro durante la scena iniziale. E, pur non avendo le branchie, paradossalmente è proprio sott’acqua che riesce a respirare davvero, trovando una propria, insolita dimensione.

Anche se, com’è facilmente prevedibile, la regia di Markovics risulta, a tratti, alquanto acerba (in particolare per quanto riguarda il suo soffermarsi in modo eccessivamente enfatico su oggetti e piccoli dettagli), dall’altro lato è una grande sensibilità, insieme a una particolare attenzione nel caratterizzare ogni singolo personaggio (compresi i morti) a fare del presente Breathing un prodotto che difficilmente passa inosservato. E se, dunque, sin da subito ci si affeziona a questo ragazzo dalla vita sì travagliata, di ancor più forte impatto emotivo sono le scene in cui vediamo la composizione del corpo di un’anziana signora deceduta in casa, così come il dolore di una donna nell’assistere alla morte prematura del proprio compagno in seguito a un incidente avvenuto nei pressi del Prater.

Momenti, questi, che faranno – al termine di questo singolare romanzo di formazione – dell’adolescente Roman un giovane adulto coraggioso e responsabile. Talmente sicuro di sé da riuscire a guardare finalmente in faccia il suo passato e persino da trovare chi sappia insegnargli a fare il nodo alla cravatta.

Titolo originale: Atmen
Regia: Karl Markovics
Paese/anno: Austria / 2011
Durata: 94’
Genere: drammatico, coming-of-age
Cast: Thomas Schubert, Karin Lischka, Georg Friedrich, Gerhard LIebmann, Stefan Matousch, Luna Zimic Mijovic, Georg Veitl, Klaus Rott
Sceneggiatura: Karl Markovics
Fotografia: Martin Gschlacht
Produzione: Epo-Film Produktionsgesellschaft

Info: la scheda di Breathing sul sito dell’Österreichische Filminstitut